martedì 23 ottobre 2018

Comunicazione di servizio




Comunicazione di servizio del 23 ottobre 2018
Dedicata a tutti coloro che interessano ai bambini italiani abbandonati dallo Stato italiano e a quelli ostaggio dello Stato tedesco.






















Qui di seguito un breve aggiornamento.

-       Dalla Germania arrivano nuove richieste di aiuto ormai con cadenza quasi ingestibile;

-       Molti di quei genitori, nostri concittadini, hanno ormai capito di essere in trappola;

-       Molti dei loro bambini sono stati affidati al genitore tedesco e, se entrambi i genitori sono italiani, ad una famiglia affidataria tedesca. In entrambi i casi i bambini perdono ogni contatto con il/i genitore/i italiano/i e vengono germanizzati;

-       Anche i bambini residenti in Italia, dopo una visita in Germania, vengono trattenuti;
-      Gli avvocati tedeschi, sempre più spesso, trasformano un caso di sottrazione internazionale in una disputa sull’affido, trasferendo così la competenza giurisdizionale in Germania … dove il genitore non-tedesco perde per definizione;

-         Aumentano anche i casi di bambini con disabilità che vengono tolti al/ai genitore/i non-tedesco per essere rinchiusi in psichiatria o in altri centri dove regrediscono. Ai genitori non è dato sapere con certezza quali farmaci vengono loro somministrati. Spesso si tratta di farmaci ancora in fase sperimentale;

-         Le sottrazioni avvengono anche senza decisione giuridica, solo perché così ha deciso e attuato lo Jugendamt (=Amministrazione per la Gioventù e assolutamente NON servizio sociale);

-        Se il genitore tedesco si è reso colpevole di reati penali, il procedimento penale viene archiviato e l’affido trasferito ugualmente al genitore tedesco. L’insistenza e la preoccupazione del genitore non-tedesco vengono usate in tribunale contro di lui;

-        Gli uomini tedeschi iniziano a prediligere la fecondazione in vitro così, in caso di separazione dalla compagna/moglie non tedesca, è più facile procurarsi un decreto nel quale il giudice tedesco sentenzia che “l’unico genitore biologico del bambino è il padre tedesco” (!). Inutile aggiungere che anche di questo abbiamo i documenti.

A tutto questo, il Parlamento Europeo reagisce con una richiesta di risoluzione contro la Germania e le discriminazioni perpetrate da decenni dal sistema familiare di quel paese.
Speriamo che si arrivi ad una netta presa di posizione inequivocabile nella riunione plenaria del novembre 2018.

Invece la reazione dello Stato italiano con l’attuale Governo non ha purtroppo ancora dato nessun segno di cambiamento, rispetto ai Governi precedenti:

-         Si parla spesso e volentieri di inasprimenti delle pene e delle incarcerazioni, dimenticando (?) che questo peggiorerà, anziché risolvere il problema, per via della diversa applicazione nei vari Stati, delle stesse Convenzioni e Regolamenti;

-         La Farnesina dice (come da sempre) di seguire con attenzione ogni caso, ma, nella migliore delle eventualità non fa nulla, nella peggiore aiuta il genitore straniero (non-italiano);

-        Gli avvocati italiani, ignari dei codici di procedura degli altri Stati, procedono come se in tutti i tribunali del mondo ci si comportasse in maniera esterofila come in quelli italiani, con il risultato che il bambino perde ogni legame e contatto con l’Italia e il suo genitore italiano;

-         I Tribunali Italiani emettono decreti (quando li emettono!) il cui filo conduttore è la convinzione che il futuro migliore per un bambino italiano sia quello di crescere lontano dall’Italia. Di conseguenza ignorano anche tutti gli studi sul "concetto di residenza abituale" nel caso di un neonato;

-         I Consoli italiani non sanno (?) che esiste una Convenzione di Vienna, dunque non si recano alle udienze dei loro concittadini all’estero e ancora meno ricordano di esercitare il loro ruolo di Giudice tutelare del minore italiano all’estero; I rari consoli che si comportano onestamente e in favore dei loro concittadini vengono “bacchettati” dall’Ambasciata italiana di riferimento;
-          Le Ambasciate italiane insistono nell’atteggiamento di negazione della realtà: “il problema non esiste”;

-       Tanto per complicarci la vita, l’Italia, unico paese in Europa, prevede che per l’emissione o il rinnovo del passaporto del genitore italiano (del genitore, non del bambino!) serva il consenso scritto dell’altro genitore, magari quello del genitore che è sparito con il figlio comune e non sia reperibile.
Abbiamo presentato una petizione al Parlamento europeo. Chiunque voglia firmare può mandarci la sua mail alla quale invieremo il testo e il modulo firme.

In Italia tutte le persone sensibili, le Associazioni umanitarie, le Onlus a vario titolo, ecc. si preoccupano dei minori non accompagnati o dei bambini africani: quelli Italiani sono figli di nessuno, in ogni caso non sono buoni per fare incetta di donazioni.

