Nelle
udienze presso i tribunali familiari tedeschi[1],
in caso di controversie familiari transfrontaliere, cioè quanto è coinvolto un
genitore italiano e uno tedesco (o di altra nazionalità residente in Germania)
è molto importante che il Console
del proprio paese (il Console o Console generale d’Italia) partecipi alle udienze in qualità di osservatore. Questa presenza
trasmette innanzi tutto il messaggio che il genitore italiano non è solo e
abbandonato dalle proprie autorità e inoltre impedisce affermazioni ricorrenti
in tali procedimenti con le quali si lascia intendere che l’Italia sia Paese
incivile, Paese in cui la polizia non lavora per la legalità, Paese in cui i
figli non hanno futuro, ecc…
Poiché
i procedimenti familiari si tengono a porte chiuse, vi verrà risposto che
neppure il Console può avere accesso. Questo non è vero. Non solo esiste una Convenzione di Vienna in proposito, ma
anche una circolare del Ministero della Giustizia tedesco che ricorda ai
giudici familiari di permettere la presenza consolare, in base non solo alla
Convenzione di Vienna, ma anche alla reciprocità. I Consoli tedeschi infatti
vengono sempre ammessi nelle udienze familiari a porte chiuse che si svolgono
negli altri Paesi.
Metto
a disposizione di tutti tale documento, affinché né da parte tedesca, né da
parte italiana, venga ulteriormente negata la presenza del Console, diritto al
quale non si dovrebbe mai rinunciare.
[1] Quando di parla di procedimenti in
Germania, ci si riferisce anche a quelli che hanno luogo in Austria e nella
Svizzera tedesca, paesi dotati anch’essi di uno Jugendamt e culturalmente
vicini, per lingua e legislazione, alla Germania.
Incompatibilità
tra diritti di famiglia italiano e tedesco: ricadute sul processo nostrano per
reati endofamiliari.
Brevissime note a cuta di F. Trapella
La
famiglia è un valore che rientra nell’ordine pubblico europeo: sia il diritto
dell’Unione, sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo la pongono a
fondamento del tessuto sociale, quale luogo di crescita e di formazione
dell’individuo.
Nel 1993, ad esempio, nel caso Hoffman, la Corte di Strasburgo si è
concentrata sull’idea di educazione, come diritto/dovere dei genitori ad
indirizzare i figli e, al contempo, diritto dei figli ad essere guidati verso
un traguardo di convinzioni etiche, sociali o religiose che permetta loro un
proficuo accesso alla vita associata.
Ancora, e sempre procedendo per
esempi, l’art. 33 della Carta di Nizza protegge espressamente la vita
familiare, facendo seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo
1984, alla Convenzione dell’Aja del 1996 o alla Decisione del Consiglio
2003/93/CE (19 dicembre 2002) che si occupano di tutelare le relazioni tra
genitori e figli.
Insomma, i diritti europei si
occupano della famiglia, nelle sue molteplici sfaccettature: l’educazione dei
giovani, il ruolo dei genitori (di entrambi: quindi viene esaltato il valore
della bigenitorialità), la posizione – personale e patrimoniale – dei figli,
ecc.
Da questa premessa deriva che tutti
i Paesi che aderiscono ora all’Unione europea, ora alla Convenzione dei diritti
riconoscono e tutelano la famiglia. Se così non fosse, gli ordinamenti
nazionali si porrebbero in contrasto con quelli europei, con successivo
stravolgimento delle regole gerarchiche tra le fonti.
Quanto appena detto, però, non
significa che tutti gli Stati europei prevedano per la famiglia identici
meccanismi di salvaguardia o, più in generale, che regolino allo stesso modo il
rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini.
Esempio di ciò si ha nel confronto
tra gli artt. 30 e 31 della nostra Costituzione e l’art. 6 della Grundgesetz tedesca.
Il lessico del legislatore costituente
nostrano è ricco di verbi che rimandano al campo semantico della protezione: “nei casi di incapacità dei genitori, la
legge provvede a che siano assolti i
loro compiti” (art. 30 Cost.); “la
Repubblica agevola con misure
economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (art. 31,
comma 1, Cost.); “protegge l’infanzia, la maternità, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale
scopo” (art. 31, comma 2, Cost.).
Diversa è la scelta terminologica compiuta
dalla Legge fondamentale tedesca: “il
matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale. La cura e l’educazione dei
figli sono un diritto naturale dei genitori ed un precipuo dovere che loro
incombe. La comunità statale sorveglia
la loro attività” (art. 6, §§1 e 2, Grundgestez);
“Contro
il volere degli aventi il diritto all’educazione, i figli possono essere
separati dalla famiglia solo in base ad una legge, nel caso in cui gli aventi
il diritto dell’educazione vengano meno al loro dovere o nel caso che, per
altri motivi, i figli corrano il rischio di essere trascurati” (art. 6, §3,
Grundgesetz).
Protezione nel senso di agevolazione
della crescita familiare, da un lato; protezione come sorveglianza dello Stato
sui doveri genitoriali, dall’altro.
Tanto basta a rendere legittima, in
Germania, una struttura statale con ampi poteri di ingerenza sulle famiglie,
che partecipa ai giudizi di fronte al tribunale per i minorenni o all’autorità
giudiziaria civile in qualità di parte. Ne deriva – volendo esemplificare – che
in contenziosi del genere, i genitori dinanzi al giudice sono tre: i due
biologici, e l’Amministrazione per la gioventù (in lingua tedesca, Jugendamt).
