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giovedì 31 gennaio 2019

La presenza del Console in udienza - Un altro diritto spesso negato




Nelle udienze presso i tribunali familiari tedeschi[1], in caso di controversie familiari transfrontaliere, cioè quanto è coinvolto un genitore italiano e uno tedesco (o di altra nazionalità residente in Germania) è molto importante che il Console del proprio paese (il Console o Console generale d’Italia) partecipi alle udienze in qualità di osservatore. Questa presenza trasmette innanzi tutto il messaggio che il genitore italiano non è solo e abbandonato dalle proprie autorità e inoltre impedisce affermazioni ricorrenti in tali procedimenti con le quali si lascia intendere che l’Italia sia Paese incivile, Paese in cui la polizia non lavora per la legalità, Paese in cui i figli non hanno futuro, ecc…
Poiché i procedimenti familiari si tengono a porte chiuse, vi verrà risposto che neppure il Console può avere accesso. Questo non è vero. Non solo esiste una Convenzione di Vienna in proposito, ma anche una circolare del Ministero della Giustizia tedesco che ricorda ai giudici familiari di permettere la presenza consolare, in base non solo alla Convenzione di Vienna, ma anche alla reciprocità. I Consoli tedeschi infatti vengono sempre ammessi nelle udienze familiari a porte chiuse che si svolgono negli altri Paesi.
Metto a disposizione di tutti tale documento, affinché né da parte tedesca, né da parte italiana, venga ulteriormente negata la presenza del Console, diritto al quale non si dovrebbe mai rinunciare.







[1] Quando di parla di procedimenti in Germania, ci si riferisce anche a quelli che hanno luogo in Austria e nella Svizzera tedesca, paesi dotati anch’essi di uno Jugendamt e culturalmente vicini, per lingua e legislazione, alla Germania.

venerdì 21 luglio 2017

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco: ricadute sul processo nostrano per reati endofamiliari. 
Brevissime note a cuta di F. Trapella

La famiglia è un valore che rientra nell’ordine pubblico europeo: sia il diritto dell’Unione, sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo la pongono a fondamento del tessuto sociale, quale luogo di crescita e di formazione dell’individuo.
            Nel 1993, ad esempio, nel caso Hoffman, la Corte di Strasburgo si è concentrata sull’idea di educazione, come diritto/dovere dei genitori ad indirizzare i figli e, al contempo, diritto dei figli ad essere guidati verso un traguardo di convinzioni etiche, sociali o religiose che permetta loro un proficuo accesso alla vita associata.
            Ancora, e sempre procedendo per esempi, l’art. 33 della Carta di Nizza protegge espressamente la vita familiare, facendo seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 1984, alla Convenzione dell’Aja del 1996 o alla Decisione del Consiglio 2003/93/CE (19 dicembre 2002) che si occupano di tutelare le relazioni tra genitori e figli.
            Insomma, i diritti europei si occupano della famiglia, nelle sue molteplici sfaccettature: l’educazione dei giovani, il ruolo dei genitori (di entrambi: quindi viene esaltato il valore della bigenitorialità), la posizione – personale e patrimoniale – dei figli, ecc.
            Da questa premessa deriva che tutti i Paesi che aderiscono ora all’Unione europea, ora alla Convenzione dei diritti riconoscono e tutelano la famiglia. Se così non fosse, gli ordinamenti nazionali si porrebbero in contrasto con quelli europei, con successivo stravolgimento delle regole gerarchiche tra le fonti.
            Quanto appena detto, però, non significa che tutti gli Stati europei prevedano per la famiglia identici meccanismi di salvaguardia o, più in generale, che regolino allo stesso modo il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini.
            Esempio di ciò si ha nel confronto tra gli artt. 30 e 31 della nostra Costituzione e l’art. 6 della Grundgesetz tedesca.
Il lessico del legislatore costituente nostrano è ricco di verbi che rimandano al campo semantico della protezione: “nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art. 30 Cost.); “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (art. 31, comma 1, Cost.); “protegge l’infanzia, la maternità, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (art. 31, comma 2, Cost.).
Diversa è la scelta terminologica compiuta dalla Legge fondamentale tedesca: “il matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale. La cura e l’educazione dei figli sono un diritto naturale dei genitori ed un precipuo dovere che loro incombe. La comunità statale sorveglia la loro attività” (art. 6, §§1 e 2, Grundgestez); “Contro il volere degli aventi il diritto all’educazione, i figli possono essere separati dalla famiglia solo in base ad una legge, nel caso in cui gli aventi il diritto dell’educazione vengano meno al loro dovere o nel caso che, per altri motivi, i figli corrano il rischio di essere trascurati” (art. 6, §3, Grundgesetz).
            Protezione nel senso di agevolazione della crescita familiare, da un lato; protezione come sorveglianza dello Stato sui doveri genitoriali, dall’altro.
            Tanto basta a rendere legittima, in Germania, una struttura statale con ampi poteri di ingerenza sulle famiglie, che partecipa ai giudizi di fronte al tribunale per i minorenni o all’autorità giudiziaria civile in qualità di parte. Ne deriva – volendo esemplificare – che in contenziosi del genere, i genitori dinanzi al giudice sono tre: i due biologici, e l’Amministrazione per la gioventù (in lingua tedesca, Jugendamt).
            Il lungo preambolo conduce al tema in argomento: immaginando, in Italia, un processo penale per reati endofamiliari a dimensione sovranazionale che coinvolga un nostro cittadino e uno tedesco, quali sono le ricadute che derivano su di esso dalla diversità dei due diritti di famiglia? L’esempio tipico è la sottrazione di minore: di due genitori, uno è italiano e l’altro tedesco; quest’ultimo conduce il figlio in Germania; si apre il processo in Italia per il reato previsto dall’art. 574-bis c.p.. A questo punto, ad esempio, la difesa dell’imputato vuole produrre alcune relazioni dello Jugendamt che attestano come il minore si sia integrato bene nel contesto tedesco, con ciò tentando di provare lo stato della necessità: il ragazzino è stato portato oltralpe perché era quella per lui la migliore soluzione possibile e l’Amministrazione per la gioventù tedesca lo conferma.
            Il giudice italiano deve porsi una duplice questione in ordine ai documenti che, in un caso del genere, gli vengono forniti dall’imputato: a) deve compiere il vaglio previsto dall’art. 190 c.p.p., arricchito, stavolta, dalla necessità di acclarare se quelle relazioni siano autentiche e, quindi, quale siano la loro provenienza e il loro contenuto; b) visto che l’art. 190 c.p.p. impone al giudice, tra le altre cose, di escludere prove vietate dalla legge e il successivo art. 191 c.p.p. dichiara inutilizzabile la prova illegittima, egli deve chiedersi se i documenti dello Jugendamt siano o meno conformi alla legge e ai principi costituzionali nostrani.
            Sotto quest’ultimo profilo, quindi, il giudice italiano dovrà compiere le medesime considerazioni svolte in queste pagine, apprezzando il divario tra le previsioni costituzionali italiane e il disposto della legge fondamentale tedesca sulla famiglia.
Altrimenti detto, l’idea di protezione in quanto sorveglianza è estranea all’ordinamento italiano, così come lo sono i poteri invasivi che l’Amministrazione per la gioventù tedesca esercita sulle famiglie.
            Ecco, quindi, che il giudice nostrano non può acquisire le relazioni dello Jugendamt: utilizzarle significherebbe, infatti, trarre informazioni utili al processo da un soggetto che è titolare di poteri sconosciuti al nostro ordinamento. Le attività svolte dall’Ufficio d’oltralpe sono ignote al diritto e al processo civili italiani; del pari ignote sono le relazioni che esitano da quelle attività.
            È dal 1973 che la Consulta ha stabilito che attività compiute in spregio dei diritti inviolabili del cittadino non possono essere assunte a giustificazione di atti processuali: è la nota sentenza 34/1973, da cui la dottrina ha mutuato la definizione di prova incostituzionale. Ed è ad essa che andrebbe ricondotto il documento redatto dallo Jugendamt, in quanto – si ripete – avulso dal sistema in Italia vigente per la regolamentazione dei rapporti intrafamiliari.
Francesco Trapella
(Avvocato a Rovigo – Assegnista di ricerca in

