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sabato 6 gennaio 2024

Il rifiuto di un genitore, anche se causato dalla manipolazione dell'altro genitore, giustifica la cancellazione di ogni contatto!

 




-Succede in Germania-

Traduciamo quanto deciso dalla Corte d'appello del Brandeburgo:


Se un figlio adolescente sviluppa un rifiuto deciso e profondo del padre, ciò giustifica la cancellazione di ogni contatto. Questo vale anche se la volontà del minore è stata manipolata dalla madre. Lo ha deciso il Tribunale regionale superiore [OLG – Corte d’appello] del Brandeburgo.

Nel caso in esame si tratta di genitori separatisi nel 2011, la cui bambina, aveva all'epoca circa otto anni. Da allora, i procedimenti per l'affidamento e il diritto di visita sono stati pressoché continui. A partire dal gennaio 2013 è emerso che la figlia mostrava chiari segni di rifiuto del padre, tra i quali anche sintomi psicosomatici come tremori e forti pianti. La bambina rifiutava ogni contatto con il padre. La bambina ha fatto suo l'atteggiamento negativo della madre nei confronti del padre. La madre dipingeva il padre come una minaccia, con accuse ripetute e non provate. Nel febbraio 2018, il tribunale locale di Cottbus ha colto il rifiuto della bambina, ormai adolescente, come un'opportunità per escludere i contatti del padre con la figlia. Pur rispettando l'atteggiamento di rifiuto della figlia, il padre temeva l’interruzione definitiva della loro relazione e pertanto ha presentato ricorso contro la decisione.

 

Legittima esclusione di ogni contatto onde evitare di recar danno al bene del bambino

Il Tribunale superiore del Brandeburgo ha confermato la decisione di prima istanza e ha quindi respinto il ricorso del padre della minore. La decisione di cancellare i contatti, anche in considerazione del principio di proporzionalità, era finalizzata a contrastare una minaccia allo sviluppo psicologico ed emotivo della minore, di ormai 15 anni e mezzo. Un contatto forzato con il padre avrebbe compromesso in modo significativo il bene della minore. Quest’ultima manifestava ormai un atteggiamento di radicale e profondo rifiuto nei confronti del padre.

 Se un figlio adolescente sviluppa un rifiuto deciso e profondo del padre, ciò giustifica la cancellazione di ogni contatto. Questo vale anche se la volontà del minore è stata manipolata dalla madre. Lo ha deciso il Tribunale regionale superiore [OLG – Corte d’appello] del Brandeburgo.

Nel caso in esame si tratta di genitori separatisi nel 2011, la cui bambina, aveva all'epoca circa otto anni. Da allora, i procedimenti per l'affidamento e il diritto di visita sono stati pressoché continui. A partire dal gennaio 2013 è emerso che la figlia mostrava chiari segni di rifiuto del padre, tra i quali anche sintomi psicosomatici come tremori e forti pianti. La bambina rifiutava ogni contatto con il padre. La bambina ha fatto suo l'atteggiamento negativo della madre nei confronti del padre. La madre dipingeva il padre come una minaccia, con accuse ripetute e non provate. Nel febbraio 2018, il tribunale locale di Cottbus ha colto il rifiuto della bambina, ormai adolescente, come un'opportunità per escludere i contatti del padre con la figlia. Pur rispettando l'atteggiamento di rifiuto della figlia, il padre temeva l’interruzione definitiva della loro relazione e pertanto ha presentato ricorso contro la decisione.

 

Legittima esclusione di ogni contatto onde evitare di recar danno al bene del bambino

Il Tribunale superiore del Brandeburgo ha confermato la decisione di prima istanza e ha quindi respinto il ricorso del padre della minore. La decisione di cancellare i contatti, anche in considerazione del principio di proporzionalità, era finalizzata a contrastare una minaccia allo sviluppo psicologico ed emotivo della minore, di ormai 15 anni e mezzo. Un contatto forzato con il padre avrebbe compromesso in modo significativo il bene della minore. Quest’ultima manifestava ormai un atteggiamento di radicale e profondo rifiuto nei confronti del padre.

 

Si deve tenere conto della volontà del minore seppur manipolata dalla madre.

Secondo il Tribunale regionale superiore [OLG – Corte d’appello] alcuni elementi suggeriscono che l'atteggiamento di rifiuto della minore sia stato causato dalla madre. Ma anche una volontà manipolata non può essere ignorata. La minore ha un'età in cui è in grado di elaborare una volontà propria e merita pertanto che il suo modo di vedere e i suoi desideri vengano tenuti in considerazione. La volontà manipolata del minore va ignorata solo nel caso in cui le sue dichiarazioni non corrispondano con le condizioni del legame stesso e ciò non era presente nel caso in esame.


Traduzione a cura di Dr. Marinella Colombo                                                                                            
Riproduzione della traduzione permessa solo previa autorizzazione da richiedersi a: sportellojugendamt@gmail.com

 

Fonte: https://mobil.kostenlose-urteile.de/OLG-Brandenburg_9-UF-8618_Umgangsausschluss-des-Vaters-mit-seinem-jugendlichen-Kind-wegen-grundlegender-Ablehnungshaltung-gegenueber-Vater.news28471.htm

 

Sentenza completa > https://openjur.de/u/2252949.html


mercoledì 19 luglio 2023

Discriminazione di fatto tra genitori tedeschi e non

 "Discriminazione di fatto tra genitori tedeschi e non".

Leggiamo nella recente interrogazione parlamentare alla commissione europea, presentata da un'eurodeputata francese, ciò che sosteniamo da anni e che tanti, troppi genitori non tedeschi vivono nella quotidianità e nel dolore di aver perso ogni contatto con i figli.





L'interrogazione precisa:

"Il regolamento stabilisce inoltre che qualsiasi riferimento all'interesse superiore del minore deve essere interpretato alla luce dell'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che è giuridicamente vincolante per gli Stati membri, e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

L'articolo 24 afferma che "ogni bambino ha il diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con entrambi i genitori, a meno che ciò non sia contrario all'interesse superiore del bambino".

Tuttavia, in termini di responsabilità genitoriale, numerose decisioni dello Jugendamt, l’amministrazione tedesca per la gioventù, mettono in discussione questo principio, creando di fatto una discriminazione tra genitori tedeschi e non (perdita della potestà genitoriale, del diritto di visita, ecc.)"

Più sotto riportiamo il documento originale (e link relativo) pubblicato sul sito del parlamento europeo






Question prioritaire avec demande de réponse écrite P-002066/2023

à la Commission

Article 138 du règlement intérieur

Nathalie Colin-Oesterlé (PPE)

Objet:          Litiges familiaux transfrontaliers

En tant qu’États parties à la Convention des Nations unies relative aux droits de l’enfant (CNUDE), les États membres sont assujettis à ses règles.

Le Conseil a adopté, le 25 juin 2019, le règlement (UE) 2019/1111, lequel entend renforcer les droits des enfants dans les cas de litiges familiaux transfrontaliers au sein de l’Union européenne.