Il lungo preambolo conduce al tema
in argomento: immaginando, in Italia, un processo penale per reati
endofamiliari a dimensione sovranazionale che coinvolga un nostro cittadino e
uno tedesco, quali sono le ricadute che derivano su di esso dalla diversità dei
due diritti di famiglia? L’esempio tipico è la sottrazione di minore: di due
genitori, uno è italiano e l’altro tedesco; quest’ultimo conduce il figlio in
Germania; si apre il processo in Italia per il reato previsto dall’art. 574-bis
c.p.. A questo punto, ad esempio, la difesa dell’imputato vuole produrre alcune
relazioni dello Jugendamt che
attestano come il minore si sia integrato bene nel contesto tedesco, con ciò
tentando di provare lo stato della necessità: il ragazzino è stato portato
oltralpe perché era quella per lui la migliore soluzione possibile e
l’Amministrazione per la gioventù tedesca lo conferma.
Il giudice italiano deve porsi una
duplice questione in ordine ai documenti che, in un caso del genere, gli
vengono forniti dall’imputato: a)
deve compiere il vaglio previsto dall’art. 190 c.p.p., arricchito, stavolta,
dalla necessità di acclarare se quelle relazioni siano autentiche e, quindi,
quale siano la loro provenienza e il loro contenuto; b) visto che l’art. 190 c.p.p. impone al giudice, tra le altre
cose, di escludere prove vietate dalla legge e il successivo art. 191 c.p.p.
dichiara inutilizzabile la prova illegittima, egli deve chiedersi se i
documenti dello Jugendamt siano o
meno conformi alla legge e ai principi costituzionali nostrani.
Sotto quest’ultimo profilo, quindi,
il giudice italiano dovrà compiere le medesime considerazioni svolte in queste
pagine, apprezzando il divario tra le previsioni costituzionali italiane e il
disposto della legge fondamentale tedesca sulla famiglia.
Altrimenti detto, l’idea di protezione in quanto sorveglianza è estranea
all’ordinamento italiano, così come lo sono i poteri invasivi che
l’Amministrazione per la gioventù tedesca esercita sulle famiglie.
Ecco, quindi, che il giudice
nostrano non può acquisire le relazioni dello Jugendamt: utilizzarle significherebbe, infatti, trarre
informazioni utili al processo da un soggetto che è titolare di poteri
sconosciuti al nostro ordinamento. Le attività svolte dall’Ufficio d’oltralpe
sono ignote al diritto e al processo civili italiani; del pari ignote sono le
relazioni che esitano da quelle attività.
È dal 1973 che la Consulta ha
stabilito che attività compiute in spregio dei diritti inviolabili del
cittadino non possono essere assunte a giustificazione di atti processuali: è
la nota sentenza 34/1973, da cui la dottrina ha mutuato la definizione di prova
incostituzionale. Ed è ad essa che
andrebbe ricondotto il documento redatto dallo Jugendamt, in quanto – si ripete – avulso dal sistema in Italia
vigente per la regolamentazione dei rapporti intrafamiliari.
Francesco Trapella
(Avvocato a Rovigo
– Assegnista di ricerca in
Diritto processuale
penale, Università di Ferrara)
Riceviamo
e volentieri pubblichiamo, per aiutare l’opinione pubblica ad informarsi
relativamente al diritto di famiglia tedesco ed alla sua applicazione.
Ci
auguriamo che la nostra attività di prevenzione possa evitare a tanti bambini italiani, figli di genitori che emigrano, di
crescere nelle famiglie affidatarie tedesche, perdendo completamente ogni
contatto con i propri affetti, la propria lingua e la propria cultura.
La
vignetta del cartellone “Jugendamt? Nein, Danke”, presente in rete, soprattutto
in Germania, è stata realizzata nel 2009 da Alfio Riccardo Krancic, in
occasione della deportazione in Germania dei figli di Marinella Colombo.
Questa
e la traduzione del messaggio di una mamma francese. La figlia, non restituita
dal padre tedesco dopo un fine settimana passato da lui, vive in Germania da
anni [sottrazione legalizzata], con il padre e la di lui moglie tedesca. La
ragazzina porta il cognome francese della madre (i genitori non erano sposati),
ma questo disturba molto il sistema di germanizzazione, quindi …
“Un
avvocato tedesco ha fatto istanza, nel maggio del 2016, a nome di mia figlia
[minorenne] chiedendo la sostituzione del cognome (lei porta il mio cognome)
con quello dell’attuale moglie del padre. Nel luglio 2016 ho risposto
evidenziando che mia figlia è minorenne e che la responsabilità genitoriale è
congiunta e che dunque lei non può avviare procedimenti in tribunale! La
giudice [tedesca] ha avviato e continuato il procedimento come niente fosse. Ho
informato il Consolato di Monaco di Baviera che ha contattato lo Jugendamt di N. Ho presentato una
Petizione al Parlamento europeo. La Commissione europea ha inviato il fascicolo
allo Jugendamt di Berlino per avere
spiegazioni. Quest’ultimo ha chiamato la giudice di N. Nel settembre del 2016 ho
dovuto prendere anch’io un avvocato in Germania. Abbiamo ribadito più volte
alla giudice che l’istanza introduttiva del procedimento non era ricevibile, ma
lei continuava imperterrita.
Seguendo
i consigli di Marinella, con l’insistenza del mio avvocato, le telefonate a
Monaco e Berlino, la giudice alla fine ha scritto alla controparte chiedendo il
suo parere [dellacontroparte!] circa il fatto che mia figlia è minorenne e che “sembrerebbe
che la legge non permetta ad un minore di essere parte richiedente in un
procedimento di questo tipo”. L’avvocato [di fatto incaricato dal padre tedesco
di mia figlia] si è alla fine trovato costretto a ritirare la richiesta, ma ha
già annunciato che ne presenterà una nuova.
Bilancio:
nel processo della mia cancellazione amministrativa hanno perso un anno.