Diritto processuale penale, Università di Ferrara)


L'intervista su questo tema all'avv. Trapella: 




sabato 1 luglio 2017

Un altro strumento del sistema familiare tedesco ...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, per aiutare l’opinione pubblica ad informarsi relativamente al diritto di famiglia tedesco ed alla sua applicazione.


Ci auguriamo che la nostra attività di prevenzione possa evitare a tanti bambini italiani, figli di genitori che emigrano, di crescere nelle famiglie affidatarie tedesche, perdendo completamente ogni contatto con i propri affetti, la propria lingua e la propria cultura.

La vignetta del cartellone “Jugendamt? Nein, Danke”, presente in rete, soprattutto in Germania, è stata realizzata nel 2009 da Alfio Riccardo Krancic, in occasione della deportazione in Germania dei figli di Marinella Colombo.

Questa e la traduzione del messaggio di una mamma francese. La figlia, non restituita dal padre tedesco dopo un fine settimana passato da lui, vive in Germania da anni [sottrazione legalizzata], con il padre e la di lui moglie tedesca. La ragazzina porta il cognome francese della madre (i genitori non erano sposati), ma questo disturba molto il sistema di germanizzazione, quindi …

“Un avvocato tedesco ha fatto istanza, nel maggio del 2016, a nome di mia figlia [minorenne] chiedendo la sostituzione del cognome (lei porta il mio cognome) con quello dell’attuale moglie del padre. Nel luglio 2016 ho risposto evidenziando che mia figlia è minorenne e che la responsabilità genitoriale è congiunta e che dunque lei non può avviare procedimenti in tribunale! La giudice [tedesca] ha avviato e continuato il procedimento come niente fosse. Ho informato il Consolato di Monaco di Baviera che ha contattato lo Jugendamt di N. Ho presentato una Petizione al Parlamento europeo. La Commissione europea ha inviato il fascicolo allo Jugendamt di Berlino per avere spiegazioni. Quest’ultimo ha chiamato la giudice di N. Nel settembre del 2016 ho dovuto prendere anch’io un avvocato in Germania. Abbiamo ribadito più volte alla giudice che l’istanza introduttiva del procedimento non era ricevibile, ma lei continuava imperterrita.
Seguendo i consigli di Marinella, con l’insistenza del mio avvocato, le telefonate a Monaco e Berlino, la giudice alla fine ha scritto alla controparte chiedendo il suo parere [dellacontroparte!] circa il fatto che mia figlia è minorenne e che “sembrerebbe che la legge non permetta ad un minore di essere parte richiedente in un procedimento di questo tipo”. L’avvocato [di fatto incaricato dal padre tedesco di mia figlia] si è alla fine trovato costretto a ritirare la richiesta, ma ha già annunciato che ne presenterà una nuova.
Bilancio: nel processo della mia cancellazione amministrativa hanno perso un anno.
Speriamo che aver messo qualche ostacolo sul loro cammino li calmi, almeno per un po’!”

venerdì 16 giugno 2017

La testimonianza di ciò che i tribunali tedeschi nascondono

Questo video, realizzato dalla televisione RT, ripercorre una storia simile a mille altre che si verificano ogni giorno in Germania e sempre con maggior frequenza. 
Le vicende sono apparentemente diverse, ma l'esito è sempre lo stesso: il cosiddetto “bene del bambino” corrisponde a vivere con il genitore tedesco (in mancanza di esso, se entrambi sono stranieri, si predilige la famiglia affidataria) che prima o poi arriva a detenere ogni diritto.


