mercoledì 19 dicembre 2012

Lo Jugendamt tedesco … da dove viene e dove va…


Al tempo della Repubblica di Weimar sono stati aperti i primi istituti per bambini finanziati dai comuni e non più dalle Chiese e sono stati posti sotto la direzione amministrativa dello Jugendamt (traduzione: amministrazione dei giovani).
Sotto il terzo Reich, il Governo ha aperto in ogni comune (Gemeinde) una entità politica di controllo della famiglia, uno Jugendamt. L’obbiettivo era di porre sotto il controllo del commissario politico locale (NsdAP) tutte le amministrazioni e gli operatori a contatto con bambini e adolescenti, soprattutto i tribunali familiari.
Oggi il NsdAP non esiste più ma le strutture dello Jugendamt e la sua organizzazione sono rimaste invariate. Lo Jugendamt ha una struttura complessa. Si può distinguere una direzione amministrativa, quella che riceve il pubblico e una direzione politica, quella che agisce e decide dietro le quinte, 

lo Jugendhilfeausschuss.

Per questo, nella Legge fondamentale tedesca (la Costituzione provvisoria dei Tedeschi) si legge: 

Lo Jugendamt lavora nell’ambito dell’autonomia dei comuni così come garantita dall’art 28. 

Per via dell’autonomia dell’amministrazione, il controllo viene esercitato in quasi tutti i Bundesländer dal Ministero dell’Interno (Polizia). Non esiste un supervisore”. Lo Jugendamt, che controlla la famiglia e la giustizia familiare, si autocontrolla.
Il compito di questa entità plenipotenziaria, chiamata anche staatliches Waechteramt (traduzione : ufficio statale di sorveglianza) è, come recit l’articolo 6 (Legge fondamentale) quello di controllare
(in quanto “comunità tedesca” = staatliche Gemeinschaft) l’obbligo (die Pflicht) dei genitori a educare
i bambini, non tanto nel rispetto dell’interesse superiore del fanciullo, ma in conformità al Kindeswohl o Wohl des Kindes tedesco (benessere sul o attraverso il bambino).
Un giudice tedesco non può pertanto sentenziare senza l’intervento dello Jugendamt, come da art. 50 del codice sociale tedesco (SGB, Libro VIII) e da art. 162 del FamFG (codice di libera giurisdizione) una legge sulle procedure non-contraddittorie applicabili in diritto familiare, che non ha eguale negli altri paesi europei.
Lo Jugendamt è d’ufficio la terza parte (parte in causa) in ogni procedimento giuridico nel quale sono implicati dei bambini. Il suo compito è proteggere la relazione Stato-bambino a spese della relazione genitore-bambino.
Per questo il tribunale deve attuare quanto indicato nella “raccomandazione” dello Jugendamt che è in realtà la vera sentenza politica; il giudice familiare deve poi solo motivarla sulla base degli argomenti costruiti durante i procedimenti e viene aiutato in questo dai vari attori terzi che intervengono (Jugendamt e controllori vari quali Verfahrenspfleger, Umgangspfleger, Gutachter, etc..), tutti guidati dal principio del Kindeswohl e cioè della tutela dell’interesse sul bambino da parte della comunità dei tedeschi.
E’ questo il motivo per cui in tutti i fascicoli di genitori italiani (e non-tedeschi in generale) che si separano da un/a tedesco/a si ritrovano decreti e sentenze emessi senza la presenza del genitore
non-tedesco (che evidentemente non è importante per la relazione stato-bambino), in violazione
dei fondamentali principi del contraddittorio e dell’equo processo; si ritrovano relazioni di curatori (nominati sì dal tribunale, ma appartenenti ad associazioni senza scopo di lucro finanziate dallo Jugendamt stesso) stese senza neppure conoscere il genitore non-tedesco e che sempre sottolineano come per il Kindeswohl (l’interesse sul o attraverso bambino, erroneamente tradotto come “bene del bambino”), il minore debba restare o tornare in Germania.