Les règles de compétence en matière de responsabilité parentale sont conçues en fonction de l’intérêt supérieur de l’enfant. De même, elles devraient être appliquées dans le respect de ce dernier.

Il est également indiqué dans le règlement que toute référence à l’intérêt supérieur de l’enfant devrait être interprétée à la lumière de l’article 24 de la charte des droits fondamentaux de l’Union, juridiquement contraignante pour les États membres, ainsi que de la CNUDE.

L’article 24 précise notamment que «tout enfant a le droit d’entretenir régulièrement des relations personnelles et des contacts directs avec ses deux parents, sauf si cela est contraire à son intérêt».

Pourtant, en matière de responsabilité parentale, de nombreuses décisions du Jugendamt, le service allemand d’aide sociale à l’enfance, remettent en cause ce principe, créant de facto une discrimination entre le parent allemand et le parent non allemand (perte de l’autorité parentale, droit de visite…).

Comment la Commission, en sa qualité de gardienne des traités, compte-t-elle remédier à cette situation?

Dépôt: 29.6.2023

Fonte: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-9-2023-002066_FR.html


In inglese:

Priority question for written answer P-002066/2023

to the Commission

Rule 138

Nathalie Colin-Oesterlé (PPE)

Subject:       Cross-border family conflicts

As States parties to the UN Convention on the Rights of the Child (UNCRC), the Member States are bound by its rules.

On 25 June 2019, the Council adopted Regulation (EU) 2019/1111, which aims to strengthen children’s rights in cross-border family conflicts within the European Union.

The grounds of jurisdiction in matters of parental responsibility are shaped according to the best interests of the child. They should also be applied with due regard for that child.

The Regulation also states that any reference to the best interests of the child should be interpreted in light of Article 24 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union, which is legally binding for the Member States, as well as the UNCRC.

Article 24 also specifies in particular that ‘every child shall have the right to maintain on a regular basis a personal relationship and direct contact with both his or her parents, unless that is contrary to his or her interests’.

However, in matters of parental responsibility, many decisions made by the Jugendamt – Germany’s child welfare service – call this principle into question, creating de facto discrimination between the German parent and the non-German parent, including loss of parental authority and rights of access.

As guardian of the Treaties, how does the Commission intend to address this situation?

Submitted:29.6.2023

 Fonte: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-9-2023-002066_EN.html




mercoledì 9 marzo 2022

Il padre, il padre-sociale e il postino


 

Achtung, binational babies: il padre, il padre-sociale e il postino

Storie di genitori discriminati e di bambini con due nazionalità, ma metà diritti



Riproponiamo un articolo pubblicato nel giugno del 2014, per comprendere la ragione di questa ripetizione, leggete fino alla fine.

 

Succede ogni giorno decine di volte, nel cuore dell’Europa teoricamente senza frontiere, ma con una barriera attorno alla Germania, dove i bambini entrano, ma non ne escono mai.

Ecco una delle tante vicende e dei tanti genitori al fianco dei quali mi sto battendo.

Una donna tedesca si trasferisce in Italia, dove trova lavoro. Conosce un ragazzo italiano. Dopo un certo periodo di fidanzamento, quando hanno ormai deciso di sposarsi, lei resta incinta. Grande gioia di entrambi, acquisto della casa e progetti per il futuro. Lei dice di voler partorire in Germania, lui cerca di comprendere e asseconda. Il bambino nasce, ma lei ha intanto deciso che il padre di questo bambino non sarà italiano (peccato che è con un italiano che ha procreato) e dunque glielo lascia riconoscere perché così potrà chiedergli gli alimenti, ma non gli dà la possibilità di avere la potestà genitoriale sul figlio (in Germania è la madre tedesca non sposata che decide tutto ciò, dunque lei sta agendo in perfetta legalità). Poi chiede al padre-italiano-senza-diritti che si era recato in Germania per il parto di sparire.

Preso atto della penosa situazione, dopo essere stato ingannato da diversi avvocati sia italiani che tedeschi, sia in buonafede (gli avvocati italiani non conoscono necessariamente il codice di famiglia tedesco) che in malafede (gli avvocati tedeschi sono sinceramente convinti che crescere senza contatti con l’Italia, un paese “problematico”, sia la soluzione migliore per il bambino), questo padre intraprende la via del tribunale per riuscire almeno ad incontrare ogni tanto suo figlio, per il quale comunque paga gli alimenti.

Precisiamo che si tratta di una persona educata e pacifica e che non è né violenta, né affetta da disturbi.

Mentre spende migliaia e migliaia di euro in avvocati, spese processuali e viaggi (ovviamente di far venire il bambino in Italia non se ne parla neanche), riesce a vedere suo figlio, nell’arco di sei anni, solo una manciata di ore, sempre sotto la supervisione di altre persone. Infatti, essendo lui italiano, potrebbe rapire il bambino, quindi meglio tenerlo d’occhio. Forse superfluo aggiungere che la famiglia italiana è completamente esclusa, così come l’utilizzo della lingua italiana è strettamente da evitare.

Dopo anni di procedimenti, il suo caso è ancora in prima istanza (quindi molto lontano dal poter adire la Corte per i Diritti umani), sia perché ogni volta che la signora tedesca cambia casa, cambia la competenza territoriale del tribunale e si ricomincia daccapo, sia perché quando il giudice stabilisce un calendario di incontri (tipo un’ora ogni due mesi), una volta esaurite le data indicate, quest’uomo deve ricominciare un procedimento in tribunale per ottenere altre date. Per capirci, il giudice non sentenzia mai stabilendo una volta per tutte, o fino all’accadimento di fatti nuovi, l’intervallo degli incontri, ma scrive invece “dalle ore tot alle ore tot del giorno tale, del tal mese e del tal anno”. Passato quel giorno, si ricomincia da zero. Questo padre deve cioè ogni volta tornare a dimostrare di essere eccezionale affinché gli vengano concessi dei contatti con il figlio. In pratica il contrario del buon senso e della legge di natura: non sono eventuali accuse, vere o false, a togliergli la possibilità di vedere suo figlio; si parte dal principio che la possibilità di incontrare suo figlio lui non ce l’ha e solo se dimostra di essere fantastico, forse gentilmente gli concedono qualche ora.

Poi la signora tedesca si sposa con un tedesco. A questo punto il bambino ha finalmente un padre (!) sociale, un padre tedesco. Allora il vero padre, per di più italiano, diventa del tutto superfluo. Ma lui insiste, dice di voler bene a suo figlio e il bambino, pur incontrandolo raramente, mostra di essergli affezionato. Soluzione: si dispone una perizia psicologica familiare.