Questa coraggiosa testimonianza ci svela con quali metodi abbietti lavori il sistema familiare tedesco, controllato dallo Jugendamt.
Moritz Meyer, il bambino, ormai ragazzo maggiorenne, protagonista di questa vicenda, aspetta da suo padre (=il suo genitore tedesco) delle pubbliche scuse per i soprusi subiti.
Probabilmente queste scuse non arriveranno mai, noi ci sentiamo invece in dovere di ringraziare pubblicamente Moritz perché le sue parole, non solo svelano una verità tenacemente nascosta dal sistema, ma ridanno speranza ad ogni genitore con figli prigionieri in Germania che un giorno anche i propri figli possano trovare questo stesso coraggio.

Grazie Moritz!


domenica 11 giugno 2017

Il ragazzo binazionale che ha sconfitto lo Jugendamt!

Un ragazzo binazionale a cui il sistema familiare tedesco controllato dallo Jugendamt ha negato per anni la madre, solo perché non-tedesca, adesso prende la parola e rivela tutto ciò che in Germania viene chiamato "bene del bambino"; rivela le pressioni a cui TUTTI i nostri figli vengono sottoposti affinché si sottomettano al volere di questo sistema che affida SEMPRE i bambini al genitore tedesco! Grazie Moritz! Ci auguriamo che la tua testimonianza dia la forza di parlare anche agli altri ragazzi, ancora in mano ai loro carcerieri e che subiscono tacendo per paura e manipolazione!!


domenica 30 aprile 2017

La democrazia in Europa è una FAKE NEWS!


Per la terza volta il parlamento europeo – questa volta i Popolari (PPE), con l’aiuto dei Liberali (ALDE) - censura in modo più che scorretto tutto il lavoro fatto dal Gruppo di lavoro sul benessere dei minori, finalizzato soprattutto a far luce sul ruolo dello Jugendamt e del sistema familiare tedesco che conosce solo la corrispondenza: “bene del bambino = residenza in Germania”, non importa come e con chi.

Ascoltate quanto succede (da tre legislature)
Ricordatevene quando andrete (forse un giorno) a votare!
Ricordatevene quando i popolari vi diranno di voler tutelare la famiglia!!
Ricordatevene quando i liberali vi diranno di difendere i principi fondamentali
E soprattutto ricordatevene quando vi diranno che “abbiamo bisogno di più Europa”.
Questo è veramente l’Europa, un gruppo di burocrati-politicanti al servizio delle lobby!!
E i pochi eurodeputati che cercano di lavorare seriamente (sono rarissimi e presenti trasversalmente in vari gruppi) in rappresentanza e a tutela dei propri concittadini vengono sistematicamente messi a tacere!

Dall'intervento dell'eurodeputata Eleonora Evi: 

LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE VUOLE CANCELLARE UN ANNO DI LAVORO SULLE PETIZIONI CHE RIGUARDANO I DIRITTI DEI BAMBINI.
Durante questo ultimo anno ho avuto l’onore e l’onere di presiedere un gruppo di lavoro creato in seno alla commissione Petizioni per approfondire le problematiche che riguardano la tutela del benessere dei minori e che sono state sollevate da un numero sempre maggiore di petizioni inviate al Parlamento Europeo.
In particolare abbiamo affrontato le pratiche discriminatorie nei confronti del genitore non tedesco messe in atto dallo Jugendamt in Germania
Dopo un anno di lavoro siamo giunti alla redazione del documento finale che comprende una parte fattuale descrittiva degli incontri avvenuti con degli esperti e delle raccomandazioni finali, che tentano di mettere in luce quegli ambiti in cui è necessario intervenire a livello europeo e a livello degli stati membri per evitare il ripetersi di tali cattive pratiche in futuro. 
Un solo gruppo politico è sempre stato ostile a questo lavoro di approfondimento: Il gruppo dei Popolari PPE, il gruppo politico più grande del Parlamento Europeo, dove peraltro la componente tedesca è maggioritaria. 
Hanno criticato aspramente molte delle decisioni prese all’interno del gruppo di lavoro, e hanno cercato di ostacolarne i lavori tentando di imporre la loro posizione, spesso anche in modo prepotente e arrogante, incapaci di accettare di essere in minoranza e, sul piano politico, sconfitti.


Giunti alla redazione del documento finale, nella fase di emendamento del testo, un gruppo, il gruppo ALDE, ha presentato 22 emendamenti per cancellare i 22 paragrafi che compongono il testo e questi 22 emendamenti sono stati firmati anche dalla presidente della commissione Petizioni Cecilia Wikstrom. 
Un’azione molto grave fatta proprio da chi dovrebbe avere un ruolo di garanzia a tutela della Commissione Petizioni e che invece ha voluto disconoscere e disprezzare il lavoro fatto durante un intero anno dal gruppo di deputati del working group creato ad hoc nella Commissione che lei stessa presiede.
Di fatto, la Presidente ha confermato di essere la stampella del gruppo del popolari, pronta a difendere l’indifendibile e addirittura a travisare la realtà dei fatti. 
Questo è il mio intervento in aula per ristabilire la verità.