Se il genitore non-tedesco si rende conto dell’iniquità imperante nel sistema di giustizia familiare tedesca (Jugendamt e tribunali) e rientra al suo paese con il figlio, in cerca di Giustizia, il tribunale familiare tedesco emette in 24-48 un provvedimento urgente, segreto e unilaterale con il quale attribuisce al genitore tedesco il diritto esclusivo di determinare la residenza del minore. Non servono prove, basta la dichiarazione giurata del genitore tedesco che afferma che i bambini potrebbero essere in pericolo a l'estero. Questo è il decreto utilizzato poi per richiedere il rimpatrio del bambino con procedimento civile.
La Corte di Giustizia europea di Lussemburgo si è già espressa in merito (sentenza Valles – luglio 2010) ribadendo che detti provvedimenti non possono giustificare una richiesta di rimpatrio e non hanno nessun valore nello Stato richiesto. Continuano però ad essere usati e tragicamente recepiti dai tribunali degli altri paesi europei.
Soprattutto i tribunali per i minorenni italiani, competenti per i casi binazionali, ignorano questa sentenza
e la giurisprudenza in materia e, proprio sulla base di detti provvedimenti, ordinano sistematicamente
il rimpatrio dei minori presso il genitore tedesco che non aveva titolo per chiedere il rimpatrio
. Violando pertanto le Leggi in materia. E’ il caso della dr.ssa Colombo e della quasi totalità dei casi aperti con la Germania.
Con la richiesta di rimpatrio (causa civile) basata sulla decisione unilaterale e segreta di trasferimento dell’affido al genitore tedesco, le autorità tedesche aprono anche un’inchiesta preliminare (penale) nei confronti del genitore straniero. Quest’ultimo “scopre” il procedimento penale solo nel momento in cui viene arrestato. La Procura tedesca non fornisce indicazioni per via delle “indagini in corso”.
In questo modo le autorità tedesche, che hanno abusato delle Convenzioni giustificando a posteriori
la richiesta di rimpatrio, riescono a scavalcare completamente la causa civile con quella penale: l’arresto del genitore straniero attuato dalle forze di polizia del suo paese (che non sono tenute a verificare la fondatezza delle accuse) sarà la motivazione addotta dal giudice familiare tedesco per togliergli definitivamente tutti i diritti genitoriali sui figli. (Contravvenendo al trattato di Schengen, le autorità tedesche si procurano all'estero, per via penale, la motivazione che non hanno nel loro paese nel procedimento civile, per togliere i diritti genitoriali al genitore non-tedesco ). Anche di un suo eventuale diritto di visita non se ne potrà più parlare, perché il genitore non-tedesco è intrinsecamente, proprio perché non-tedesco, un pericolo.
La base legale di questa decisione è l’articolo 235 del codice penale tedesco (§235 StGB). Dice che il semplice fatto di portare o trattenere un minore al di fuori della giurisdizione tedesca contro il volere del genitore tedesco (al quale le autorità tedesche hanno chiesto di redigere una dichiarazione giurata e di depositare una querela per presunta sottrazione di minore) è passibile di pena privativa della libertà fino a 5 anni e di una ingente multa. Non importa se c’è legame di parentela tra la persona che trasferisce il minore, non importa se esiste una sentenza relativa all'affido, né se detta sentenza non esisteva nel momento in cui il minore ha lasciato la Germania (la decisione di affido al genitore tedesco è comunque resa sempre in segreto dal giudice familiare immediatamente dopo il trasferimento all'estero). Il semplice sospetto è passibile di pena. Senza dubbio il genitore straniero è opposto qui allo Stato tedesco che utilizza il suo concittadino con il solo scopo di riportare il minore nella giurisdizione tedesca, a protezione del Kindeswohl nazionale.
Una volta mandato in Germania il minore, il genitore italiano (e straniero in genere) scomparirà dalla sua vita e con lui tutta la famiglia italiana, la lingua e la cultura. A questo punto lo Jugendamt esigerà gli alimenti e minaccerà con pignoramenti. Il genitore italiano, abbandonato dalle sue autorità, si troverà ancora a combattere da solo contro uno Stato che dopo i figli reclama tutti i suoi averi e grazie ai regolamenti europei (per es. 4/2009) riesce facilmente ad ottenerli.