Stiamo indefessamente e ripetutamente tentando di sensibilizzare il nuovo Governo su questo tema.

Iscrivetevi al blog, vi terremo aggiornati.

domenica 14 ottobre 2018

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco: 
ricadute sul processo nostrano per reati endofamiliari. 
Brevissime note
di 
Francesco Trapella
(Avvocato a Rovigo – Assegnista di ricerca in
Diritto processuale penale, Università di Ferrara)


La famiglia è un valore che rientra nell’ordine pubblico europeo: sia il diritto dell’Unione, sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo la pongono a fondamento del tessuto sociale, quale luogo di crescita e di formazione dell’individuo.
            Nel 1993, ad esempio, nel caso Hoffman, la Corte di Strasburgo si è concentrata sull’idea di educazione, come diritto/dovere dei genitori ad indirizzare i figli e, al contempo, diritto dei figli ad essere guidati verso un traguardo di convinzioni etiche, sociali o religiose che permetta loro un proficuo accesso alla vita associata.
            Ancora, e sempre procedendo per esempi, l’art. 33 della Carta di Nizza protegge espressamente la vita familiare, facendo seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 1984, alla Convenzione dell’Aja del 1996 o alla Decisione del Consiglio 2003/93/CE (19 dicembre 2002) che si occupano di tutelare le relazioni tra genitori e figli.
            Insomma, i diritti europei si occupano della famiglia, nelle sue molteplici sfaccettature: l’educazione dei giovani, il ruolo dei genitori (di entrambi: quindi viene esaltato il valore della bigenitorialità), la posizione – personale e patrimoniale – dei figli, ecc.
            Da questa premessa deriva che tutti i Paesi che aderiscono ora all’Unione europea, ora alla Convenzione dei diritti riconoscono e tutelano la famiglia. Se così non fosse, gli ordinamenti nazionali si porrebbero in contrasto con quelli europei, con successivo stravolgimento delle regole gerarchiche tra le fonti.
            Quanto appena detto, però, non significa che tutti gli Stati europei prevedano per la famiglia identici meccanismi di salvaguardia o, più in generale, che regolino allo stesso modo il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini.
            Esempio di ciò si ha nel confronto tra gli artt. 30 e 31 della nostra Costituzione e l’art. 6 della Grundgesetz tedesca.
Il lessico del legislatore costituente nostrano è ricco di verbi che rimandano al campo semantico della protezione: “nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art. 30 Cost.); “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (art. 31, comma 1, Cost.);protegge l’infanzia, la maternità, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (art. 31, comma 2, Cost.).
Diversa è la scelta terminologica compiuta dalla Legge fondamentale tedesca: “il matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale. La cura e l’educazione dei figli sono un diritto naturale dei genitori ed un precipuo dovere che loro incombe. La comunità statale sorveglia la loro attività” (art. 6, §§1 e 2, Grundgestez); Contro il volere degli aventi il diritto all’educazione, i figli possono essere separati dalla famiglia solo in base ad una legge, nel caso in cui gli aventi il diritto dell’educazione vengano meno al loro dovere o nel caso che, per altri motivi, i figli corrano il rischio di essere trascurati” (art. 6, §3, Grundgesetz).
            Protezione nel senso di agevolazione della crescita familiare, da un lato; protezione come sorveglianza dello Stato sui doveri genitoriali, dall’altro.
            Tanto basta a rendere legittima, in Germania, una struttura statale con ampi poteri di ingerenza sulle famiglie, che partecipa ai giudizi di fronte al tribunale per i minorenni o all’autorità giudiziaria civile in qualità di parte. Ne deriva – volendo esemplificare – che in contenziosi del genere, i genitori dinanzi al giudice sono tre: i due biologici, e l’Amministrazione per la gioventù (in lingua tedesca, Jugendamt).
            Il lungo preambolo conduce al tema in argomento: immaginando, in Italia, un processo penale per reati endofamiliari a dimensione sovranazionale che coinvolga un nostro cittadino e uno tedesco, quali sono le ricadute che derivano su di esso dalla diversità dei due diritti di famiglia? L’esempio tipico è la sottrazione di minore: di due genitori, uno è italiano e l’altro tedesco; quest’ultimo conduce il figlio in Germania; si apre il processo in Italia per il reato previsto dall’art. 574-bis c.p.. A questo punto, ad esempio, la difesa dell’imputato vuole produrre alcune relazioni dello Jugendamt che attestano come il minore si sia integrato bene nel contesto tedesco, con ciò tentando di provare lo stato della necessità: il ragazzino è stato portato oltralpe perché era quella per lui la migliore soluzione possibile e l’Amministrazione per la gioventù tedesca lo conferma.
            Il giudice italiano deve porsi una duplice questione in ordine ai documenti che, in un caso del genere, gli vengono forniti dall’imputato: a) deve compiere il vaglio previsto dall’art. 190 c.p.p., arricchito, stavolta, dalla necessità di acclarare se quelle relazioni siano autentiche e, quindi, quale siano la loro provenienza e il loro contenuto; b) visto che l’art. 190 c.p.p. impone al giudice, tra le altre cose, di escludere prove vietate dalla legge e il successivo art. 191 c.p.p. dichiara inutilizzabile la prova illegittima, egli deve chiedersi se i documenti dello Jugendamt siano o meno conformi alla legge e ai principi costituzionali nostrani.
            Sotto quest’ultimo profilo, quindi, il giudice italiano dovrà compiere le medesime considerazioni svolte in queste pagine, apprezzando il divario tra le previsioni costituzionali italiane e il disposto della legge fondamentale tedesca sulla famiglia.
Altrimenti detto, l’idea di protezione in quanto sorveglianza è estranea all’ordinamento italiano, così come lo sono i poteri invasivi che l’Amministrazione per la gioventù tedesca esercita sulle famiglie.
            Ecco, quindi, che il giudice nostrano non può acquisire le relazioni dello Jugendamt: utilizzarle significherebbe, infatti, trarre informazioni utili al processo da un soggetto che è titolare di poteri sconosciuti al nostro ordinamento. Le attività svolte dall’Ufficio d’oltralpe sono ignote al diritto e al processo civili italiani; del pari ignote sono le relazioni che esitano da quelle attività.
            È dal 1973 che la Consulta ha stabilito che attività compiute in spregio dei diritti inviolabili del cittadino non possono essere assunte a giustificazione di atti processuali: è la nota sentenza 34/1973, da cui la dottrina ha mutuato la definizione di prova incostituzionale. Ed è ad essa che andrebbe ricondotto il documento redatto dallo Jugendamt, in quanto – si ripete – avulso dal sistema in Italia vigente per la regolamentazione dei rapporti intrafamiliari. 