Non mi soffermo sull’impegno di tempo, risorse e denaro necessari allo svolgimento della perizia (siamo nell’ordine di importi a cinque cifre, ovviamente a carico del genitore non-tedesco), né sul fatto che la signora tedesca non ritenga di doversi sempre presentare, né di ottemperare a quanto disposto dal giudice, lei ha tutti i diritti in maniera esclusiva sul bambino e dunque le si perdona tutto. Passo direttamente all’esito di questa perizia di quasi 100 pagine:

·     il bambino percepisce che la madre non approva che lui instauri una relazione con suo padre [ndr. e d’altronde non gli ha mai permesso di chiamarlo papà]

·       per questo il bambino vive un conflitto di lealtà

·       il conflitto di lealtà crea stress nel bambino

·       per eliminare lo stress del bambino si annulla ogni contatto con il papà italiano per almeno un anno

Il tribunale nomina allora un intermediario, un estraneo che durante questo anno dovrà parlare del padre al bambino e del bambino al padre, consegnando anche lettere, fotografie e regali;

anche questo intermediario non ottempera e si rifiuta di conoscere il padre, mentre al padre dice di suo figlio banalità del tipo “pare gli piaccia il gelato”, lui stesso si definisce un semplice “postino”[1];

avvisato il giudice di questo comportamento da parte dell’intermediario e delle sue non ottemperanze, così come di quelle della madre, il giudice ritiene che vada bene così.

Ora l’anno è passato, il rapporto padre-figlio è stato finalmente reso inesistente; qualsiasi cosa pensi di volere questo genitore italiano deve ricominciare daccapo, con l’aggravante che, essendo il rapporto con il bambino ormai inesistente, sarà impossibile dimostrare che mantenere i contatti con il papà giovi al bambino.

Ma deve pagare! Deve pagare gli alimenti, le spese processuali, gli psicologi, e tutti gli altri “personaggi” intervenuti ad allontanare suo figlio. Non è più in grado di far fronte a questi costi, così diventerà anche lui un “criminale” –come tutti coloro che hanno tentato di opporsi a queste ingiustizie- contro il quale verrà spiccato un mandato d’arresto?

Cosa farà l’Italia a difesa di questi suoi due concittadini, un adulto e un minorenne?

 

Questo è quello che succede in Germania ogni giorno centinaia di volte, contro i padri e le madri non tedesche, ma soprattutto a discapito dei bambini binazionali.

Questo è quello che non posso e non possiamo più accettare, è la palese negazione dei diritti fondamentali e naturali, è l’arroganza fatta legge e sistema, è la distruzione dei valori sui quali -ci hanno fatto credere- avrebbe dovuto essere costruita l’Europa della pace.

 

Non possiamo cambiare la Germania, ma possiamo tutelare gli Italiani. Chiedo un impegno ed un incontro a breve con i Ministri degli Esteri e della Giustiza.

 

Dopo otto anni nulla è cambiato. Il sistema tedesco ha affilato ancor più le unghie e quello italiano è sempre più confuso e cieco.

 

Dott.ssa Marinella Colombo
Membro della European Press Federation
Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus – Roma
Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) – Svizzera
Membro dell’Associazione Enfants Otages - Francia

 

Fonte: https://www.ilpattosociale.it/rubriche/achtung-binational-babies-il-padre-il-padre-sociale-e-il-postino/




[1]What you still want to know in detail about your son? What should I ask him or his mother at the next meet? I do not think it makes sense that you come to Germany to talk to me. it would change nothing in the situation. I'm just the mailman”.

giovedì 3 marzo 2022

I segreti dello psicologo e le menzogne teutoniche

 














Recentemente abbiamo spiegato come in Germania nelle separazioni binazionali vengono usati alternativamente alcuni stratagemmi, a seconda che la madre o il padre sia il genitore italiano e straniero in genere (qui). In questo articolo desideriamo mostrare come anche l’ascolto del minore non sia un elemento che assicura l’imparzialità delle decisione, o meglio il raggiungimento di quella che dovrebbe essere la finalità nei procedimenti familiari, l’interesse superiore del bambino. L’ascolto, così come avviene in Germania, è un ulteriore strumento di quel sistema per allontanare il bambino dal suo genitore non tedesco. Attenzione dunque ad avvocati e psicologi italiani che pensano di potervi dare dei consigli in questo ambito, potrebbero mettervi in ulteriori difficoltà perché la prassi italiana è completamente diversa. Analizziamo il caso di una perizia disposta dal tribunale. In Italia, oltre al perito nominato dal giudice (CTU o Consulente Tecnico d’Ufficio), è permesso alle parti di nominare ognuna un consulente appunto detto di parte (CTP o Consulente Tecnico di Parte). Il bambino incontrerà i tre consulenti che potranno tra di loro interagire, suggerendo anche le domande da porre. Gli incontri vengono registrati (audio o video) e saranno a disposizione delle parti. In Germania la figura del Consulente di Parte non è prevista, mentre le registrazioni audio e video sono, nella maggior parte dei casi vietate, e comunque mai accessibili alle parti. Alleghiamo a riprova la risposta di un perito forense, nominato dal tribunale, che testualmente dice al genitore che chiede tali documenti: “Con riferimento al suo fax del 3 marzo 2020, desidero precisare quanto segue: Come già informato con mia lettera del 16 ottobre 2019, tutti i documenti relativi al suo caso familiare sono già stati distrutti - comprese le registrazioni video e audio.

Pertanto non possono essere consegnati. Inoltre ogni professionista renderebbe tali registrazioni disponibili solo al tribunale in quanto committente, ma non alle parti coinvolte.

I dati personali dei suoi figli sono stati trattati nel corso della perizia - lei aveva segnalato il suo consenso a questo proposito. Dopo la conclusione del procedimento peritale, come già detto, i dati sono stati cancellati e non sono stati raccolti altri dati.

Cordiali saluti (segue timbro e firma)” - Il documento è l’immagine che pubblichiamo:

In questo modo, con perizie e audizioni completamente segrete e praticamente sempre arbitrarie, si può dare parvenza di legalità a qualsiasi decisione. Se non è possibile motivare la decisione di allontanamento con la nazionalità del genitore è invece estremamente agevole costruire motivazioni apparenti manipolando il bambino con domande suggestive, o addirittura – caso per nulla raro – completare a piacimento le risposte del bambino. Poiché non esiste neppure la trascrizione di quanto è stato chiesto e risposto e solo un riassunto compare nel fascicolo (il riassunto esiste solo se l’audizione è fatta dal giudice stesso e non da un perito) è facile comprendere come, nel riassumere, si possa modificare il senso di ogni affermazione.

Anche per questo non si può parlare in Germania di “interesse superiore del bambino” (in tedesco, beste Interesse des Kindes) così come tutelato dalle convenzioni internazionali, ma esclusivamente di bene della comunità dei tedeschi attraverso il bambino, ciò che nei documenti tedeschi viene indicato come Kindeswohl. Chiunque sia passato per un tribunale di famiglia tedesco potrà ritrovare questa parola nei suoi documenti, purtroppo quasi sempre tradotta erroneamente in italiano.

