sabato 5 febbraio 2022

Achtung, binational babies: “scappa in Germania con il figlio … denuncia alla polizia…”

 



Quante volte leggiamo titoli di questo tipo che rimandano ad articoli nei quali si narrano le vicende di genitori italiani la cui compagna/o se ne è andata/o in Germania portando con sé la prole. Si tratta di vicende che sono la premessa a drammi ben più gravi di quelli già tremendi della sottrazione internazionale, perché la Germania tutela così tanto i propri concittadini da arrivare a privare sistematicamente i bambini binazionali della loro identità italiana. In altre parole il genitore italiano – e con lui tutta la sua famiglia - è destinato a perdere ogni contatto con il proprio figlio che dunque finirà per non parlare più neppure la lingua italiana. Peggio ancora, al bambino verrà trasmesso un senso di sospetto e quasi di disprezzo per quel paese e quella cultura che dovrebbero essere invece amati proprio perché parte integrante del proprio essere.

Ma perché la denuncia alla polizia o ai carabinieri non serve a riportare a casa il bambino e può addirittura essere negativa? Senza entrare in disquisizioni troppo tecniche e giuridiche, basterà ricordare che la denuncia, e dunque il correlato procedimento penale, viene fatta nei confronti dell’altro genitore e dell’illecito commesso, ma non è finalizzata al rimpatrio del bambino. Ed ecco l’errore ulteriore: la legge tedesca non prevede l’estradizione del cittadino tedesco che dichiari di non voler essere estradato! A che pro dunque la denuncia e la successiva richiesta di estradizione se inevitabilmente non produrrà che un diniego? Dovremmo sicuramente chiedere a chi ha firmato a nome del popolo italiano gli accordi sul mandato d’arresto europeo perché lo ha fatto, dato che manca completamente la reciprocità, il cittadino tedesco non viene estradato, quello italiano sì. Ma torniamo al caso concreto. Per il rimpatrio del bambino bisognerà attivare il procedimento civile in Convenzione Aia, o meglio, per i paesi europei, la richiesta di rimpatrio in base al regolamento 2201/2003, al quale hanno aderito sia l’Italia che la Germania. Purtroppo non tutti gli avvocati hanno dimestichezza con questo strumento, ma soprattutto pochissimi sanno come in generale si svolgono le udienze in Germania e in particolare in questo genere di procedimenti. Anche a chi ha contatti con un collega in Germania sarebbe meglio chiedere quanti bambini ha concretamente riportato in Italia.

A questo proposito, permettetemi di ricordare che, stando alle statistiche ufficiali del Ministero, l’Italia è ai primi posti tra i paesi che inviano i bambini all’estero e tra gli ultimi per bambini riportati in Italia. Tutto ciò al netto del fatto che solo una piccola parte dei casi di sottrazione viene comunicata e registrata dal Ministero. Nei casi che per la statistica si sono conclusi positivamente con un accordo tra le parti è successo in realtà quanto segue. Quando la richiesta di rimpatrio giunge in Germania e il giudice tedesco che deve decidere se rimpatriare il bambino si rende conto che il piccolo – secondo leggi e regolamenti - dovrebbe senz’altro tornare in Italia, si mette allora in moto in maniera più o meno conscia il meccanismo di tutela degli interessi tedeschi e del Kindeswohl, il bene del bambino inteso come sua completa germanizzazione. Tutto il sistema spingerà per una mediazione ed un conseguente accordo. In tale sistema sono inclusi: giudice, Jugendamt, controllore del procedimento (Verfahrensbeistand, falsamente tradotto come avvocato del bambino), avvocati ed eventuale organizzazione di mediazione internazionale. L’accordo prevedrà una autorizzazione al genitore tedesco a rimanere in Germania con il figlio e ampie visite per il genitore italiano. In questo modo la sottrazione viene derubricata e chiusa. Dopo sei mesi la competenza passa ufficialmente al giudice tedesco che, su richiesta del genitore tedesco e con un nuovo procedimento, cancellerà ogni accordo precedente e soprattutto ogni contatto tra il bambino e il suo genitore italiano. Così si concludono moltissimi dei “casi risolti” riportati nelle statistiche ufficiali dei nostri ministeri.

 

 

Dott.ssa Marinella Colombo

Membro della European Press Federation
Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus - Roma
Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) - Svizzera
Membro dell’Associazione Enfants Otages - Francia

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