venerdì 4 settembre 2015

Vademecum - Lo Jugendamt e i bambini

Indicazioni essenziali sulle caratteristiche del sistema tedesco in materia familiare. 




In Germania opera un ente potentissimo, lo JUGENDAMT[1], che spesso viene confuso con i servizi sociali, invece il suo ruolo è molto più esteso, le sue possibilità decisionali e di intervento innumerevoli e le sue finalità diverse da quelle che dovrebbe perseguire un servizio sociale.
Il suo compito ufficiale è quello di occuparsi della tutela dei bambini, dove però il concetto di tutela è molto diverso da quello inteso nei restanti paesi dell’Unione, come illustrato più sotto.
Lo Jugendamt lavora in stretta collaborazione con le forze di polizia e con i tribunali, raccogliendo informazioni sui bambini anche attraverso la scuola, il pediatra ed ogni altro tipo di istituzione tedesca. Se ritiene che in uno degli ambiti relativi alla crescita del bambino ci sia una mancanza da parte dei genitori interviene, arrivando a chiedere al tribunale di emettere un decreto che limita il diritto di affido dei genitori sul figlio.

Il frazionamento del diritto di affido sui figli
In Germania infatti il diritto di affido si divide in due grandi categorie (la cura della persona e la cura del patrimonio), divise a loro volta in sottocategorie (il diritto a decidere il luogo di residenza, quello relativo alla scuola e all’istruzione, quello di decidere nell’ambito sanitario, quello a decidere il cognome del bambino, ecc....). Pertanto i genitori che, per esempio, non sottopongono i bambini ai regolari controlli pediatrici, così come previsti dalla normativa tedesca, rischiano di vedersi sottrarre una parte del loro diritto di affido sui propri figli, quello appunto relativo alle cure sanitarie (Gesundheitsfürsorge). I genitori che non seguono attivamente i bambini nel loro percorso scolastico, o non sono in grado di farlo, perché nonostante la permanenza in Germania non padroneggiano la lingua tedesca, rischiano di vedersi togliere la parte di affido relativa all’educazione. Anche permettere al bambino di non presenziare alle controverse lezioni di educazione sessuale, può portare alla perdita dell’affido. In Germania infatti la frequentazione della scuola è obbligatoria, diversamente dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione nei quali vige l’obbligo di istruzione, ma non di frequenza scolastica. Se dunque negli altri paesi è prevista la possibilità di educare i propri figli a casa (scuola parentale o homeschooling) e con insegnati privati, con esame alla fine di ogni anno scolastico, questo è reato in Germania, punibile appunto con la perdita dell’affido e fin anche con la prigione. Sono di grande attualità le manifestazioni tenute da diverse associazioni cattoliche tedesche che richiedono la possibilità di non far partecipare i propri figli alla lezioni di educazione sessuale che definiscono essere a sfondo pornografico e sicuramente contro l’etica e la morale. Già più di un genitore è stato arrestato o gli è stato tolto l’affido per le assenze dei figli.

Le separazioni nei tribunali familiari tedeschi
In caso di separazione dei genitori, l’intervento dello Jugendamt è ancora più massiccio. Lo Jugendamt partecipa d’ufficio a tutti i procedimenti nei quali è coinvolto un minore e non lo fa come consulente del giudice, ma come parte in causa, quindi allo stesso titolo dei genitori, anche se questi sono in pieno possesso dei loro diritti sul figlio. In altre parole, in Germania i bambini hanno tre genitori. Il giudice non può esimersi, è obbligato a coinvolgere lo Jugendamt ed a chiedergli il suo parere (§ 162 Legge sui procedimenti familiari di volontaria giurisdizione, FamFG e § 50 Libro VIII del Codice sociale tedesco, SGB, Buch VIII).
Il parere dello Jugendamt è vincolante per il giudice: se infatti quest’ultimo dovesse decidere in modo diverso da quanto “consiglia” lo Jugendamt, questo ente può fargli causa e appellare la decisione. La legge riconosce espressamente allo Jugendamt il diritto di fare appello delle decisioni che non condivide (Gegen die Beschlüsse steht dem Jugendamt ein eigenes Beschwerderecht zu), attribuendogli così implicitamente anche la funzione di controllo sui giudici.