Fonte: https://www.ilpattosociale.it/rubriche/achtung-binational-babies-i-segreti-dello-psicologo-e-le-menzogne-teutoniche/

Dott.ssa Marinella Colombo

Membro della European Press Federation
Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus – Roma
Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) – Svizzera
Membro dell’Associazione Enfants Otages – Francia






mercoledì 16 febbraio 2022

Bambini germanizzati, economia e conferenza sul futuro dell’Europa

 










Achtung, binational babies: bambini germanizzati, economia e conferenza sul futuro dell’Europa

Questa rubrica si occupa di bambini binazionali e del sistema tedesco che si appropria di tutti loro per germanizzarli. Purtroppo il problema viene spesso circoscritto a quello delle sottrazioni internazionali, mentre la maggior parte delle sottrazioni avviene in territorio tedesco. In quel Paese il genitore non tedesco, in particolare quando si separa, è sistematicamente privato del suo ruolo genitoriale, gli viene impedito di trasmettere lingua e cultura del suo paese e viene ridotto a mero pagatore. In Europa molte associazioni di diversi Paesi si sono avvicinate e lavorano insieme per sottolineare il fatto che non si tratta di un problema italo-tedesco, o franco-tedesco, o polacco-tedesco, bensì del problema che rappresenta il sistema tedesco stesso e la sua peculiarità di esportare tale prevaricazione ben oltre i suoi confini. La finalità di germanizzare i bambini non è solo culturale, come potrebbe in un primo momento apparire, bensì economica. L’Unione europea, che con le sue istituzioni si erge a modello di democrazia, di uguaglianza e di rispetto dei diritti fondamentali, è fino ad ora rimasta sorda a tutti gli appelli, incapace di riconoscere che le più gravi violazioni dei diritti umani avvengono al suo interno. Togliere ad un bambino parte (o interamente) la sua identità è un crimine gravissimo, togliere futuro e risorse economiche ad altri paesi dell’unione non è da meno.

Il 18 gennaio l’Associazione “Alienation free zone” di Marsiglia ha diffuso un contributo alla Conferenza sul futuro dell'Europa. Nel testo si legge: La nostra iniziativa è mossa da una constatazione: la disfunzione istituzionale per cui i meccanismi dell'Unione Europea non sono oggi in grado di preservare la continuità del legame familiare e dunque l'interesse superiore del bambino, che va di pari passo con quello dei genitori. Il legame genitore-figlio è sistematicamente sradicato in alcune giurisdizioni - il bambino è tenuto prigioniero e strumentalizzato per ottenere pagamenti da uno o entrambi i genitori, privati arbitrariamente della loro genitorialità. Un importante tema correlato è quello dell'equità davanti ai tribunali. Riteniamo – continua il comunicato - questo tema centrale e decisivo per la coesione dell'Unione europea, sia nella sua dimensione giuridica che nella sua trasposizione nei campi economico, sociale e/o del mercato del lavoro. Non dimentichiamo che il bambino di oggi sarà la risorsa di domani. Più avanti l’Associazione si chiede anche: La Garanzia europea per l'infanzia sarà, a lungo andare, un'incarnazione dei principi del diritto tedesco che danno alle amministrazioni tutti i poteri di ingerenza nella famiglia e nel rapporto genitori-figli? O sarà in grado di salvaguardare la continuità del legame familiare, così come i diritti dei genitori, quelli di cui godevamo originariamente nelle nostre società non germaniche? I deputati di tutti i partiti vengono poi sollecitati a presentare la seguente interrogazione scritta alla presidenza del Consiglio dell'Unione europea:

- Quale calendario e quali misure concrete intende adottare il Consiglio dell'UE per porre fine alle discriminazioni perpetrate in nome di una nozione che non può essere assimilata all’interesse superiore del fanciullo: il "Kindeswohl", in altre parole, "l'interesse superiore della comunità economica tedesca attraverso il bambino"?

- Come intendono le autorità europee garantire l'esercizio effettivo di una bigenitorialità non discriminatoria a livello dell'Unione europea, mentre oggi questo rimane ancorato al principio di sussidiarietà? Ciò implica la delega dei poteri decisionali a livello federale locale e lascia così libero sfogo all'arbitrio di una rete di organismi istituzionali, politico-amministrativi, ma anche privati e semi-privati che agiscono al di fuori di qualsiasi struttura di controllo; controllo che dovrebbe invece farsi garante anche degli interessi non tedeschi. Sinceramente nutriamo molti dubbi sul fatto che le istituzioni europee e nazionali vogliano davvero riflettere sulle conseguenze di queste germanizzazioni che da decenni non solo non cessano, ma si ampliano in modo sempre più veloce, grazie ad accordi e trattati. Riteniamo però che l’opinione pubblica debba essere informata, che ogni cittadino debba sapere del rischio che corre nel procreare un bambino italo-tedesco e che solo la conoscenza possa aiutarci nell’arginare questa vergognosa deriva.

Dott.ssa Marinella Colombo
Membro della European Press Federation
Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus - Roma
Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) - Svizzera
Membro dell’Associazione Enfants Otages - Francia

Fonte:https://www.ilpattosociale.it/rubriche/achtung-binational-babies-bambini-germanizzati-economia-e-conferenza-sul-futuro-delleuropa/

 


mercoledì 21 aprile 2021

KINDERBONUS - Importo da dedurre dal pagamento degli alimenti di maggio 2021

Mandi soldi in Germania quale pagamento alimenti?

Leggi attentamente quanto segue sul KINDERBONUS

 

A chi invia ogni mese in Germania l’importo per il mantenimento del figlio, potrebbe infatti essere arrivata una lettera tipo quella che allego più sotto.

 

Si tratta della comunicazione relativa al KINDERBONUS, un importo di 150 euro, che lo stato tedesco pagherà ad ogni bambino, indipendentemente dal reddito dei genitori ed in aggiunta al noto “Kindergeld”, nel mese di maggio 2021.

 

Questi 150 euro, che vengono pagati ad entrambi i genitori, in realtà finiscono sul conto del genitore che riceve anche il pagamento degli alimenti dall’altro.

 

Pertanto, il genitore che paga gli alimenti è autorizzato, per il mese di maggio 2021, a dedurre 75 euro (cioè la sua metà dei 150 euro che l’altro incassa) dall’importo degli alimenti che verserà per quel mese!