Speriamo
che aver messo qualche ostacolo sul loro cammino li calmi, almeno per un po’!”
Questo
video, realizzato dalla televisione RT, ripercorre una storia simile a mille
altre che si verificano ogni giorno in Germania e sempre con maggior frequenza.
Le vicende sono apparentemente diverse, ma l'esito è sempre lo stesso: il cosiddetto
“bene del bambino” corrisponde a vivere con il genitore tedesco (in mancanza di
esso, se entrambi sono stranieri, si predilige la famiglia affidataria) che
prima o poi arriva a detenere ogni diritto.
Questa
coraggiosa testimonianza ci svela con quali metodi abbietti lavori il sistema familiare tedesco, controllato dallo Jugendamt.
Moritz
Meyer, il bambino, ormai ragazzo maggiorenne, protagonista di questa vicenda,
aspetta da suo padre (=il suo genitore tedesco) delle pubbliche scuse per i
soprusi subiti.
Probabilmente
queste scuse non arriveranno mai, noi ci sentiamo invece in dovere di
ringraziare pubblicamente Moritz perché le sue parole, non solo svelano una
verità tenacemente nascosta dal sistema, ma ridanno speranza ad ogni genitore
con figli prigionieri in Germania che un giorno anche i propri figli possano
trovare questo stesso coraggio.
Un ragazzo binazionale a cui il sistema familiare tedesco controllato dallo Jugendamt ha negato per anni la madre, solo perché non-tedesca, adesso prende la parola e rivela tutto ciò che in Germania viene chiamato "bene del bambino"; rivela le pressioni a cui TUTTI i nostri figli vengono sottoposti affinché si sottomettano al volere di questo sistema che affida SEMPRE i bambini al genitore tedesco! Grazie Moritz! Ci auguriamo che la tua testimonianza dia la forza di parlare anche agli altri ragazzi, ancora in mano ai loro carcerieri e che subiscono tacendo per paura e manipolazione!!
Per
la terza volta il parlamento europeo – questa volta i Popolari (PPE), con
l’aiuto dei Liberali (ALDE) - censura
in modo più che scorretto tutto il
lavoro fatto dal Gruppo di lavoro sul benessere dei minori, finalizzato
soprattutto a far luce sul ruolo dello Jugendamt e del sistema familiare
tedesco che conosce solo la corrispondenza: “bene del bambino = residenza in
Germania”, non importa come e con chi.
Ascoltate
quanto succede (da tre legislature)
Ricordatevene
quando andrete (forse un giorno) a votare!
Ricordatevene
quando i popolari vi diranno di
voler tutelare la famiglia!!
Ricordatevene
quando i liberali vi diranno di
difendere i principi fondamentali
E
soprattutto ricordatevene quando vi diranno che “abbiamo bisogno di più
Europa”.
Questo
è veramente l’Europa, un gruppo di burocrati-politicanti al servizio delle
lobby!!
E
i pochi eurodeputati che cercano di lavorare seriamente (sono rarissimi e
presenti trasversalmente in vari gruppi) in rappresentanza e a tutela dei
propri concittadini vengono sistematicamente messi a tacere!
Dall'intervento dell'eurodeputata Eleonora Evi:
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE VUOLE CANCELLARE UN ANNO DI LAVORO SULLE
PETIZIONI CHE RIGUARDANO I DIRITTI DEI BAMBINI.
Durante questo ultimo anno ho avuto l’onore e l’onere di
presiedere un gruppo di lavoro creato in seno alla commissione Petizioni per approfondire
le problematiche che riguardano la tutela del benessere dei minori e che sono
state sollevate da un numero sempre maggiore di petizioni inviate al Parlamento
Europeo.
In particolare abbiamo affrontato le pratiche discriminatorie nei confronti
del genitore non tedesco messe in atto dallo Jugendamt in Germania
Dopo un anno di lavoro siamo giunti alla redazione del documento finale che
comprende una parte fattuale descrittiva degli incontri avvenuti con degli
esperti e delle raccomandazioni finali, che tentano di mettere in luce quegli
ambiti in cui è necessario intervenire a livello europeo e a livello degli
stati membri per evitare il ripetersi di tali cattive pratiche in futuro.
Un solo gruppo politico è sempre stato ostile a questo lavoro di
approfondimento: Il gruppo dei Popolari PPE, il gruppo politico più grande del
Parlamento Europeo, dove peraltro la componente tedesca è maggioritaria.
Hanno criticato aspramente molte delle decisioni prese all’interno del gruppo
di lavoro, e hanno cercato di ostacolarne i lavori tentando di imporre la loro
posizione, spesso anche in modo prepotente e arrogante, incapaci di accettare
di essere in minoranza e, sul piano politico, sconfitti.
Giunti alla redazione del documento finale, nella fase di emendamento del
testo, un gruppo, il gruppo ALDE, ha presentato 22 emendamenti per cancellare i
22 paragrafi che compongono il testo e questi 22 emendamenti sono stati firmati
anche dalla presidente della commissione Petizioni Cecilia Wikstrom.
Un’azione molto grave fatta proprio da chi dovrebbe avere un ruolo di garanzia
a tutela della Commissione Petizioni e che invece ha voluto disconoscere e
disprezzare il lavoro fatto durante un intero anno dal gruppo di deputati del
working group creato ad hoc nella Commissione che lei stessa presiede.
Di fatto, la Presidente ha confermato di essere la stampella del gruppo del
popolari, pronta a difendere l’indifendibile e addirittura a travisare la
realtà dei fatti.
Questo è il mio intervento in aula per ristabilire la verità.