Il Verfahrensbeistand
Nei procedimenti familiari tedeschi è presente anche un’altra figura giuridica, il Verfahrensbeistand, il cui nome viene generalmente erroneamente tradotto con “curatore”, oppure “avvocato del bambino”, proprio perché questa figura giuridica non esiste nell’ordinamento italiano. In Italia, il curatore viene nominato e prende parte al procedimento nel caso in cui i genitori abbiano perso l’affido sul minore, in Germania invece esso viene nominato anche se i genitori hanno tutti i diritti sul figlio, per questo parliamo di traduzione errata. Anche l’altra traduzione, “avvocato del bambino” è fuorviante perché se il minore, ormai ragazzino, chiede di scegliere autonomamente il suo avvocato, non può farlo. In pratica il Verfahrensbeistand è un’altra figura statale, nominata dal tribunale, che in genere lavora in accordo con lo Jugendamt e sostiene le stesse tesi che in questo caso verranno però considerate espressione della volontà del minore.



I figli naturali
Una realtà molto diversa da quella italiana, è quella delle coppie di fatto. In Germania la madre non sposata detiene la responsabilità genitoriale (o potestà) esclusiva, anche se il padre ha riconosciuto il bambino e gli ha dato il suo cognome. Riconoscere il proprio figlio, per un padre non sposato significa riconoscere soltanto di dover pagare gli alimenti per il bambino in caso di separazione. La madre, detenendo la responsabilità genitoriale (o potestà) esclusiva, può prendere autonomamente qualsiasi decisione relativa al bambino, può traslocare, può scegliere la scuola, può decidere se mantenere o meno il contatto padre-figlio, può cambiare il cognome del bambino e può disporre liberamente di eventuali libretti di risparmio o conti aperti a nome del minore, di solito da nonni e altri parenti per assicurare gli studi futuri del piccolo.
Con la modifica del codice di famiglia entrata in vigore nel 2009, il padre non sposato può fare istanza in tribunale chiedendo al giudice il riconoscimento della responsabilità genitoriale (o potestà) congiunta. Il giudice la concede solo se questo è conforme al Kindeswohl (il bene del bambino nella particolare accezione tedesca del termine) se cioè, per esempio, i genitori hanno mantenuto un buon dialogo fra di loro nonostante la separazione e sono in grado di prendere congiuntamente decisioni relative al minore. Soprattutto nei casi binazionali, è sufficiente che la madre tedesca si rifiuti di parlare con il padre, per esempio italiano, per far sì che il giudice reputi la potestà congiunta non conforme al bene del bambino.

Genitori non sposati e responsabilità genitoriale (già definita potestà)

Uno dei diritti/doveri più importanti è quello di occuparsi dei propri figli.
In Germania però, in caso di coppie di fatto, la situazione è capovolta: anziché perdere un diritto sulla prole se si ha sbagliato o non adempiuto ai propri doveri, il padre non sposato deve dimostrare di possedere speciali caratteristiche per poter mantenere una relazione con i propri figli, per ottenere cioè quello che dovrebbe essere un diritto naturale. 








Codice Civile (tedesco)
Libro 4 – Diritto di famiglia (artt. 1297 – 1921)
Parte 2 - Parentela (artt. 1589 – 1772)

Titolo 5 – Responsabilità genitoriale (artt. 1626 – 1698b)

§ 1626a
Responsabilità genitoriale[1] di genitori non sposati;
Dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta[2]



(1)  Se i genitori non sono sposati alla nascita del bambino, hanno il diritto di esercitare la responsabilità genitoriale congiunta se:

1. dichiarano di voler esercitare congiuntamente la responsabilità genitoriale 
   (dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta) [3],

2. si sposano, oppure

3. se il tribunale familiare conferisce la responsabilità genitoriale congiunta.

(2) Il tribunale familiare conferisce la responsabilità genitoriale o una parte di essa a entrambi i genitori, come da par.1, num. 3 su istanza di uno dei genitori, se detto conferimento non contrasta con il bene del bambino[4]. Se l’altro genitore non apporta motivazioni[5] che contrastino detto conferimento e se altrimenti queste motivazioni non sono evidenti, si presuppone che l’esercizio della cura genitoriale congiunta non sia in contrasto con il bene del bambino.
(3) Negli altri casi, la madre è detentrice della responsabilità genitoriale esclusiva.