Per verifica e controllo consiglio di leggere i due testi seguenti del Ministero delle Finanze tedesco e dell’Agenzia tedesca per il lavoro

 

https://www.bundesfinanzministerium.de/Content/DE/Gesetzestexte/Gesetze_Gesetzesvorhaben/Abteilungen/Abteilung_IV/19_Legislaturperiode/Gesetze_Verordnungen/2021-03-17-Drittes-Corona-Steuerhilfegesetz/0-Gesetz.html

 

https://www.arbeitsagentur.de/familie-und-kinder/kinderbonus

mercoledì 24 febbraio 2021

La doppia faccia della giustizia familiare

 Non sei una buona madre se sei Italiana


La settimana scorsa abbiamo illustrato come un trasferimento in Germania possa comportare la perdita dei figli, portando ad esempio il caso concreto di un papà italiano. Oggi vogliamo illustrare, sempre basandoci su storie vere e ben documentate, ciò che succede se invece è la mamma del bambino ad essere italiana e il padre è tedesco. L’inizio della vicenda non ha nulla di particolare, i due si conoscono in Italia, si innamorano, si sposano, dal loro amore nasce un bambino. Poi lui la convince a trasferirsi in Germania ed è così che tutta la famiglia si trova sottoposta alla giurisdizione tedesca. Lei, come la maggior parte delle persone, ovviamente non sa nulla del sistema familiare di quel paese, inoltre pensa che tutto ciò non la riguardi, perché loro tre sono una famiglia unita. Quando però il comportamento del marito cambia e lei scopre con orrore il passato, ed ora anche il presente nascosto dell’uomo che ha sposato, dovrà scoprire anche come funziona il sistema familiare tedesco. Il marito era tossicodipendente ed è ora ricaduto nella dipendenza, ecco il motivo del suo cambiamento. La vita in comune si fa insostenibile e per tutelare sia se stessa che il bambino, si separa. Resta in Germania e continua a far frequentare al figlio il padre, cercando di nascondere al piccolo la triste dipendenza. Si adopera in tutti i modi affinché il piccolo continui a guardare il padre come il suo eroe, affinché i legami con la famiglia paterna si mantengano forti, affinché loro due genitori continuino a dialogare per il bene del bimbo. Lui si dimostra riconoscente nei confronti della moglie, lodandola spesso per come educa il bambino e per come ha imparato a gestire la sua vita in un paese straniero. Sembrerebbe che i due adulti siano riusciti in modo lucido e responsabile a gestire la nuova situazione e, tra un ricovero in clinica e l’altro, la famigliola si incontra per far sì che papà e figlio si vedano, ma i due non restano mai da soli, bensì sempre con almeno un membro della famiglia paterna presso cui la mamma porta il bambino. Ma quest’uomo, questo padre, mentre da un lato continua a dire e scrivere alla moglie quanto apprezza il suo operato, dall’altra la trascina in tribunale, sostenuto da un’avvocatessa decisa a far passare questa mamma per una, come oggi si dice, “madre malevola”.

Poiché non le si può oggettivamente rimproverare nulla e per fare in modo che la sua accondiscendenza vacilli, le si chiede di dar via a degli incontri in cui padre e bambino restino da soli. Di fronte ai problemi del marito, la donna non se la sente di avvallare tale modalità e chiede con forza la presenza di una terza persona che si prenda la responsabilità di quanto potrebbe accadere o meglio, che impedisca si concretizzino situazioni problematiche. Lei non vuole assolutamente essere sempre presente, ma chiede che gli incontri si svolgano con un parente (della famiglia paterna, visto che la sua è in Italia!) o con la persona che il giudice vorrà designare ed alla quale conferirà la responsabilità degli incontri. Il padre è unanimemente riconosciuto come affetto da dipendenza da sostanze e, secondo quanto scrive la sua stessa avvocata, in maniera irreversibile ed è forse per questo che nessuno vuole assumersi tale responsabilità. Il giudice non è stato fino ad ora in grado di nominare nessuno che svolga questo ruolo e le udienze in tribunale continuano. In quelle aule si procede lentamente ma inesorabilmente al capovolgimento dei fatti: il problema non è più il padre con dipendenze che entra ed esce dalle cliniche, ma la madre italiana che impedirebbe il rapporto padre-figlio. La spiegazione sintetica di quanto accade è una sola: la mamma è italiana e il padre è tedesco e questa è la giustizia equa e giusta del 2021 in Germania, Europa.

Dott.ssa Marinella Colombo

Fonte: https://www.ilpattosociale.it/rubriche/achtung-binational-babies-la-doppia-faccia-della-giustizia-familiare/





mercoledì 17 febbraio 2021

Missione o massacro? Un trasferimento in Germania può trasformarsi da avanzamento di carriera a incubo per la perdita dei figli


Negli articoli precedenti di questa rubrica abbiamo ripetutamente evidenziato come i bambini binazionali con un genitore tedesco ed uno straniero, nel nostro caso italiano, vengano sempre affidati al genitore tedesco, anche se con tutta evidenza inidoneo. Se, pur risiedendo in Germania, entrambi i genitori non sono tedeschi, l’affido andrà a colui che intende rimanere in Germania ed è più legato a lingua, mentalità e cultura di quel paese. Se nessuno dei due ha i requisiti necessari, il bambino viene dato, a breve o medio termine, ad una delle famiglie affidatarie selezionate dallo Jugendamt, l’ormai nota Amministrazione (tedesca) per la gioventù. Tutte le iniziative vengono rivestite con una buona dose di legalità, poiché ogni decisione viene presa, come indicato dalla legge, sia tedesca che internazionale, nel nome del “bene del bambino” (Kindeswohl). Ovviamente nessuna Autorità non tedesca – quelle italiane purtroppo brillano per la solitudine nella quale lasciano spesso i propri connazionali - si è mai preoccupata di indagare a fondo e sulla base di prove ed evidenze, in che cosa consista questo Kindeswohl. Consiste nel permettere alla Germania di impossessarsi di ogni bambino che abbia risieduto per almeno sei mesi sul suo territorio. Per quanto incredibile questo possa sembrare, succede anche di peggio. Il trasferimento che il datore di lavoro propone, o addirittura la missione all’estero a cui vengono chiamati alcuni militari dello Stato italiano rischia di trasformarsi, da riconoscimento e gratificazione, nel peggiore incubo della propria vita. Può succedere - e succede! - che il militare che si trasferisce con moglie e prole faccia rientro in Italia, dopo 3-4 anni, al termine della missione, spogliato di ogni diritto sui propri figli e spogliato anche dei propri averi che ha dovuto lasciare alla ormai ex-moglie che vuole rimanere in Germania. Le accuse lanciate contro il genitore italiano, in questi casi di solito il padre, non hanno bisogno di essere provate davanti al giudice tedesco ed hanno per conseguenza il suo allontanamento dalla casa e dai figli. L’avvocato in Germania - purtroppo la quasi totalità di quelli residenti in quel paese con nazionalità italiana o conoscenza della nostra lingua - non solo non difende efficacemente il proprio cliente, ma arriva a dirgli “Lei tornerà in Italia, sua moglie vuole restare qui ed è libera di farlo, mentre il bambino ormai si è abituato e non può essere sradicato, il bambino ormai è tedesco, rimarrà in Germania”. Inutile precisare che stiamo parlando di bambini interamente italiani o comunque senza una sola goccia di sangue tedesco. Per descrivere i sentimenti che affollano l’animo di un genitore che si sente dare una simile spiegazione, oltretutto dal proprio avvocato, non basterebbe lo spazio di questo articolo. Se l’atteggiamento delle autorità tedesche è inaccettabile, la reazione italiana lo è, se possibile, ancora di più: lo Stato Italiano, che il militare è andato a rappresentare e servire in Germania, non solo non supporta il proprio concittadino, non solo non previene mettendo in guarda del pericolo chi ancora non è partito, ma non sostiene chi di questi genitori tenta, purtroppo da solo, di non perdere quanto gli è più caro nella vita, i propri figli. Non solo i tribunali tedeschi considerano tedeschi questi bambini italiani, anche i tribunali italiani, che restano territorialmente competenti per molti aspetti delle problematiche familiari, trovano però molto più “comodo” delegare quelli tedeschi persino per quegli aspetti legali che, secondo i regolamenti europei, restano inequivocabilmente di competenza italiana. Chi si rivolge a Consolati ed Ambasciata, almeno per informare delle distorsioni e dei soprusi subiti, viene liquidato con lettere di circostanza nelle quali un elemento ricorre sempre: ha ragione la parte tedesca, noi qui siamo ospiti, il consolato non può intervenire nelle vicende giuridiche, ecc…