La
Germania pare avere un basso tasso di disoccupazione
La
Germania è all’avanguardia nella falsa “protezione del minore”
La
Germania è all’avanguardia nel campo della psichiatria (+ indotto)
Questo
significa che in Germania ogni anno vengono tolti alle famiglie un numero tale
di bambini da riempire una città (nel 2015: 77.645, nel 2014: 48.059, nel 2013:
42.123, nel 2012: 40.227)
Facendo
ricorso tra l’altro a psicologi e psichiatri
Perché
infatti:
Più
bambini tolti alle famiglie = più posti di lavoro
Più
bambini tolti alle famiglie = più fatturato e controllo sociale
Questo scritto della Procura Generale di Berlino (che
presentiamo in originale nell’immagine e in traduzione qui sotto) è la risposta
ad un genitore che si lamenta del fatto che gli siano stati tolti i figli a
mezzo di dichiarazioni false rese dallo Jugendamt.
La Procura Generale di Berlino scrive:
“Inoltre si fa
notare che:
La persona
indagata non poteva commettere l’illecito penale della dichiarazione mendace
non giurata già per il semplice fatto che è stata ascoltata dal tribunale
familiare a nome dello Jugendamt
quale parte in causa e non come
testimone o consulente tecnico.
Ex § 153 del Codice penale [tedesco] può essere perseguito
penalmente chi rilascia dichiarazioni mendaci avanti il tribunale se ascoltato
come testimone o consulente tecnico.
Secondo il § 162 della Legge sui procedimenti familiari e di
volontaria giurisdizione lo Jugendamt è parte in causa nei procedimenti
portanti sul “Diritto di cura”. Il tribunale deve ascoltare lo Jugendamt in
ogni procedimento nel quale sia coinvolto un minore. E’ proprio in questa
funzione è stata ascoltata la persona indagata. Non è possibile ampliare
l’ipotesi di reato oltre quanto previsto dalla legge”.
Cerchiamo
di capire meglio:
un
testimone o un consulente tecnico può essere perseguito penalmente se rilascia
dichiarazioni mendaci (false) in tribunale. Lo Jugendamt invece può permettersi
di mentire spudoratamente e non sarà mai perseguito.
Peggio
ancora, lo Jugendamt ha questo potere perché interviene nei procedimenti in
qualità di parte in causa, come terzo genitore o genitore di Stato, depositario di tutti i diritti.
La
Procura di Berlino ci fornisce la prova del fatto che tutti i processi in
Germania sono manipolati. In altre parole, lo Jugendamt rende una decisione politica sulla base di affermazioni mendaci che i tribunali
sono poi obbligati a legalizzare.
Questa informazione dovrebbe essere presa in
considerazione da tutti i governi non-tedeschi e dagli organismi europei per
imporre l’immediata sospensione del riconoscimento delle sentenze tedesche.
Ringraziamo
la Procura di Berlino che, in poche righe, ci ha spiegato tutta la politica di
spoliazione dei genitori non-tedeschi operata dallo Jugendamt in Germania.
Intervento
di Karine Bachelier al Parlamento europeo il 10 novembre 2016.
Non solo il sistema tedesco legalizza la sottrazione, poi ti cancella dalla vita dei tuoi figli.
E non lo fa solo con i padri come si potrebbe credere, ma anche volentieri con le madri.
Il
sistema tedesco (Jugendamt e tribunali) usa le madri straniere come
madri-surrogate e viola la Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo che
invece protegge la loro identità.
Ma
anche i tedeschi hanno il loro asso nella manica: si stravolge l’identità del
bambino (cioè la sua parte non-tedesca) in nome del Kindeswohl che insistono
nel sostenere corrisponda al benessere del bambino, tacendo che si tratta del
benessere della Germania ATTRAVERSO il bambino.
Commissione Petizioni del Parlamento europeo Seduta del 10 novembre 2016
Così inizia il suo intervento Lionel Gilberti, "Desidero rendere onore alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt". Lionel Gilberti chiede innanzi tutto alla Commissione di prendere coscienza dei rischi cui si espongono i genitori quando denunciamo ciò che avviene nella giurisdizione familiare tedesca. Chiede inoltre agli interpreti di non tradurre mai termini come Jugendamt [iu-ghend-amt], Beistandschaft [bai-stand-schaft] e Kindeswohl [chin-des-vol]. Il vero problema di cui siparla da oltre 10 anni infatti non è stato compreso a fondo anche per via delle traduzioni. La traduzione del ruolo dei principali attori della giurisdizione tedesca è intraducibile perché non ha corrispondenza giuridica negli altri paesi dell'Unione. Lionel ha ricordato gli attacchi all’associazione CEED, l’associazione che difende i genitori vittime dello Jugendamt, le condanne in vari Stati, le falsificazioni di atti e di traduzioni, le intercettazioni fino in Grecia, le perquisizioni e le incarcerazione, persino quella di una americana insieme al suo neonato. Tutte questo ha comportato spese enormi per i genitori coinvolti, ma anche per gli Stati che si sono prestati a servire la Germania. E non è finita. Sono stati rinvenuti documenti che indicano come i Tedeschi preparino la seconda parte di questo complotto, con decine di richieste di estradizione. Si teme che i nostri governi si inchinino ancora di fronte alle richieste tedesche. Qui sotto l'intervento in lingua originale, in francese:
Qui sotto l'intervento in tedesco (traduzione approssimativa):
Questo ragazzo binazionale ha vissuto da bambino ciò che i tedeschi chiamano "sottrazione".
Ha vissuto le pressioni dello Jugendamt e dell'apparato tedesco che voleva cancellare sua madre (non-tedesca) dalla sua vita, nascondendosi dietro alla "volontà del minore".