Nuova versione del codice a seguito della Legge di riforma della responsabilità genitoriale congiunta di genitori non sposati del 16.04.2013 (Codice civile tedesco1 I, pag. 795) in vigore dal 19.05.2013.



[1]    Nel testo in lingua originale: „elterliche Sorge
[2]    Nel testo in lingua originale „Sorgeerklärungen“, indicato al plurale. Bisogna notare che non si tratta qui dell’esercizio di un “affido congiunto”, ma dell’esercizio di una “responsabilità genitoriale congiunta”.
[3]    Il testo di Legge, così come scritto è un eufemismo. In realtà la dichiarazione del padre è subordinata al consenso della madre tedesca che deve dare anticipatamente la sua autorizzazione (art 1595 del BGB - Zustimmungsbedürftigkeit der Anerkennung) sia alla dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta, sia al riconoscimento di paternità di fronte all’amministrazione tedesca (art 1594 BGB - Anerkennung der Vaterschaft). Se la copia degli atti consegnati dalle autorità tedesche al genitore straniero (consenso della madre al riconoscimento di paternità da parte del padre e dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta) sono privi della firma della madre, spesso non si tratta di un errore, ma della possibilità di invalidare quello che invece dovrebbe essere stato definito senza limitazioni temporali. La dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta è un atto che deve essere autenticato (art 1626d, §1 BGB, codice civile tedesco), nella maggior parte dei casi davanti ad un rappresentante dello Jugendamt (art 87e SGB VIII, libro VIII del codice sociale tedesco). Condizione per il riconoscimento dell’esercizio di responsabilità genitoriale congiunta è che la madre sia detentrice della responsabilità genitoriale, cosa che lo Jugendamt impedisce con estrema facilità alla madre straniera, invocando una Kindeswohlgefährdung, che viene dal semplice fatto che la madre non sia tedesca e non sia sposata. (art 1666 – BGB).
Lo Jugendamt è anche il tutore (Vormund) della madre minorenne e del bambino (art 1791c BGB, codice civile tedesco) che il Tribunale familiare deve informare quando decide di istituire una tutela (Vormundschaft) d’altronde imposta dallo Jugendamt stesso. Lo Jugendamt è l'istituzione che l’ufficio dell’anagrafe deve informare quando nasce un bambino da genitori non sposati. Lo Jugendamt è inoltre l'istituzione che deve proporre alla madre non sposata, alla nascita del bambino,  consiglio ed appoggio per farne stabilire la paternità, in modo da fare del padre non sposato (ma anche di quello sposato) il debitore nei confronti del Land (art 52a SGB VIII, art 1712 BGB), senza garantirgli l’esercizio dei suoi diritti genitoriali (lo Jugendamt contribuisce a fare in modo che egli non possa esercitarli). L’esercizio della responsabilità genitoriale congiunta è in realtà estremamente relativo in Germania perché se il genitore tedesco – padre o madre – decide di imporre la sua volontà al coniuge o al suo partner straniero, gli basta separarsi da lui/lei, tenere il bambino fisicamente con sé, senza decisione giuridica („Obhut“ art 1713, §1 BGB). Può poi chiedere allo Jugendamt di implementare un provvedimento di Beistandschaft per ottenere gli alimenti, adducendo una separazione duratura dal coniuge o dal partner, senza doverlo provare o doverne dimostrare la durata (§ 1567 BGB). Lo Jugendamt crea il fatto compiuto quando propone unilateralmente al genitore tedesco – padre o madre – la garanzia del pagamento degli alimenti (Unterhaltsleistung), senza precisare che si tratta in realtà degli anticipi sui pagamenti degli alimenti non ancora fissati dal tribunale (anche la Legge li definisce Unterhaltsleistung) che esigerà, in qualità di Stato (Land) dall’altro genitore (straniero) a due condizioni: che non viva più insieme all’altro genitore (straniero) e che non accetti il pagamento degli alimenti (che l’altro genitore deve invece versare direttamente allo Jugendamt). Così facendo lo Jugendamt crea le condizioni affinché i genitori non possano trovare un accordo pacifico. Il suo interesse non è quello di preservare il legame genitore (straniero)-bambino, bensì di preservare il Kindeswohl, l’interesse della comunità tedesca relativamente ai bambini (Kindeswohlprinzip – art §1697a BGB). Una volta integrata la situazione con il provvedimento di Beistandschaft, per il genitore tedesco è pura formalità ottenere tutti i diritti sui figli (§ 1671 BGB), poiché lo Jugendamt, in qualità di genitore di Stato plenipotenziario e terza parte in causa davanti al giudice familiare, “raccomanda” sistematicamente di trasferire “una parte della cura genitoriale” al genitore tedesco e costruisce in questo senso i suoi argomenti. La finalità è trattenere i bambini in Germania, servirsi di loro per appropriarsi della forza lavoro, dei contributi pensionistici, degli alimenti, degli assegni di mantenimento, del patrimonio e più tardi dell’eredità del genitore straniero. Il riconoscimento del bambino da parte del padre, fortemente consigliato alla madre non sposata, conferisce innanzi tutto dei diritti allo Jugendamt, tra cui quello di utilizzare il bambino contro il padre straniero, di sfruttare l’amore di quest’ultimo per suo figlio per farsi finanziare il versamento degli alimenti, indipendentemente da una qualsiasi decisione giuridica e indipendentemente dai suoi introiti, facendo in modo nello stesso tempo che questi non possa esercitare i suoi diritti genitoriali o per lo meno solo in modo umiliante, sempre in Germania e comunque sotto il rigido controllo del personale dello Jugendamt.
[4] Kindeswohl nel testo originale, concetto che in nulla coincide con l’interesse superiore del fanciullo (in tedesco beste Interesse des Kindes), così come presente nelle convenzioni internazionali.
[5] Una delle motivazioni più spesso addotte in questo tipo di procedimento è che non ci sia dialogo tra i genitori (non importa se per volontà di uno solo); la mancanza di dialogo tra i genitori viene addotta dal tribunale quale motivazione per negare l’esercizio della cura genitoriale congiunta.