sabato 25 marzo 2017

Il business sui bambini e lo Jugendamt tedesco




Ecco perché
La Germania pare avere un basso tasso di disoccupazione
La Germania è all’avanguardia nella falsa “protezione del minore”
La Germania è all’avanguardia nel campo della psichiatria (+ indotto)

Questo significa che in Germania ogni anno vengono tolti alle famiglie un numero tale di bambini da riempire una città (nel 2015: 77.645, nel 2014: 48.059, nel 2013: 42.123, nel 2012: 40.227)
Facendo ricorso tra l’altro a psicologi e psichiatri




















Perché infatti:
Più bambini tolti alle famiglie = più posti di lavoro
Più bambini tolti alle famiglie = più fatturato e controllo sociale


mercoledì 23 novembre 2016

Lo Jugendamt è autorizzato a mentire dal Codice penale tedesco


Questo scritto della Procura Generale di Berlino (che presentiamo in originale nell’immagine e in traduzione qui sotto) è la risposta ad un genitore che si lamenta del fatto che gli siano stati tolti i figli a mezzo di dichiarazioni false rese dallo Jugendamt.

La Procura Generale di Berlino scrive:

“Inoltre si fa notare che:

La persona indagata non poteva commettere l’illecito penale della dichiarazione mendace non giurata già per il semplice fatto che è stata ascoltata dal tribunale familiare a nome dello Jugendamt quale parte in causa e non come testimone o consulente tecnico.
Ex § 153 del Codice penale [tedesco] può essere perseguito penalmente chi rilascia dichiarazioni mendaci avanti il tribunale se ascoltato come testimone o consulente tecnico.
Secondo il § 162 della Legge sui procedimenti familiari e di volontaria giurisdizione lo Jugendamt è parte in causa nei procedimenti portanti sul “Diritto di cura”. Il tribunale deve ascoltare lo Jugendamt in ogni procedimento nel quale sia coinvolto un minore. E’ proprio in questa funzione è stata ascoltata la persona indagata. Non è possibile ampliare l’ipotesi di reato oltre quanto previsto dalla legge”.

Cerchiamo di capire meglio:
un testimone o un consulente tecnico può essere perseguito penalmente se rilascia dichiarazioni mendaci (false) in tribunale. Lo Jugendamt invece può permettersi di mentire spudoratamente e non sarà mai perseguito.
Peggio ancora, lo Jugendamt ha questo potere perché interviene nei procedimenti in qualità di parte in causa, come terzo genitore o genitore di Stato, depositario di tutti i diritti.

La Procura di Berlino ci fornisce la prova del fatto che tutti i processi in Germania sono manipolati. In altre parole, lo Jugendamt rende una decisione politica sulla base di affermazioni mendaci che i tribunali sono poi obbligati a legalizzare.

 Questa informazione dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i governi non-tedeschi e dagli organismi europei per imporre l’immediata sospensione del riconoscimento delle sentenze tedesche.

Ringraziamo la Procura di Berlino che, in poche righe, ci ha spiegato tutta la politica di spoliazione dei genitori non-tedeschi operata dallo Jugendamt in Germania.

domenica 13 novembre 2016

Le madri surrogate della Germania!

Intervento di Karine Bachelier al Parlamento europeo il 10 novembre 2016.

Non solo il sistema tedesco legalizza la sottrazione, poi ti cancella dalla vita dei tuoi figli.
E non lo fa solo con i padri come si potrebbe credere, ma anche volentieri con le madri.



Il sistema tedesco (Jugendamt e tribunali) usa le madri straniere come madri-surrogate e viola la Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo che invece protegge la loro identità.
Ma anche i tedeschi hanno il loro asso nella manica: si stravolge l’identità del bambino (cioè la sua parte non-tedesca) in nome del Kindeswohl che insistono nel sostenere corrisponda al benessere del bambino, tacendo che si tratta del benessere della Germania ATTRAVERSO il bambino.

Qui il video in lingua originale, in francese:


Desidero rendere omaggio alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt

Commissione Petizioni del Parlamento europeo
Seduta del 10 novembre 2016



Così inizia il suo intervento Lionel Gilberti, "Desidero rendere onore alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt".
Lionel Gilberti chiede innanzi tutto alla Commissione di prendere coscienza dei rischi cui si espongono i genitori quando denunciamo ciò che avviene nella giurisdizione familiare tedesca. 
Chiede inoltre agli interpreti di non tradurre mai termini come Jugendamt [iu-ghend-amt], Beistandschaft [bai-stand-schaft] e Kindeswohl [chin-des-vol]. 
Il vero problema di cui siparla da oltre 10 anni infatti non è stato compreso a fondo anche per via delle traduzioni. La traduzione del ruolo dei principali attori della giurisdizione tedesca è intraducibile perché non ha corrispondenza giuridica negli altri paesi dell'Unione.
Lionel ha ricordato gli attacchi all’associazione CEED, l’associazione che difende i genitori vittime dello Jugendamt, le condanne in vari Stati, le falsificazioni di atti e di traduzioni, le intercettazioni fino in Grecia, le perquisizioni e le incarcerazione, persino quella di una americana insieme al suo neonato. Tutte questo ha comportato spese enormi per i genitori coinvolti, ma anche per gli Stati che si sono prestati a servire la Germania. 
E non è finita. 
Sono stati rinvenuti documenti che indicano come i Tedeschi preparino la seconda parte di questo complotto, con decine di richieste di estradizione.
Si teme che i nostri governi si inchinino ancora di fronte alle richieste tedesche.