Ma lui ci rivela - e lo afferma al parlamento europeo - ciò che accade in realtà
Più sotto la trascrizione del testo in italiano
"Buongiorno
Sono il figlio di Beata
Pokrzeptowicz-Meyer [polacca] e desidero intervenire brevemente in relazione al
discorso tenuto dal sig. Hoffmann [dello Jugendamt]. Egli ha raccontato che nei
casi di dispute tra i genitori si perde di vista l’interesse del bambino e che per
lo Jugendamt è difficile e avvengono errori nell’interpretazione.
Quando mia madre
ed io siamo venuti in Germania, mio padre si è improvvisamente interessato a me
e lo Jugendamt ha chiesto dove io volessi vivere.
Ho detto
ripetutamente che volevo vivere con mia madre.
Sono stato
continuamente interrogato e costretto a fare dichiarazioni fino a quando, snervato,
ho detto ciò che volevano sentire: [ho detto] è lo stesso.
Allora lo
Jugendamt ha deciso su queste basi che l’interesse del bambino fosse di vivere
con suo padre [tedesco].
Intervento
dell’on. Martin in Commissione Petizioni il giorno 10 novembre 2016
"I genitori non tedeschi sono sono mai degni di fare i genitori..."
Anche
questo eurodeputato si è stancato di non
ricevere risposte a chiare domande relative al sistema familiare tedesco.
Non
può che constatare che il “benessere del minore” in Germania è quello deciso
dal genitore di Stato, lo Jugendamt, che prevede la totale cancellazione del
genitore non-tedesco (o di entrambi, se sono entrambi stranieri), la sua lingua
e la sua cultura!
E' ufficiale:
- in Germania i bambini hanno TRE genitori
- il genitore non-tedesco non è mai in grado di fare il genitore, va cancellato
Commissione Petizioni del Parlamento europeo Seduta del 10 novembre 2016
Intervento di Eleonora Evi, Presidente del Gruppo di Lavoro sul "Benessere dei minori" in Commissione Petizioni.
Grazie Presidente.
Intendo innanzitutto ringraziare la presenza odierna dei petitioners e delle autorità tedesche.
La questione dello Jugendamt, e del
più ampio sistema tedesco correlato, è stato oggetto dell’approfondimento in
sede di Working Group in ragione delle problematiche rilevanti incontrate da
una pluralità di cittadini europei sollevateci in una molteplicità di
petizioni.
L’obiettivo, pertanto, è stato quello di avviare
un’analisi di sistema cercando di comprendere appieno le possibilità per
migliorare la situazione esistente.
Dall’analisi effettuata nell’ultima riunione del Working
Group, in presenza di esperti appositamente invitati, sono emersi taluni
aspetti che vi sintetizzo di seguito.
Uno degli esperti, la Dott.ssa Marinella Colombo, ha
sottolineato le specificità del sistema sul diritto di famiglia tedesco in cui
esistono figure giuridiche uniche, impossibili da tradurre perché prive di corrispondenza
negli altri sistemi giuridici e amministrativi europei, mentre nel codice
civile tedesco (BGB) non esiste il Sorgerecht [sorghe-recht], cioè il
diritto di affido, bensì soltanto la “cura genitoriale” (elterliche Sorge) costituita dalla cura del patrimonio (Vermögenssorge) e dalla cura della
persona (Personensorge).
In tal senso, è stato evidenziato come talune di tali
specificità possano entrare in conflitto o possano rappresentare una chiara
violazione di diritti fondamentali dei minori e dei loro genitori, specie nel
caso del genitore non tedesco.
Il Dott. Trapella ha voluto evidenziare come il legame
relazionale tra genitori e figli faccia parte di quell’ordine pubblico europeo,
cui la Corte di Giustizia dell’UE ma anche la Corte Europea dei diritti umani
sono chiamate a tutelare da ogni possibile abuso o violazione. In tal senso, dato
il ruolo dello Jugendamt nell’ambito dei procedimenti familiari, si potrebbe
ravvisare una violazione di tale ordine pubblico europeo.
L’Avvocato Muriel Bodin si è invece soffermata sui
problemi dei diritti dei minori e dei diritti di difesa nel processi istruiti
in Germania sul diritto di famiglia.
Sulla base delle petizioni ricevute e delle riflessioni
effettuate dagli esperti summenzionati, vorrei addentrarmi pertanto nelle
criticità emerse, sulle quali auspico che le autorità tedesche qui presenti
possano fornire piena chiarezza.
Parto dal tema della lamentata assenza di statistiche
ufficiali, a livello federale o di Land, dalle quali sia possibile comprendere
per le coppie bi-nazionali, nella vasta maggioranza dei casi, quale sia la
nazionalità del genitore che ottiene la custodia del minore. Nell’eventuale
insussistenza di tali dati sarebbe utile comprenderne le ragioni e capire se
possa aver luogo l’avvio di un’attività di indagine in tal senso in Germania,
con successivo invio presso la nostra Commissione parlamentare di quanto
prodotto.
Lo Jugendamt opererebbe sotto l’egida di un’associazione
di pubblico-interesse, la AGJ di Berlino, che agisce come organizzazione
ombrello di 16 “Landes-Jugendamter” o Direzioni “Nazionali” dello Jugendamt (in
ciascuno dei 16 Lander tedeschi).
Il punto che si pone all’attenzione attiene a comprendere
se, a livello federale, è corretto ritenere che uno Jugendamt sia esente da
controllo parlamentare. Risulta che lo Jugendamt agisca operativamente
nell’ambito dell’autonomia dei comuni (art 28-2 GG) e politicamente nell’ambito
delle riunioni chiamate “Familientage”, convocate ogni 1-2, ogni volta in un
Land diverso. Lo Jugendamt riferisce soltanto al Landesjugendamt che a sua
volta riferisce alla AGJ e.V.