martedì 12 maggio 2015

Jugendamt e Commissione Petizioni - seduta del 5 maggio 2015


La commissione petizioni del Parlamento europeo si trova costretta - nonostante i tentativi di ostracismo di alcuni rappresentanti della Commissione europea e di alcuni eurodeputati - a rivelare che ci sono 225 petizioni contro lo Jugendamt tedesco e a segnalare violazioni dei diritti da parte della repubblica federale tedesca con i suoi 6.000 Jugendamt ...

La questione dello Jugendamt alla Camera civile di Siena


L’Europa unita nel diritto?


Con l’On. Cristiana Muscardini e Marinella Colombo si parlerà di Jugendamt e regolamenti europei 




15/04/15

Domani, giovedì, 16 aprile, presso l’Istituto Zaccheria di Milano, in via della Commenda 5, si svolgerà il convegno Europa unita nel diritto, realtà o utopia? La questione dello Jugendamt tedesco organizzato dall’associazioni Vivimi, al quale parteciperanno l’On. Cristiana Muscardini, la dott.ssa Marinella Colombo, l’Avv. Laura Cossar, l’Avv. Laura Irene Gonnelli, l’Avv. Laura Tusa Salvetti. Di Jugendamt in Italia se ne parla da pochissimo, spesso in maniera sommaria data la scarsità di conoscenza dell’istituzione, da quando, nel 2009, alla dott.ssa Marinella Colombo sono stati sottratti dalla Germania i due figli a lei affidati dal tribunale tedesco dopo la separazione dal marito tedesco. Della vicenda se ne occupò tra i primi l’On. Cristiana Muscardini, eurodeputata, che con interrogazioni e interventi in aula portò all’attenzione del Parlamento europeo la questione che non riguardava solo la dott.ssa Colombo ma centinaia di genitori non tedeschi che si erano visti sottrarre dallo Jugendamt, dopo la separazione dal coniuge tedesco, i figli. La cosiddetta “Amministrazione per la gioventù”, Jugendamt appunto, opera da oltre 20 anni in Germania e controlla i tribunali familiari di quel paese e, attraverso i regolamenti europei, anche i nostri e quelli dei restanti paesi dell’Unione. Nessuno ne sa nulla e soprattutto dicono di non saperne nulla i nostri giuristi e magistrati che dunque consegnano ingenuamente, o in modo volontariamente inconsapevole, i nostri bambini, cioè il nostro futuro e supportano le autorità tedesche nel processo di criminalizzazione dei genitori italiani che perdono i figli, la relazione con loro, ma anche ogni avere e la futura pensione. Giovedì sarà affrontato questo tema per permettere ai giovani avvocati di reperire gli strumenti per difendere efficacemente i loro clienti italiani e ai media di svelare una realtà provata, ma fino ad ora troppo ben dissimulata. L’ingresso è libero e aperto al pubblico.