Qui sotto l'intervento in lingua originale, in francese:



Qui sotto l'intervento in tedesco (traduzione approssimativa):


venerdì 11 novembre 2016

La voce della verità

Questo ragazzo binazionale ha vissuto da bambino ciò che i tedeschi chiamano "sottrazione".
Ha vissuto le pressioni dello Jugendamt e dell'apparato tedesco che voleva cancellare sua madre (non-tedesca) dalla sua vita, nascondendosi dietro alla "volontà del minore".
Ma lui ci rivela - e lo afferma al parlamento europeo - ciò che accade in realtà

Più sotto la trascrizione del testo in italiano

"Buongiorno
Sono il figlio di Beata Pokrzeptowicz-Meyer [polacca] e desidero intervenire brevemente in relazione al discorso tenuto dal sig. Hoffmann [dello Jugendamt]. Egli ha raccontato che nei casi di dispute tra i genitori si perde di vista l’interesse del bambino e che per lo Jugendamt è difficile e avvengono errori nell’interpretazione.
Quando mia madre ed io siamo venuti in Germania, mio padre si è improvvisamente interessato a me e lo Jugendamt ha chiesto dove io volessi vivere.
Ho detto ripetutamente che volevo vivere con mia madre.
Sono stato continuamente interrogato e costretto a fare dichiarazioni fino a quando, snervato, ho detto ciò che volevano sentire: [ho detto] è lo stesso.
Allora lo Jugendamt ha deciso su queste basi che l’interesse del bambino fosse di vivere con suo padre [tedesco].

Questi sarebbero gli errori di interpretazione"

La Germania e i TRE genitori di ogni bambino


Intervento dell’on. Martin in Commissione Petizioni il giorno 10 novembre 2016

"I genitori non tedeschi sono sono mai degni di fare i genitori..."



Anche questo eurodeputato si è stancato di non ricevere risposte a chiare domande relative al sistema familiare tedesco.

Non può che constatare che il “benessere del minore” in Germania è quello deciso dal genitore di Stato, lo Jugendamt, che prevede la totale cancellazione del genitore non-tedesco (o di entrambi, se sono entrambi stranieri), la sua lingua e la sua cultura!

E' ufficiale:
- in Germania i bambini  hanno TRE genitori
- il genitore non-tedesco non è mai in grado di fare il genitore, va cancellato

Intervento in lingua originale, in francese




Nuove rivelazioni sullo Jugendamt tedesco!

Commissione Petizioni del Parlamento europeo
Seduta del 10 novembre 2016



Intervento di Eleonora Evi, Presidente del Gruppo di Lavoro sul "Benessere dei minori" in Commissione Petizioni.

Grazie Presidente.

Intendo innanzitutto ringraziare la presenza odierna dei petitioners e delle autorità tedesche. La questione dello Jugendamt, e del più ampio sistema tedesco correlato, è stato oggetto dell’approfondimento in sede di Working Group in ragione delle problematiche rilevanti incontrate da una pluralità di cittadini europei sollevateci in una molteplicità di petizioni.
L’obiettivo, pertanto, è stato quello di avviare un’analisi di sistema cercando di comprendere appieno le possibilità per migliorare la situazione esistente.
Dall’analisi effettuata nell’ultima riunione del Working Group, in presenza di esperti appositamente invitati, sono emersi taluni aspetti che vi sintetizzo di seguito.
Uno degli esperti, la Dott.ssa Marinella Colombo, ha sottolineato le specificità del sistema sul diritto di famiglia tedesco in cui esistono figure giuridiche uniche, impossibili da tradurre perché prive di corrispondenza negli altri sistemi giuridici e amministrativi europei, mentre nel codice civile tedesco (BGB) non esiste il Sorgerecht [sorghe-recht], cioè il diritto di affido, bensì soltanto la “cura genitoriale” (elterliche Sorge) costituita dalla cura del patrimonio (Vermögenssorge) e dalla cura della persona (Personensorge).
In tal senso, è stato evidenziato come talune di tali specificità possano entrare in conflitto o possano rappresentare una chiara violazione di diritti fondamentali dei minori e dei loro genitori, specie nel caso del genitore non tedesco.  
Il Dott. Trapella ha voluto evidenziare come il legame relazionale tra genitori e figli faccia parte di quell’ordine pubblico europeo, cui la Corte di Giustizia dell’UE ma anche la Corte Europea dei diritti umani sono chiamate a tutelare da ogni possibile abuso o violazione. In tal senso, dato il ruolo dello Jugendamt nell’ambito dei procedimenti familiari, si potrebbe ravvisare una violazione di tale ordine pubblico europeo.
L’Avvocato Muriel Bodin si è invece soffermata sui problemi dei diritti dei minori e dei diritti di difesa nel processi istruiti in Germania sul diritto di famiglia.

Sulla base delle petizioni ricevute e delle riflessioni effettuate dagli esperti summenzionati, vorrei addentrarmi pertanto nelle criticità emerse, sulle quali auspico che le autorità tedesche qui presenti possano fornire piena chiarezza.

Parto dal tema della lamentata assenza di statistiche ufficiali, a livello federale o di Land, dalle quali sia possibile comprendere per le coppie bi-nazionali, nella vasta maggioranza dei casi, quale sia la nazionalità del genitore che ottiene la custodia del minore. Nell’eventuale insussistenza di tali dati sarebbe utile comprenderne le ragioni e capire se possa aver luogo l’avvio di un’attività di indagine in tal senso in Germania, con successivo invio presso la nostra Commissione parlamentare di quanto prodotto.