E’ inoltre necessario sapere come lo Jugendamt è organizzato, della collaborazione di quali associazioni si avvale, quanti dipendenti impiega (comprese le
associazioni a lui correlate, definite “freie Träger”) e di quale budget annuale dispone.
Per una migliore comprensione vorremmo anche ricevere la
statistica relativa al numero di minori
oggetti annualmente di provvedimenti dello Jugendamt (compresa la
Beistandschaft, la Inobhutnahme, la Verfahrenspflegschaft, ecc..)
Riguardo al ruolo ed al funzionamento dello Jugendamt, si
è evidenziato il suo ruolo di terzo genitore in quanto parte in causa in ogni
procedimento familiare, così come disposto dal codice sociale tedesco (SGB),
libro VIII. Egli pare svolgere il ruolo di “tutore” anche se i genitori sono
nel pieno possesso dei loro diritti sui figli, a differenza dunque di quanto
avviene negli altri paesi dell’Unione.
Per comprenderne appieno le sue funzioni e le sue finalità
è necessario sapere in quale momento del
procedimento lo Jugendamt rimette al giudice la sua “raccomandazione” (Empfehlung des Jugendamtes an das
Familiengericht) che, come è stato evidenziato da più parti, il giudice non
potrà che seguire.
Lo Jugendamt sarebbe altresì responsabile
dell’implementazione delle decisioni giudiziarie e può interpretare le stesse
in maniera restrittiva o estensiva se ritiene necessario. L’attuazione di tali
decisioni giudiziarie può aver luogo talvolta in tempi molti lunghi e sembra
che in taluni casi ciò abbia configurato la violazione del diritto
all’attuazione di una decisione in un ragionevole periodo di tempo.
In tal senso è lecito chiedersi sulla base di quale
presupposto normativo e di quali modalità le autorità tedesche possano
intervenire per evitare tali violazioni ed assicurare la salvaguardia di
precisi diritti.
Lo Jugendamt si troverebbe anche nella condizione
giuridica di poter emettere una decisione sulle misure temporanee da adottarsi
prima dell’implementazione di una decisione giudiziaria, prescindendo da
considerazioni correlate alla situazione dei genitori.
In tal senso esiste per uno o entrambi i genitori la
possibilità di contestare immediatamente tali misure o è necessario attendere l’udienza
nel merito che avviene solo dopo mesi e quindi a situazione di fatto già
consolidata?
E’ emerso, altresì, che i servizi di uno Jugendamt
possano valutare la performance dei
giudici nei casi giudiziari correlati al diritto di famiglia.
Oltre a chiedervi contezza di tale assunto, sottolineo se
ciò non rappresenti una chiara influenza sul percorso di carriera dei giudici.
Ulteriore elementi al vaglio hanno riguardato le audizioni dei minori in Germania
nell’ambito dei processi sulle questioni familiari, esperibili sin dall’età di
tre anni del minore, in difformità con quanto avviene in altri Paesi europei,
nonché come tali interviste avvengano in assenza
di registrazioni, con l’impedimento tanto per i genitori quanto per gli
avvocati di parte di assistervi.
I genitori riceverebbero esclusivamente un breve sunto.
Chiedo chiarimenti, altresì, sul fatto che il riconoscimento di decisioni giudiziarie
emesse all’estero sia sistematicamente rifiutato dalle autorità tedesche nei
casi in cui il minore non sia stato ascoltato (anche nella situazione in cui
esso sia molto piccolo).
Un generale rilievo attiene alla definizione ed
interpretazione di “Kindeswohl”, che
è apparso alquanto problematico. Tale concetto può dar luogo ovviamente a
discussioni senza fine ma dovrebbe ad ogni modo correlarsi ad una valutazione
caso per caso.
In base a quale principio agisce lo Jugendamt
e, se si tratta del Kindeswohl, come lo definisce?
E’ stato evidenziato come sulla base dell’ordine pubblico
europeo, le autorità pubbliche debbano rispettare la privacy familiare nonché
l’autonomia genitoriale sulle modalità di crescere i figli. Pertanto una
richiesta di negazione della custodia o del diritto di visita di uno dei
genitori andrebbe adeguatamente fondata sul presupposto del chiaro pericolo per
il benessere del minore e non su presunzioni.
Oggetto di analisi degli esperti sono stati il
“VERFAHRENSBEISTAND” e [ferfarens-baisch-tand] e la “BEISTANDSCHAFT”
[baisch-tand-schaft] nell’ambito dei procedimenti riguardanti dispute
familiari, molto spesso contestati dai petitioners come potenzialmente in
violazione dei diritti dei genitori e dei bambini.
I petitioners affermano che il Verfahrensbeistand, in
quanto “assistente del procedimento” (e NON
“avvocato del bambino”) sia più preoccupato di mantenere il bambino
sotto giurisdizione tedesca, anche cancellando un genitore, piuttosto che di
assicurare il contatto del bambino con entrambi i genitori, entrambe le lingue
e le culture.
La BEISTANDSCHAFT si qualificherebbe invece come
procedura che consente unilateralmente allo Jugendamt di adottare attraverso
atti amministrativi, e prima di una decisione giudiziaria, una serie di misure
vincolanti. Sarebbe idoneo comprendere se i genitori hanno la possibilità di appellare/contestare
tali misure e se, in caso di minore binazionale residente all’estero anche il
genitore non-tedesco residente all’estero può godere degli importi pagati dallo
Jugendamt nell’ambito della Beistandschaft.