Ovviamente nessuno si aspetta né auspica ingerenze della politica nei tribunali. Ma ci si aspetta che venga fatto quello anche per cui il personale italiano all’estero è stipendiato: sostenere e restare al fianco del proprio concittadino, chiedere ed esigere dalle autorità locali informazioni precise e dettagliate, essere presente alle udienze, far valere il ruolo del Console quale giudice tutelare del minore, ecc.. Certamente ciò che ci aspettiamo è anche la spiegazione pubblica ed ufficiale del fatto che nell’ufficio del consolato che si occupa del sociale e di famiglia vengano assunti come capufficio dei cittadini tedeschi. Qualcuno potrebbe avere la sgradevole sensazione che non siano l’aiuto più indicato.

 Dott.ssa Marinella Colombo

Fonte: https://www.ilpattosociale.it/rubriche/achtung-binational-babies-missione-o-massacro/


mercoledì 18 dicembre 2019

Bambini sottratti, in Germania l’incubo chiamato ‘Jugendamt’


Articolo di Marco Gregoretti, pubblicato da Imola Oggi il 17 dicembre 2019
‘Jugendamt’ è l‘ente tedesco con poteri assoluti e tristemente noto a tanti genitori italiani




 Della sua storia si sono occupati a lungo i giornali. Le hanno cucito addosso un racconto “criminale” di mamma che aveva rapito i figli. L’hanno perfino portata due volte nel carcere milanese di San Vittore. Una ingiustizia da togliere il fiato. Ma di quel che è capitato non ha più tanta voglia di parlare. Di certo c’è che non vede i figli da quasi dieci anni, di fatto rapiti dalla cattiveria burocratica di uno Stato straniero, quello tedesco, contro cui l’Italia, con una diplomazia tappetino, tribunali accondiscendenti, forze dell’ordine costrette a eseguire provvedimenti assurdi, non fa nulla. ”Signora!”si sentiva ripetere negli uffici “con tutto quello che c’è in ballo con la Germania, non possiamo certo metterci a fare questioni per restituire a una mamma la possibilità di riabbracciare i figli”. Quella donna, sembrano dire l’ex marito tedesco e le istituzioni, non è più vostra madre. Scordatevela, dimenticatevela. Piuttosto andate in un istituto.

Ecco perché Marinella Colombo milanese, con la sua associazione (sportello Jugendamt), che lavora in sinergia con altre due associazioni, una francese e una svizzera, è diventata la combattente perpetua contro lo Jugendamt, l’ente che, in maniera totalmente discrezionale, senza controllo, senza controparte “amministra la gioventù” in Germania. E la amministra proseguendo il modello organizzativo realizzato dal Terzo Reich per porre sotto controllo del commissario politico locale (che oggi non c’è più, naturalmente) tutte le amministrazioni e gli operatori a contatto con bambini e adolescenti.



Nella legge fondamentale tedesca si legge: “Lo Jugendamt lavora nell’ambito dell’autonomia dei comuni così come garantita dall’articolo 28”. E ancora, tanto per far capire come questa istituzione abbia potere di vita e di morte sulle famiglie: non esiste un supervisore e lo Jugendamt, che controlla la famiglia e la giustizia famigliare, si autocontrolla. Ergo: se dalla Germania arriva l’ordine di portare via un figlio a una madre e di arrestare la madre, le forze dell’ordine italiane devono eseguire nel giro al massimo di 48 ore. Se una madre o un padre italiani fanno un ricorso presso un tribunale tedesco per riavere o rivedere i figli, possono passare anche alcuni mesi prima che arrivi una risposta. Che sarà quasi sicuramente negativa.

Non basta lo Jugendamt cerca, a volte con successo, di andare a riprendere dei bambini in un altro Stato. A una coppia, lei francese e lui tedesco, è successo che un funzionario dello Jugendamt, dopo dieci anni, sia andato a suonare alla porta della loro casa francese. “Andatevene, siete in uno stato straniero” ha urlato la madre al telefono quando ha saputo dalla figlia maggiorenne (l’altra, minorenne, per fortuna era a scuola) che cosa fosse accaduto. Ancora qualche giorno dopo sotto casa sostava un’automobile nera con targa tedesca.

Sono decine, centinaia, forse migliaia, i bambini prelevati senza possibilità di opposizione, dallo Jugendamt, e messi in istituti ove possono restare anche anni senza che la famiglia sappia che fine abbiano fatto. Soprattutto quando uno dei due genitori non è tedesco. Per loro fortuna la coppia franco-tedesca era in contatto con Marinella Colombo.

“Quando mi hanno portato via i mie due figli “dice a Nuova Cronaca Colombo “mi sono detta: per ogni mio figlio che non vedo più, ne devo salvare dieci. Ci siamo: ne ho fatti rientrare a casa sottraendoli alle manipolazioni tedesche, almeno venti”. Recentemente è riuscita restituire il sorriso a un papà, un operaio italiano. È padre di un figlio avuto da una donna rumena. Lei è scappata in Germania nel 2017 inventando un castello di false accuse. “Ci sono voluti due anni, ma questa battaglia l’abbiamo vinta” conclude Colombo. “Ora quella donna è di nuovo in Italia, nella città dove vive il padre del bambino. Che può vedere quando vuole”.

sabato 23 novembre 2019

Lo Jugendamt tedesco e le Bibbiano d'Italia



Oggi è ospite del blog la dottoressa Marinella Colombo, giornalista, interprete, traduttrice ed esperta di tutela, diritti e protezione dei minori, ma soprattutto di Jugendamt.