Lo Jugendamt opererebbe sotto l’egida di un’associazione di pubblico-interesse, la AGJ di Berlino, che agisce come organizzazione ombrello di 16 “Landes-Jugendamter” o Direzioni “Nazionali” dello Jugendamt (in ciascuno dei 16 Lander tedeschi).
Il punto che si pone all’attenzione attiene a comprendere se, a livello federale, è corretto ritenere che uno Jugendamt sia esente da controllo parlamentare. Risulta che lo Jugendamt agisca operativamente nell’ambito dell’autonomia dei comuni (art 28-2 GG) e politicamente nell’ambito delle riunioni chiamate “Familientage”, convocate ogni 1-2, ogni volta in un Land diverso. Lo Jugendamt riferisce soltanto al Landesjugendamt che a sua volta riferisce alla AGJ e.V.
E’ inoltre necessario sapere come lo Jugendamt è organizzato, della collaborazione di quali associazioni si avvale, quanti dipendenti impiega (comprese le associazioni a lui correlate, definite “freie Träger”) e di quale budget annuale dispone.
Per una migliore comprensione vorremmo anche ricevere la statistica relativa al numero di minori oggetti annualmente di provvedimenti dello Jugendamt (compresa la Beistandschaft, la Inobhutnahme, la Verfahrenspflegschaft, ecc..)

Riguardo al ruolo ed al funzionamento dello Jugendamt, si è evidenziato il suo ruolo di terzo genitore in quanto parte in causa in ogni procedimento familiare, così come disposto dal codice sociale tedesco (SGB), libro VIII. Egli pare svolgere il ruolo di “tutore” anche se i genitori sono nel pieno possesso dei loro diritti sui figli, a differenza dunque di quanto avviene negli altri paesi dell’Unione.
Per comprenderne appieno le sue funzioni e le sue finalità è necessario sapere in quale momento del procedimento lo Jugendamt rimette al giudice la sua “raccomandazione” (Empfehlung des Jugendamtes an das Familiengericht) che, come è stato evidenziato da più parti, il giudice non potrà che seguire.

Lo Jugendamt sarebbe altresì responsabile dell’implementazione delle decisioni giudiziarie e può interpretare le stesse in maniera restrittiva o estensiva se ritiene necessario. L’attuazione di tali decisioni giudiziarie può aver luogo talvolta in tempi molti lunghi e sembra che in taluni casi ciò abbia configurato la violazione del diritto all’attuazione di una decisione in un ragionevole periodo di tempo. 
In tal senso è lecito chiedersi sulla base di quale presupposto normativo e di quali modalità le autorità tedesche possano intervenire per evitare tali violazioni ed assicurare la salvaguardia di precisi diritti.

Lo Jugendamt si troverebbe anche nella condizione giuridica di poter emettere una decisione sulle misure temporanee da adottarsi prima dell’implementazione di una decisione giudiziaria, prescindendo da considerazioni correlate alla situazione dei genitori.
In tal senso esiste per uno o entrambi i genitori la possibilità di contestare immediatamente tali misure o è necessario attendere l’udienza nel merito che avviene solo dopo mesi e quindi a situazione di fatto già consolidata?

E’ emerso, altresì, che i servizi di uno Jugendamt possano valutare la performance dei giudici nei casi giudiziari correlati al diritto di famiglia.
Oltre a chiedervi contezza di tale assunto, sottolineo se ciò non rappresenti una chiara influenza sul percorso di carriera dei giudici.

Ulteriore elementi al vaglio hanno riguardato le audizioni dei minori in Germania nell’ambito dei processi sulle questioni familiari, esperibili sin dall’età di tre anni del minore, in difformità con quanto avviene in altri Paesi europei, nonché come tali interviste avvengano in assenza di registrazioni, con l’impedimento tanto per i genitori quanto per gli avvocati di parte di assistervi.
I genitori riceverebbero esclusivamente un breve sunto.
Chiedo chiarimenti, altresì, sul fatto che il riconoscimento di decisioni giudiziarie emesse all’estero sia sistematicamente rifiutato dalle autorità tedesche nei casi in cui il minore non sia stato ascoltato (anche nella situazione in cui esso sia molto piccolo).

Un generale rilievo attiene alla definizione ed interpretazione di “Kindeswohl”, che è apparso alquanto problematico. Tale concetto può dar luogo ovviamente a discussioni senza fine ma dovrebbe ad ogni modo correlarsi ad una valutazione caso per caso.
In base a quale principio agisce lo Jugendamt e, se si tratta del Kindeswohl, come lo definisce?

E’ stato evidenziato come sulla base dell’ordine pubblico europeo, le autorità pubbliche debbano rispettare la privacy familiare nonché l’autonomia genitoriale sulle modalità di crescere i figli. Pertanto una richiesta di negazione della custodia o del diritto di visita di uno dei genitori andrebbe adeguatamente fondata sul presupposto del chiaro pericolo per il benessere del minore e non su presunzioni.
  
Oggetto di analisi degli esperti sono stati il “VERFAHRENSBEISTAND” e [ferfarens-baisch-tand] e la “BEISTANDSCHAFT” [baisch-tand-schaft] nell’ambito dei procedimenti riguardanti dispute familiari, molto spesso contestati dai petitioners come potenzialmente in violazione dei diritti dei genitori e dei bambini.
I petitioners affermano che il Verfahrensbeistand, in quanto “assistente del procedimento” (e NON  “avvocato del bambino”) sia più preoccupato di mantenere il bambino sotto giurisdizione tedesca, anche cancellando un genitore, piuttosto che di assicurare il contatto del bambino con entrambi i genitori, entrambe le lingue e le culture.
La BEISTANDSCHAFT si qualificherebbe invece come procedura che consente unilateralmente allo Jugendamt di adottare attraverso atti amministrativi, e prima di una decisione giudiziaria, una serie di misure vincolanti. Sarebbe idoneo comprendere se i genitori hanno la possibilità di appellare/contestare tali misure e se, in caso di minore binazionale residente all’estero anche il genitore non-tedesco residente all’estero può godere degli importi pagati dallo Jugendamt nell’ambito della Beistandschaft.
A tale aspetto, in ultima istanza, si correla inoltre la pratica dei parte dei Tribunali tedeschi di non provvedere alla traduzione, all’atto della notifica (che avverrebbe nella sola lingua tedesca), degli atti giudiziari ed extragiudiziali relativi a questioni transfrontaliere che coinvolgono particolarmente minori bi-nazionali, non redatti in una lingua compresa dal destinatario non tedesco o similmente non redatti nella lingua ufficiale dello Stato Membro a cui è inviata la notificazione o la comunicazione. Se a tale notifica o comunicazione il destinatario si oppone richiedendo la traduzione di tali atti, i Tribunali tedeschi condannerebbero il destinatario medesimo al pagamento delle spese sostenute per la traduzione, ravvisandosi pertanto una potenziale violazione del Regolamento 1393/2007.