A tale aspetto, in ultima istanza, si correla inoltre la
pratica dei parte dei Tribunali tedeschi di non provvedere alla traduzione, all’atto della notifica (che avverrebbe nella sola lingua tedesca),
degli atti giudiziari ed extragiudiziali relativi a questioni transfrontaliere
che coinvolgono particolarmente minori bi-nazionali, non redatti in una lingua
compresa dal destinatario non tedesco o similmente non redatti nella lingua
ufficiale dello Stato Membro a cui è inviata la notificazione o la
comunicazione. Se a tale notifica o comunicazione il destinatario si oppone
richiedendo la traduzione di tali atti, i Tribunali tedeschi condannerebbero il
destinatario medesimo al pagamento delle spese sostenute per la traduzione,
ravvisandosi pertanto una potenziale violazione del Regolamento 1393/2007.
Sulle questioni suesposte, sinteticamente illustrate,
chiedo pertanto un preciso chiarimento atto a coadiuvare il lavoro non solo del
Working Group ma dell’intera Commissione PETI.
Commissione Petizioni del Parlamento europeo Seduta del 10 novembre 2016
Intervento di Eleonora Evi, Presidente del Gruppo di Lavoro sul "Benessere dei minori" in Commissione Petizioni.
Grazie Presidente.
Intendo innanzitutto ringraziare la presenza odierna dei petitioners e delle autorità tedesche.
La questione dello Jugendamt, e del
più ampio sistema tedesco correlato, è stato oggetto dell’approfondimento in
sede di Working Group in ragione delle problematiche rilevanti incontrate da
una pluralità di cittadini europei sollevateci in una molteplicità di
petizioni.
L’obiettivo, pertanto, è stato quello di avviare
un’analisi di sistema cercando di comprendere appieno le possibilità per
migliorare la situazione esistente.
Dall’analisi effettuata nell’ultima riunione del Working
Group, in presenza di esperti appositamente invitati, sono emersi taluni
aspetti che vi sintetizzo di seguito.
Uno degli esperti, la Dott.ssa Marinella Colombo, ha
sottolineato le specificità del sistema sul diritto di famiglia tedesco in cui
esistono figure giuridiche uniche, impossibili da tradurre perché prive di corrispondenza
negli altri sistemi giuridici e amministrativi europei, mentre nel codice
civile tedesco (BGB) non esiste il Sorgerecht [sorghe-recht], cioè il
diritto di affido, bensì soltanto la “cura genitoriale” (elterliche Sorge) costituita dalla cura del patrimonio (Vermögenssorge) e dalla cura della
persona (Personensorge).
In tal senso, è stato evidenziato come talune di tali
specificità possano entrare in conflitto o possano rappresentare una chiara
violazione di diritti fondamentali dei minori e dei loro genitori, specie nel
caso del genitore non tedesco.
Il Dott. Trapella ha voluto evidenziare come il legame
relazionale tra genitori e figli faccia parte di quell’ordine pubblico europeo,
cui la Corte di Giustizia dell’UE ma anche la Corte Europea dei diritti umani
sono chiamate a tutelare da ogni possibile abuso o violazione. In tal senso, dato
il ruolo dello Jugendamt nell’ambito dei procedimenti familiari, si potrebbe
ravvisare una violazione di tale ordine pubblico europeo.
L’Avvocato Muriel Bodin si è invece soffermata sui
problemi dei diritti dei minori e dei diritti di difesa nel processi istruiti
in Germania sul diritto di famiglia.
Sulla base delle petizioni ricevute e delle riflessioni
effettuate dagli esperti summenzionati, vorrei addentrarmi pertanto nelle
criticità emerse, sulle quali auspico che le autorità tedesche qui presenti
possano fornire piena chiarezza.
Parto dal tema della lamentata assenza di statistiche
ufficiali, a livello federale o di Land, dalle quali sia possibile comprendere
per le coppie bi-nazionali, nella vasta maggioranza dei casi, quale sia la
nazionalità del genitore che ottiene la custodia del minore. Nell’eventuale
insussistenza di tali dati sarebbe utile comprenderne le ragioni e capire se
possa aver luogo l’avvio di un’attività di indagine in tal senso in Germania,
con successivo invio presso la nostra Commissione parlamentare di quanto
prodotto.
Lo Jugendamt opererebbe sotto l’egida di un’associazione
di pubblico-interesse, la AGJ di Berlino, che agisce come organizzazione
ombrello di 16 “Landes-Jugendamter” o Direzioni “Nazionali” dello Jugendamt (in
ciascuno dei 16 Lander tedeschi).
Il punto che si pone all’attenzione attiene a comprendere
se, a livello federale, è corretto ritenere che uno Jugendamt sia esente da
controllo parlamentare. Risulta che lo Jugendamt agisca operativamente
nell’ambito dell’autonomia dei comuni (art 28-2 GG) e politicamente nell’ambito
delle riunioni chiamate “Familientage”, convocate ogni 1-2, ogni volta in un
Land diverso. Lo Jugendamt riferisce soltanto al Landesjugendamt che a sua
volta riferisce alla AGJ e.V.
E’ inoltre necessario sapere come lo Jugendamt è organizzato, della collaborazione di quali associazioni si avvale, quanti dipendenti impiega (comprese le
associazioni a lui correlate, definite “freie Träger”) e di quale budget annuale dispone.
Per una migliore comprensione vorremmo anche ricevere la
statistica relativa al numero di minori
oggetti annualmente di provvedimenti dello Jugendamt (compresa la
Beistandschaft, la Inobhutnahme, la Verfahrenspflegschaft, ecc..)
Riguardo al ruolo ed al funzionamento dello Jugendamt, si
è evidenziato il suo ruolo di terzo genitore in quanto parte in causa in ogni
procedimento familiare, così come disposto dal codice sociale tedesco (SGB),
libro VIII. Egli pare svolgere il ruolo di “tutore” anche se i genitori sono
nel pieno possesso dei loro diritti sui figli, a differenza dunque di quanto
avviene negli altri paesi dell’Unione.