Marinella non solo ha studiato e accumulato una decennale esperienza su questo tema, ma ha vissuto questa realtà sulla propria pelle. Si definisce un utero involontariamente al servizio della grande Germania. Con traduzioni falsificate di decreti e violazioni dei più basilari diritti l’hanno fatta passare dal ruolo di vittima a quello di carnefice. E’ d’obbligo ricordare che il genitore tedesco che ha dichiarato in tutte le sedi di amare tanto i suoi figli e ha messo in moto tutto il meccanismo teutonico che tutela il genitore tedesco a prescindere (anche se è inidoneo), fa ora vivere suo figlio in istituto, perché la sua nuova compagna non lo sopporta (!).
Da anni Marinella si dedica, collaborando anche con associazioni italiane, francesi e svizzere, alla causa delle sottrazioni di minori in cui il genitore italiano è la vittima, e anche dei casi binazionali nei quali il genitore non tedesco perde sistematicamente i propri figli.

Ecco una sua testimonianza.

1) Buongiorno Marinella, potresti spiegarci brevemente cos'è lo Jugendamt tedesco – spesso definito come “terzo genitore”, ben diverso dai servizi sociali che operano in altri Paesi - e il concetto di Kindeswohl (bene del bambino) che ne è alla base? 

Per una ricostruzione storica di questa amministrazione, vi rimando al link “Lo Jugendamt tedesco, da dove viene e dove va”. Lo Jugendamt è l’amministrazione per la gioventù e non un servizio sociale in quanto dotato di poteri neppure lontanamente paragonabili a quelli di un servizio sociale. E’ definito terzo genitore perché è giuridicamente il terzo genitore. Tra l’altro è in tribunale come parte in causa, allo stesso titolo dei genitori e può fare appello della decisione del giudice nel caso in cui quest’ultimo “osi” non rispettare ciò che lo Jugendamt gli aveva chiesto di decretare già prima dell’inizio della causa. Lo Jugendamt afferma di perseguire il Kindeswohl (bene del bambino), come previsto da leggi, trattati e convenzioni anche internazionali. In realtà, poiché si tratta di un concetto non giuridicamente definito, constatiamo che, nel caso di coppie binazionali, esso corrisponde sempre alla scelta di affidare i bambini al genitore tedesco o a quello dei due che ne assicuri l’educazione teutonica e la permanenza nella giurisdizione tedesca. Pertanto, se entrambi i genitori sono italiani o comunque non tedeschi, il rischio di una collocazione del bambino presso una famiglia affidataria, o in un istituto, aumenta notevolmente. 
Le cifre dell’ente statistico tedesco, Destatis, relative ai soli bambini tolti ad entrambi i genitori, parlano da sole (http://jugendamt0.blogspot.com/2019/09/bambini-sottratti-ai-genitori-in.html). 
In dieci anni sono stati tolti ai genitori circa 550.000 bambini.


2) Le cifre parlano chiaro: il 72% dei bambini sottratti alle famiglie in Germania sono di origine straniera, molti dei quali italiani (fonte: il Ministero tedesco). Il tutto avviene con modalità arbitrarie (funzionari che piombano in casa dei genitori senza un motivo valido, prove inventate, manipolazioni del minore da parte di personale non qualificato, eccetera). E’ evidente che i minori binazionali siano nel mirino dello Jugendamt. Come dobbiamo interpretare questo dato? E perché i Paesi del genitore straniero non riescono a difendere i propri cittadini da tali abusi?

L’unica interpretazione che si può dare a questo dato è che siamo di fronte ad una realtà inaccettabile e che con gli anni è andata peggiorando perché, ieri come oggi, si è concesso allo Jugendamt tedesco tutto questo potere, rafforzato dalla disponibilità finanziaria (34 miliardi di euro all’anno) di cui gode. Tra le famiglie tedesche, le prime vittime sono le famiglie più fragili e le classi sociali più deboli, quelle che possono solo permettersi un avvocato con il gratuito patrocinio e soprattutto sono sotto continuo ricatto, del tipo “se non fai questo e quello, ti tagliamo i sussidi”. 
Quando invece le coppie sono binazionali, si crea volontariamente una situazione giuridicamente complicata per poter arrivare ad affidare la prole al genitore tedesco e trasferire nelle casse tedesche ogni avere dello straniero, quello che non sarebbe in grado, per mentalità e cultura, di crescere i figli da veri tedeschi.
Se i Paesi dei genitori stranieri non riescono a difendere i propri concittadini è perché non vogliono farlo. Bisogna essere sinceri e oggettivi, la politica e la diplomazia italiana sono state quelle dello “zerbino”. Non si osa rivendicare nulla, si accetta tutto, ci si sottomette, credendo così di mantenere i buoni rapporti diplomatici. Basterebbe invece più determinazione e personale preparato per far diminuire, se non fermare, questo scempio. Anche se può sembrare assurdo, questo migliorerebbe i rapporti con la Germania, perché si otterrebbe un livello di interazione alla pari, con rispetto e stima reciproci. Ma tale rispetto, bisogna esigerlo e meritarlo, non arriva in regalo.


3) Recentemente hai riportato in un articolo su Il Patto Sociale un caso di sconfinamento: una coppia franco-tedesca, trasferitasi 10 anni prima con le figlie in Francia e che aveva ottenuto una sentenza francese di idoneità genitoriale, ha ricevuto la visita a sorpresa di un funzionario dello Jugendamt. La sua giustificazione: voler controllare il “bene della bambina” (!) su incarico di un giudice tutelare tedesco. Un episodio isolato o uno scenario kafkiano che lascia trasparire delle “velleità espansionistiche”? 

L’episodio non è sicuramente isolato. E’ l’applicazione pratica di quanto spiegato più sopra, ma anche di quanto l’Unione europea sia in realtà l’espressione della grande Germania, non solo per la particolare Weltanschauung tedesca, ma anche perché i restanti paesi lasciano fare. Riuscite ad immaginare un giudice italiano che invia un suo funzionario in Germania a controllare il “bene” di un bambino italo-tedesco, residente in Germania da 10 anni? Potete anche immaginare che alla madre, che contesta l’illegalità di tale azione, il funzionario risponda che l’Italia non riconosce le decisioni straniere? No, non riuscite. Nell'altro senso invece è possibile, perché è già successo. Anche in questo si evidenzia il totale fallimento di un’unione europea in cui le regole, uguali per tutte, si applicano solo ad alcuni.

4) Nelle vicende relative alla sottrazione di minori in Germania due cose saltano agli occhi: le affinità con lo scandalo di Bibbiano e il bambino visto come merce in un contesto sociale in cui la “domanda” (di famiglie affidatarie) risulta nettamente superiore all'offerta (in Germania si pubblicano addirittura annunci sui quotidiani). E’ eccessivo parlare di business del bambino, visto anche il calo demografico cui si assiste negli ultimi anni?

Non si tratta solo di calo demografico e di business, fatti assolutamente veri e non trascurabili. Si tratta anche della trasformazione della società sulla scorta del modello trainante e troppo spesso preso ad esempio, quello tedesco. Ho scritto di questo nell'articolo “Il modello tedesco di Bibbiano”  . 
Vorrei solo aggiungere alcuni aspetti salienti che evidenziano come si tratti della stessa modalità di mercificazione del bambino, ma che in Germania è giuridicamente ad uno stadio molto più avanzato:

In Italia il servizio sociale non interviene d’ufficio in ogni procedimento in cui è coinvolto un minore (per es. nelle separazioni consensuali).
Lo Jugendamt tedesco interviene d’ufficio (Codice Sociale tedesco, libro VIII, §50) in ogni procedimento in cui è coinvolto un minore.