Sulle questioni suesposte, sinteticamente illustrate, chiedo pertanto un preciso chiarimento atto a coadiuvare il lavoro non solo del Working Group ma dell’intera Commissione PETI. 

Nuove rivelazioni sullo Jugendamt tedesco!

Commissione Petizioni del Parlamento europeo
Seduta del 10 novembre 2016



Intervento di Eleonora Evi, Presidente del Gruppo di Lavoro sul "Benessere dei minori" in Commissione Petizioni.

Grazie Presidente.

Intendo innanzitutto ringraziare la presenza odierna dei petitioners e delle autorità tedesche. La questione dello Jugendamt, e del più ampio sistema tedesco correlato, è stato oggetto dell’approfondimento in sede di Working Group in ragione delle problematiche rilevanti incontrate da una pluralità di cittadini europei sollevateci in una molteplicità di petizioni.
L’obiettivo, pertanto, è stato quello di avviare un’analisi di sistema cercando di comprendere appieno le possibilità per migliorare la situazione esistente.
Dall’analisi effettuata nell’ultima riunione del Working Group, in presenza di esperti appositamente invitati, sono emersi taluni aspetti che vi sintetizzo di seguito.
Uno degli esperti, la Dott.ssa Marinella Colombo, ha sottolineato le specificità del sistema sul diritto di famiglia tedesco in cui esistono figure giuridiche uniche, impossibili da tradurre perché prive di corrispondenza negli altri sistemi giuridici e amministrativi europei, mentre nel codice civile tedesco (BGB) non esiste il Sorgerecht [sorghe-recht], cioè il diritto di affido, bensì soltanto la “cura genitoriale” (elterliche Sorge) costituita dalla cura del patrimonio (Vermögenssorge) e dalla cura della persona (Personensorge).
In tal senso, è stato evidenziato come talune di tali specificità possano entrare in conflitto o possano rappresentare una chiara violazione di diritti fondamentali dei minori e dei loro genitori, specie nel caso del genitore non tedesco.  
Il Dott. Trapella ha voluto evidenziare come il legame relazionale tra genitori e figli faccia parte di quell’ordine pubblico europeo, cui la Corte di Giustizia dell’UE ma anche la Corte Europea dei diritti umani sono chiamate a tutelare da ogni possibile abuso o violazione. In tal senso, dato il ruolo dello Jugendamt nell’ambito dei procedimenti familiari, si potrebbe ravvisare una violazione di tale ordine pubblico europeo.
L’Avvocato Muriel Bodin si è invece soffermata sui problemi dei diritti dei minori e dei diritti di difesa nel processi istruiti in Germania sul diritto di famiglia.

Sulla base delle petizioni ricevute e delle riflessioni effettuate dagli esperti summenzionati, vorrei addentrarmi pertanto nelle criticità emerse, sulle quali auspico che le autorità tedesche qui presenti possano fornire piena chiarezza.

Parto dal tema della lamentata assenza di statistiche ufficiali, a livello federale o di Land, dalle quali sia possibile comprendere per le coppie bi-nazionali, nella vasta maggioranza dei casi, quale sia la nazionalità del genitore che ottiene la custodia del minore. Nell’eventuale insussistenza di tali dati sarebbe utile comprenderne le ragioni e capire se possa aver luogo l’avvio di un’attività di indagine in tal senso in Germania, con successivo invio presso la nostra Commissione parlamentare di quanto prodotto.

Lo Jugendamt opererebbe sotto l’egida di un’associazione di pubblico-interesse, la AGJ di Berlino, che agisce come organizzazione ombrello di 16 “Landes-Jugendamter” o Direzioni “Nazionali” dello Jugendamt (in ciascuno dei 16 Lander tedeschi).
Il punto che si pone all’attenzione attiene a comprendere se, a livello federale, è corretto ritenere che uno Jugendamt sia esente da controllo parlamentare. Risulta che lo Jugendamt agisca operativamente nell’ambito dell’autonomia dei comuni (art 28-2 GG) e politicamente nell’ambito delle riunioni chiamate “Familientage”, convocate ogni 1-2, ogni volta in un Land diverso. Lo Jugendamt riferisce soltanto al Landesjugendamt che a sua volta riferisce alla AGJ e.V.
E’ inoltre necessario sapere come lo Jugendamt è organizzato, della collaborazione di quali associazioni si avvale, quanti dipendenti impiega (comprese le associazioni a lui correlate, definite “freie Träger”) e di quale budget annuale dispone.
Per una migliore comprensione vorremmo anche ricevere la statistica relativa al numero di minori oggetti annualmente di provvedimenti dello Jugendamt (compresa la Beistandschaft, la Inobhutnahme, la Verfahrenspflegschaft, ecc..)