Per comprenderne appieno le sue funzioni e le sue finalità
è necessario sapere in quale momento del
procedimento lo Jugendamt rimette al giudice la sua “raccomandazione” (Empfehlung des Jugendamtes an das
Familiengericht) che, come è stato evidenziato da più parti, il giudice non
potrà che seguire.
Lo Jugendamt sarebbe altresì responsabile
dell’implementazione delle decisioni giudiziarie e può interpretare le stesse
in maniera restrittiva o estensiva se ritiene necessario. L’attuazione di tali
decisioni giudiziarie può aver luogo talvolta in tempi molti lunghi e sembra
che in taluni casi ciò abbia configurato la violazione del diritto
all’attuazione di una decisione in un ragionevole periodo di tempo.
In tal senso è lecito chiedersi sulla base di quale
presupposto normativo e di quali modalità le autorità tedesche possano
intervenire per evitare tali violazioni ed assicurare la salvaguardia di
precisi diritti.
Lo Jugendamt si troverebbe anche nella condizione
giuridica di poter emettere una decisione sulle misure temporanee da adottarsi
prima dell’implementazione di una decisione giudiziaria, prescindendo da
considerazioni correlate alla situazione dei genitori.
In tal senso esiste per uno o entrambi i genitori la
possibilità di contestare immediatamente tali misure o è necessario attendere l’udienza
nel merito che avviene solo dopo mesi e quindi a situazione di fatto già
consolidata?
E’ emerso, altresì, che i servizi di uno Jugendamt
possano valutare la performance dei
giudici nei casi giudiziari correlati al diritto di famiglia.
Oltre a chiedervi contezza di tale assunto, sottolineo se
ciò non rappresenti una chiara influenza sul percorso di carriera dei giudici.
Ulteriore elementi al vaglio hanno riguardato le audizioni dei minori in Germania
nell’ambito dei processi sulle questioni familiari, esperibili sin dall’età di
tre anni del minore, in difformità con quanto avviene in altri Paesi europei,
nonché come tali interviste avvengano in assenza
di registrazioni, con l’impedimento tanto per i genitori quanto per gli
avvocati di parte di assistervi.
I genitori riceverebbero esclusivamente un breve sunto.
Chiedo chiarimenti, altresì, sul fatto che il riconoscimento di decisioni giudiziarie
emesse all’estero sia sistematicamente rifiutato dalle autorità tedesche nei
casi in cui il minore non sia stato ascoltato (anche nella situazione in cui
esso sia molto piccolo).
Un generale rilievo attiene alla definizione ed
interpretazione di “Kindeswohl”, che
è apparso alquanto problematico. Tale concetto può dar luogo ovviamente a
discussioni senza fine ma dovrebbe ad ogni modo correlarsi ad una valutazione
caso per caso.
In base a quale principio agisce lo Jugendamt
e, se si tratta del Kindeswohl, come lo definisce?
E’ stato evidenziato come sulla base dell’ordine pubblico
europeo, le autorità pubbliche debbano rispettare la privacy familiare nonché
l’autonomia genitoriale sulle modalità di crescere i figli. Pertanto una
richiesta di negazione della custodia o del diritto di visita di uno dei
genitori andrebbe adeguatamente fondata sul presupposto del chiaro pericolo per
il benessere del minore e non su presunzioni.
Oggetto di analisi degli esperti sono stati il
“VERFAHRENSBEISTAND” e [ferfarens-baisch-tand] e la “BEISTANDSCHAFT”
[baisch-tand-schaft] nell’ambito dei procedimenti riguardanti dispute
familiari, molto spesso contestati dai petitioners come potenzialmente in
violazione dei diritti dei genitori e dei bambini.
I petitioners affermano che il Verfahrensbeistand, in
quanto “assistente del procedimento” (e NON
“avvocato del bambino”) sia più preoccupato di mantenere il bambino
sotto giurisdizione tedesca, anche cancellando un genitore, piuttosto che di
assicurare il contatto del bambino con entrambi i genitori, entrambe le lingue
e le culture.
La BEISTANDSCHAFT si qualificherebbe invece come
procedura che consente unilateralmente allo Jugendamt di adottare attraverso
atti amministrativi, e prima di una decisione giudiziaria, una serie di misure
vincolanti. Sarebbe idoneo comprendere se i genitori hanno la possibilità di appellare/contestare
tali misure e se, in caso di minore binazionale residente all’estero anche il
genitore non-tedesco residente all’estero può godere degli importi pagati dallo
Jugendamt nell’ambito della Beistandschaft.
A tale aspetto, in ultima istanza, si correla inoltre la
pratica dei parte dei Tribunali tedeschi di non provvedere alla traduzione, all’atto della notifica (che avverrebbe nella sola lingua tedesca),
degli atti giudiziari ed extragiudiziali relativi a questioni transfrontaliere
che coinvolgono particolarmente minori bi-nazionali, non redatti in una lingua
compresa dal destinatario non tedesco o similmente non redatti nella lingua
ufficiale dello Stato Membro a cui è inviata la notificazione o la
comunicazione. Se a tale notifica o comunicazione il destinatario si oppone
richiedendo la traduzione di tali atti, i Tribunali tedeschi condannerebbero il
destinatario medesimo al pagamento delle spese sostenute per la traduzione,
ravvisandosi pertanto una potenziale violazione del Regolamento 1393/2007.
Sulle questioni suesposte, sinteticamente illustrate,
chiedo pertanto un preciso chiarimento atto a coadiuvare il lavoro non solo del
Working Group ma dell’intera Commissione PETI.