Anche il solo fatto che il bambino rimpatriato in Germania perda per sempre il genitore non-tedesco (e i 2 nonni stranieri) è un pregiudizio gravissimo. Le Convenzioni prevedono che, in caso di pregiudizio, possa essere negato il rimpatrio. Ma i tribunali per i minorenni italiani ignorano (o vogliono ignorare) anche questo articolo delle Convenzioni europee vigenti.
Già nella scorsa legislatura il Parlamento europeo ha ricevuto così tante petizioni contro lo Jugendamt e il sistema di giustizia familiare tedesca da trovarsi costretto a nominare una commissione che studiasse il problema. Questo studio ha portato alla stesura di un Documento di Lavoro che conferma tutto quanto abbiamo ricordato più sopra e che specifica come “compito dello Jugendamt è trasferire l’affido, a medio o lungo termine, al genitore tedesco”. Si è chiesto alla Germania di porvi rimedio, ma poiché la Germania si è autorizzata a non rispettare neppure le sentenze della Corte europea di Strasburgo, non ha cambiato nulla, anzi, ha intensificato le sottrazioni “deutsch-legal” dei bambini binazionali.
L’attuale situazione delle Petizioni contro lo Jugendamt è ancora più preoccupante. Alla fine di novembre una delegazione del Parlamento europeo di è recata a Berlino per cercare risposte riguardo a quello che è ormai un punto fermo del Parlamento europeo : il diritto di famiglia tedesco e difforme da quello di tutti gli altri Stati membri e la maniera di togliere i figli al genitore non-tedesco è un “sistema” come rilevato dalle petizioni presentate (che denunziano solo una piccola parte dei casi).
La risposta tedesca è la conferma della volontà di negare l’evidenza. Inoltre, il vice-ministro della giustizia tedesco, Max Stadler, ha chiesto al Parlamento la rimozione del Documento di Lavoro sullo Jugendamt tedesco, senza altra spiegazione se non il fatto che questo documento potrebbe nuocere all’immagine della Germania! Il nuovo Documento di Lavoro del Parlamento europeo ha visto coalizzarsi tutti gli eurodeputati tedeschi, di ogni gruppo politico, per bloccarne la votazione. Data la loro maggioranza numerica al Parlamento europeo sono infatti riusciti, dopo il blocco durato 14 mesi, a far redigere una versione “epurata”; una versione che riporta solo mezze verità, cioè menzogne. L’analisi di questo documento sarà oggetto di un nostro scritto separato.
Il settimanale Der Spiegel, appena prima del tristemente famoso articolo “Omissione di soccorso all’italiana”, ha attaccato e denigrato nello stesso modo l’associazione CEED (Conseil Européen des Enfants du Divorce) e il suo presidente, Olivier Karrer, che da anni denuncia le violazioni dei diritti fondamentali e lo stravolgimento delle Convenzioni da parte del sistema di giustizia familiare tedesco, così come anche la dr.ssa Colombo che pertanto non ha più visto i suoi figli da ormai due anni.
Per quanto tempo ancora i tribunali per i minorenni italiani continueranno a deportare i nostri figli, il nostro futuro, la ragione delle nostre esistenze nel nome di un’amicizia con il popolo tedesco che ride di questa nostra sottomissione? Per quanto tempo ancora vogliamo permettere alla Germania di stravolgere e usare le Convenzioni a senso unico (solo in loro favore), anziché tutelare i nostri connazionali e soprattutto quelli più indifesi, i bambini?
Ricordiamo che la Germania non ha ancora firmato la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea, diritti che viola infatti sistematicamente.
Non si tratta di un problema italo-tedesco, né di un problema di Diritto, bensì di un problema politico. Il governo tedesco ne è all'origine e tocca tutti gli Stati membri europei.

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