Riguardo al ruolo ed al funzionamento dello Jugendamt, si è evidenziato il suo ruolo di terzo genitore in quanto parte in causa in ogni procedimento familiare, così come disposto dal codice sociale tedesco (SGB), libro VIII. Egli pare svolgere il ruolo di “tutore” anche se i genitori sono nel pieno possesso dei loro diritti sui figli, a differenza dunque di quanto avviene negli altri paesi dell’Unione.
Per comprenderne appieno le sue funzioni e le sue finalità è necessario sapere in quale momento del procedimento lo Jugendamt rimette al giudice la sua “raccomandazione” (Empfehlung des Jugendamtes an das Familiengericht) che, come è stato evidenziato da più parti, il giudice non potrà che seguire.

Lo Jugendamt sarebbe altresì responsabile dell’implementazione delle decisioni giudiziarie e può interpretare le stesse in maniera restrittiva o estensiva se ritiene necessario. L’attuazione di tali decisioni giudiziarie può aver luogo talvolta in tempi molti lunghi e sembra che in taluni casi ciò abbia configurato la violazione del diritto all’attuazione di una decisione in un ragionevole periodo di tempo. 
In tal senso è lecito chiedersi sulla base di quale presupposto normativo e di quali modalità le autorità tedesche possano intervenire per evitare tali violazioni ed assicurare la salvaguardia di precisi diritti.

Lo Jugendamt si troverebbe anche nella condizione giuridica di poter emettere una decisione sulle misure temporanee da adottarsi prima dell’implementazione di una decisione giudiziaria, prescindendo da considerazioni correlate alla situazione dei genitori.
In tal senso esiste per uno o entrambi i genitori la possibilità di contestare immediatamente tali misure o è necessario attendere l’udienza nel merito che avviene solo dopo mesi e quindi a situazione di fatto già consolidata?

E’ emerso, altresì, che i servizi di uno Jugendamt possano valutare la performance dei giudici nei casi giudiziari correlati al diritto di famiglia.
Oltre a chiedervi contezza di tale assunto, sottolineo se ciò non rappresenti una chiara influenza sul percorso di carriera dei giudici.

Ulteriore elementi al vaglio hanno riguardato le audizioni dei minori in Germania nell’ambito dei processi sulle questioni familiari, esperibili sin dall’età di tre anni del minore, in difformità con quanto avviene in altri Paesi europei, nonché come tali interviste avvengano in assenza di registrazioni, con l’impedimento tanto per i genitori quanto per gli avvocati di parte di assistervi.
I genitori riceverebbero esclusivamente un breve sunto.
Chiedo chiarimenti, altresì, sul fatto che il riconoscimento di decisioni giudiziarie emesse all’estero sia sistematicamente rifiutato dalle autorità tedesche nei casi in cui il minore non sia stato ascoltato (anche nella situazione in cui esso sia molto piccolo).

Un generale rilievo attiene alla definizione ed interpretazione di “Kindeswohl”, che è apparso alquanto problematico. Tale concetto può dar luogo ovviamente a discussioni senza fine ma dovrebbe ad ogni modo correlarsi ad una valutazione caso per caso.
In base a quale principio agisce lo Jugendamt e, se si tratta del Kindeswohl, come lo definisce?

E’ stato evidenziato come sulla base dell’ordine pubblico europeo, le autorità pubbliche debbano rispettare la privacy familiare nonché l’autonomia genitoriale sulle modalità di crescere i figli. Pertanto una richiesta di negazione della custodia o del diritto di visita di uno dei genitori andrebbe adeguatamente fondata sul presupposto del chiaro pericolo per il benessere del minore e non su presunzioni.
  
Oggetto di analisi degli esperti sono stati il “VERFAHRENSBEISTAND” e [ferfarens-baisch-tand] e la “BEISTANDSCHAFT” [baisch-tand-schaft] nell’ambito dei procedimenti riguardanti dispute familiari, molto spesso contestati dai petitioners come potenzialmente in violazione dei diritti dei genitori e dei bambini.
I petitioners affermano che il Verfahrensbeistand, in quanto “assistente del procedimento” (e NON  “avvocato del bambino”) sia più preoccupato di mantenere il bambino sotto giurisdizione tedesca, anche cancellando un genitore, piuttosto che di assicurare il contatto del bambino con entrambi i genitori, entrambe le lingue e le culture.
La BEISTANDSCHAFT si qualificherebbe invece come procedura che consente unilateralmente allo Jugendamt di adottare attraverso atti amministrativi, e prima di una decisione giudiziaria, una serie di misure vincolanti. Sarebbe idoneo comprendere se i genitori hanno la possibilità di appellare/contestare tali misure e se, in caso di minore binazionale residente all’estero anche il genitore non-tedesco residente all’estero può godere degli importi pagati dallo Jugendamt nell’ambito della Beistandschaft.
A tale aspetto, in ultima istanza, si correla inoltre la pratica dei parte dei Tribunali tedeschi di non provvedere alla traduzione, all’atto della notifica (che avverrebbe nella sola lingua tedesca), degli atti giudiziari ed extragiudiziali relativi a questioni transfrontaliere che coinvolgono particolarmente minori bi-nazionali, non redatti in una lingua compresa dal destinatario non tedesco o similmente non redatti nella lingua ufficiale dello Stato Membro a cui è inviata la notificazione o la comunicazione. Se a tale notifica o comunicazione il destinatario si oppone richiedendo la traduzione di tali atti, i Tribunali tedeschi condannerebbero il destinatario medesimo al pagamento delle spese sostenute per la traduzione, ravvisandosi pertanto una potenziale violazione del Regolamento 1393/2007.

Sulle questioni suesposte, sinteticamente illustrate, chiedo pertanto un preciso chiarimento atto a coadiuvare il lavoro non solo del Working Group ma dell’intera Commissione PETI.