Il servizio sociale in Italia gode di grande influenza perché con le sue relazioni può pilotare la decisione del giudice, ma non è parte in causa nel processo.
Lo Jugendamt tedesco deve scrivere al giudice la “raccomandazione” su come sentenziare ed è parte in causa. Se il giudice decide altrimenti, allo Jugendamt è legalmente riconosciuto il potere di fare appello della decisione del giudice (FamFG § 162).

Il servizio sociale italiano è tenuto a rispettare il codice deontologico e a dire/scrivere la verità. Se non lo fa è perseguibile, come successo a Bibbiano.
Lo Jugendamt non deve rispettare nessun ordine deontologico, non è tenuto a dire la verità, né può essere perseguito in giudizio per questo.

Il servizio sociale italiano deve eseguire quanto il giudice ha deciso. A volte non lo fa, contravvenendo a quanto previsto dalla Legge.
Lo Jugendamt è autorizzato dalla Legge ad opporsi all'esecuzione di quanto decretato dal giudice per i poteri di cui sopra.

Il Tribunale per i Minorenni italiano a volte rende difficoltoso l’accesso al fascicolo. Detto accesso è comunque un diritto del cittadino.
In Germania, per ogni procedimento portante su un minore, esistono due fascicoli, uno in tribunale, sezione famiglia, ed uno presso lo Jugendamt (del quale cercano sempre di negare l’esistenza, mentre esiste un articolo di legge sul punto, SGBX §25). A quest’ultimo i genitori non hanno accesso e contiene conversazioni scritte, simili a quanto si è scoperto a Bibbiano.

L’audizione del minore viene eseguita in Italia, anche se in modo diverso tra una regione e l’altra, con un minimo di garanzie (specchio unidirezionale, registrazioni, ecc…). Quando la registrazione avviene solo per audizioni tardive, realizzate dopo la manipolazione del bambino, questo è illegale (come a Bibbiano & Co.).
In Germania è vietato registrare le audizioni. Le parti che ovviamente non sono presenti, ricevono solo un breve riassunto (!) dell’audizione, permettendo così qualsiasi tipo di domande suggestive e di manipolazione.

In Italia esiste la possibilità, anche se solo per chi ha le disponibilità economiche, di nominare un CTP (consulente tecnico di parte) che si affianca a quello nominato dal tribunale. Chi non ha la possibilità di pagare, si ritrova in situazioni come Bibbiano & Co.
In Germania il CTP, lo psicologo di parte, non è previsto per legge. Esiste dunque solo lo psicologo nominato, con la conseguente creazione di una vera e propria mafia in questo ambito (ved. per esempio la società di “pseudo” psicologi forensi GWG di Monaco di Baviera).

Il meccanismo è relativamente semplice: si utilizzano concetti psicologici esistenti e si traspongono in un contesto avulso. Per esempio: il conflitto di lealtà (i genitori litigano e il bambino si trova nella condizione odiosa per cui ognuno dei genitori desidera che si schieri dalla sua parte). Se anche nella perizia si dice che è il genitore tedesco a provocare il conflitto, lo psicologo del tribunale teutonico consiglierà di cancellare ogni contatto del bambino con il genitore non-tedesco per risolvere il conflitto. Oppure, si sostiene che la famiglia affidataria non collabori con quella naturale per cui i bambini sono in conflitto e dunque i bambini non rientrano a casa (sono tutti esempi concreti, dei quali possiedo i documenti).

Anche l’induzione di falsi ricordi emersa nei casi di Bibbiano & Co. non è un’invenzione italica. In Germania è organizzata e finanziata. Esiste per es. a Düsseldorf un centro per valutare se i bambini hanno subito abusi. Si lavora in questo modo: sospetto abuso (nessuna prova, solo illazioni, per esempio nuovo compagno di madre single), permanenza del bambino nel centro per 6/12 mesi al fine della valutazione. Ogni giorno i bambini vengono sottoposti per 1-2 ore a riunioni nelle quali si parla solo di sesso. Dopo tale periodo viene redatta la diagnosi: il bambino ha un linguaggio estremamente sessuato, ha molto probabilmente subito abusi, viene dunque allontanato da casa (padrigno abusante, madre non sufficientemente protettiva).

5) In ultimo, una domanda d’obbligo: cosa possiamo fare concretamente per favorire una maggiore tutela dei minori nati in Germania?

Diffondere il più possibile l’informazione. Chi ha interessi da difendere in questo vergognoso sistema, sa bene che l’informazione e la conoscenza possono evitare di cadere in questa trappola ed è per questo che esiste una forte censura su questo tema presso i media. Dobbiamo dunque cercare di essere noi il megafono informativo.

Grazie Marinella per il prezioso contributo.

Condividete quest’intervista e abbonatevi al canale YouTube: Jugendamt0 

Ecco alcuni link di approfondimento:

I libri pubblicati da Marinella Colombo:
La mail dell’associazione italiana: sportellojugendamt@gmail.com 



martedì 19 novembre 2019

venerdì 27 settembre 2019

Bambini sottratti ai genitori in Germania ad opera dello Jugendamt – Le cifre








































Poiché mi vengono ripetutamente chieste le statistiche relative ai bambini sottratti ai loro genitori in Germania, ripropongo le cifre ufficiali dell’Ente di statistica tedesco, Destatis, e mi permetto di evidenziare il totale: dal 2008 al 2018 sono stati sottratti ai genitori più di mezzo milione di bambini, dei quali una bassissima percentuale ha fatto ritorno a casa, la maggior parte è rimasta in strutture o affidata ad altre famiglie.
Per chi ritiene che questo non ci riguardi, ricordo pochi fatti:
  • Un’altissima percentuale di questi bambini ha almeno un genitore di origine straniera.
  • Gli italiani residenti in Germania, sia quelli registrati all’AIRE, sia quelli senza registrazione, si avvicinano al milione.
  • A queste cifre vanno aggiunti i genitori italiani residenti in Germania che si sono separati da un partner/coniuge tedesco e che sempre, solo perché italiani, vengono ritenuti genitori inidonei.

Questo è il modello di “tutela” del minore a cui si ispirano le varie Bibbiano d’Italia!

Le conclusioni possibili sono solo due:
  • la Germania è un paese di persone incapaci di occuparsi della prole ed è dunque un paese che andrebbe tenuto a debita distanza

oppure
  • siamo di fronte ad un sistema che ha mercificato il bambino a scopo soprattutto di lucro; si tratta dello stesso paese di fronte al quale l’Italia troppo spesso si inchina, anziché tutelare i propri connazionali; si tratta del paese che l’Italia prende volentieri a modello e che cerca di emulare.


Marinella Colombo