La Redazione


Fonte: http://www.ilpattosociale.it/news/3384/L%E2%80%99Europa-unita-nel-diritto-.html


 
Estratto dall'intervento di Cristiana Muscardini, europarlamentare per 5 legislature, veramente impegnata nel sostegno dei suoi concittadini, anche contro lo Jugendamt:
"“Dobbiamo cominciare a dire, noi europeisti, che gli Italiani non devono sposare nessuno che sia di lingua tedesca? Dobbiamo cominciare a dire che non ci sia può fidare, all’interno dell’Unione europea, di un paese che è nostro alleato?

Il bambino portato via dal padre marocchino non è diverso dal bambino portato via dalla mamma tedesca! Questo dovrebbero capire gli amici che a volte fanno discorsi sull’immigrazione. 
Il discrimine è all’interno dell’Europa. Non possiamo pensare solo a discrimini con altre religioni o con altre cultura, il discrimine è all’interno della stessa cultura europea, della stessa religione e della stessa Unione politica ed economica. 

Come fai ad avere ragione del terrorismo se non sei capace di avere ragione del terrorismo psicologico di un paese che si fa forza del proprio potere economico per costringere il resto dell’Europa a cedere i propri figli nell’interesse della grande Germania? Questo quesito va posto alle autorità politiche e alla stampa (che tace) … 

Va formulata una richiesta al Santo Padre affinché si affronti questo tema per fare chiarezza … perché non è possibile che i Cristiani si facciano la guerra all’interno dell’Unione europea … “



La finalità del diritto di famiglia tedesco non è il “bene del bambino”, ma il “bene della comunità dei tedeschi attraverso il bambino”, quindi la possibilità di trattenere tutti i bambini in Germania.
Estratto dall’intervento del 16 aprile 2015 all’incontro “Europa unita nel diritto, realtà o utopia? La questione dello Jugendamt tedesco”



Ciò che per noi è illegale, è legale in Germania, cioè deutsch-legal. 
Intervento dell’avvocato Irene M. Gonnelli

con il contributo del dott. A. Ferragni


Un sentito grazie all’avv. Laura Tusa Salvetti che ha confermato i nostri timori, riportandoci le parole dei magistrati di Milano in relazione ai casi italo tedeschi:
“Speravo in una smentita, almeno parziale da parte dei tribunali italiani, sull’essere pedissequi a questo tipo di scempio giudiziario che viene perpetrato ai danni di persona come la dott.ssa Colombo. Purtroppo mi è stato risposto, con un mezzo sorriso sulle labbra: “quello che noi stiamo cercando di comprendere e di approfondire è la cosiddetta teoria partecipativa”. Mi si è aperto un mondo. La teoria partecipativa è una modalità attraverso la quale i nostri tribunali, le nostre corti di merito e, in tendenza, la Corte di Cassazione, desiderano conformarsi, nel rispetto della normativa e dell’applicativa dei tribunali di famiglia di tutti i vari stati membri, ma che poi sostanzialmente devono ridursi ad una adesione pedissequa al diktat dello Stato membro più forte. Questa è la teoria partecipativa. Alla mia domanda “ma voi concretamente che cosa fate?” è stato risposto
“Cerchiamo di temperare le necessità contingenti e stiamo facendo dei corsi di tedesco”

martedì 17 febbraio 2015

Situazioni aberranti risultato del diritto di famiglia tedesco

M. Jean-Claude Juncker
Presidente della Commissione europea

 – Bruxelles –




Milano, 17 novembre 2014




Signor Presidente,
desidero attirare la sua attenzione sui numerosi casi di bambini figli di coppie bi-nazionali, che si trovano costretti, a causa di decisioni assunte dai tribunali minorili del Paese di un solo genitore, a rinunciare de facto alla nazionalità, alla lingua e alla cultura del Paese dell’altro loro genitore. Vi sono numerosissimi casi, tra l’altro già esaminati anche dalla commissione per le petizioni del Parlamento europeo, in cui i figli non possono più nemmeno incontrare l’altro loro genitore. Queste aberranti situazioni sono il risultato  concreto di normative del diritto di famiglia nazionale che, come lei sa, non rientra nelle competenze dell’Unione europea. E’ vero che esistono la Convenzione dell’Aja  ed il Regolamento UE n. 2201/2003 detto Bruxelles II, che dovrebbero essere punti di riferimento precisi per le coppie bi-nazionali europee e per i loro figli, ma attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà, alcuni Paesi sfuggono a queste norme e creano situazioni di fatto in cui la seconda nazionalità viene negata. Molti bambini quindi vengono impoveriti intellettualmente da questa sottrazione e defraudati di un diritto che i principi giuridici europei gli riconoscono: quello della nazionalità dell’altro loro genitore.
Da notizie di stampa apprendo che la Commissione avrebbe avviato studi per modificare il Regolamento 2201/2003. Sarebbe l’occasione buona per definire finalmente una normativa che sia valida ed applicabile a tutti i bambini degli Stati dell’UE, per garantire la loro tutela ed il rispetto dei diritti legati alla bi-nazionalità per i bambini figli di coppie bi-nazionali separate o divorziate. Negare questi diritti è un delitto che non trova compensazioni. Affermarlo de iure negli Stati dell’UE non basta, infatti, anche oggi tutte le convenzioni e le carte dei diritti fondamentali lo riconoscono, ma in alcuni Paesi questo diritto non è riconosciuto de facto, defraudando i bambini di un valore non negoziabile.
Signor Presidente,
la nuova Commissione nel suo website afferma di essere “una squadra forte ed esperta per il cambiamento”. Abbia la forza ed il coraggio di porre mano al cambiamento che vedrebbe tutti i bambini europei posti sullo stesso piano e titolari veri di diritti che ora ad alcuni di loro sono negati, come quello della seconda nazionalità. Migliaia di famiglie si riconcilierebbero con l’Europa e la riconoscerebbero davvero come la patria dei diritti umani e si aprirebbe finalmente la strada per la  riconciliazione con la cittadinanza europea.
La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare a questa questione e La prego di gradire i miei migliori saluti ed auguri.

                                                                                                          Cristiana Muscardini

Il Ministro Orlando difenda i bambini italiani!

MUSCARDINI: il Ministro Orlando difenda i bambini italiani e smetta di inchinarsi davanti allo Jugendamt tedesco


Martedì 21 Ottobre 2014





“Constatare che il genitore italiano, padre o madre che sia, viene privato della potestà genitoriale o dell’affido e costretto a pagare gli alimenti dei figli, obbligati a loro volta a vivere in Germania con il genitore tedesco, anche contro la loro volontà”. E’ quanto Cristiana Muscardini, presidente del Movimento Conservatori Social Riformatori, torna a chiedere, al Guardasigilli Andrea Orlando in merito allo Jugendamt, l’ente per l’infanzia e la gioventù tedesco cui la Germania demanda anche le questioni inerenti i minori con cittadinanza doppia e non solo tedesca.

Sollecitato lo scorso 19 giugno sui poteri coercitivi che lo Jugendamt esercita anche nei confronti di minori di nazionalità non esclusivamente tedesca, il ministero della Giustizia ha fornito una risposta che secondo Cristiana Muscardini, eurodeputata per 5 legislature, “sarebbe stupefacente ed incredibile, se non fosse tragicamente vera ed esemplarmente corrispondente allo stato del rapporto di docilità e condiscendenza delle autorità italiane nei confronti della Germania in merito al diritto di famiglia”.


“Non sono emerse criticità nel rapporto con le Autorità tedesche in merito al diritto di famiglia”  la risposta fornita il 2 settembre dal ministero alla segnalazione di Cristiana Muscardini, quest’ultima si è nuovamente rivolta per lettera al ministro riproponendo la questione sollevata già nei mesi scorsi (e in diversi interventi da europarlamentare): “Cosa è necessario fare per porre un freno a questa disgraziata deriva? Prima di tutto sarebbe necessario che il suo Ministero fosse consapevole e cosciente dei danni materiali e morali subiti da cittadini italiani e dai loro figli per opera dello Jugendamt. Con un po’ di buona volontà le criticità apparirebbero immediatamente e mostrerebbero tutta la loro gravità. Pensi alla situazione di una madre alla quale vengono sottratti i figli – sia pure con la violenza dell’apparente legalità – o ai bambini costretti a vivere in Germania contro la loro impotente volontà”.