lunedì 1 ottobre 2018

L'ONU e i bambini senza diritti in Europa

Adesso anche l'ONU conosce lo Jugendamt ed è al corrente di come in Europa i bambini vengano separati dai loro genitori, soprattutto se non-tedeschi.
Non accetteremo più commenti superficiali ed offensivi del tipo "se lo Jugendamt è intervenuto, ci sarà un motivo".
Ribadiamo infine che il termine JUGENDAMT non va tradotto e che lo Jugendamt non è un servizio sociale!
Un sincero ringraziamento all'Associazione Trieste United Ingo Inc. che si è fatta nostro portavoce e ha consegnato personalmente questo scritto presso le nazioni Unite.






sabato 4 agosto 2018

Quei viaggi senza ritorno dei bambini italiani … ma c’è chi riesce a far invertire il senso di marcia.

Torna in Italia la piccola A-G. S., portata illecitamente in Germania un anno fa!!

















La posizione delle istituzioni Italiane nei casi di sottrazione internazionale ha fatto sorgere in non pochi genitori e addetti del settore il dubbio che ci fosse un accordo (ovviamente da non rendere noto, in nessun caso!) stipulato tra dette istituzioni e gli omologhi degli altri paesi. Da anni l’Italia primeggia infatti nella statistica dei paesi che eseguono i rimpatri, cioè mandano i bambini dall’Italia verso l’estero, immediatamente dopo il primo grado di giudizio, quello del Tribunale per i Minorenni, ma si pone come fanalino di coda nei casi in cui il bambino sia stato portato illecitamente all’estero e debba rientrare in Italia. In sostanza, i bambini vengono mandati velocissimamente all’estero, ma quando si tratta invece di farli rientrare nessuno si muove e i bambini non rientrano. Peggio, il genitore che tenta di ottenere il rimpatrio non solo non viene aiutato, ma viene ostacolato dal suo stesso Paese.
Il caso più difficile e complicato è quello in cui il bambino è stato portato in Germania. Se l’Italia primeggia nel “regalare” agli altri paesi i propri figli, la Germania lo fa in senso inverso: trattiene sempre e comunque i bambini che hanno messo piede sul suolo tedesco. Il concetto nazionalista di “bene del bambino”, lo stravolgimento dei regolamenti europei e soprattutto i codici di procedura teutonici fanno sì che nessun bambino possa lasciare la Germania, anche se vi è stato portato a seguito di una sottrazione.
Questo noi non lo accettiamo! I bambini sottratti dall'Italia, in Italia devono tornare, tutti!!

Questo non è uno slogan, questo è il nostro impegno che diventa concretezza e … rimpatrio!
E’ infatti con estrema soddisfazione e gioia che vi comunico che siamo riusciti (anzi riuscite) ad ottenere il decreto di rimpatrio del giudice di Colonia per la piccola A.G.S., di 9 anni, portata un anno fa in Germania dalla madre senza il consenso e all'insaputa del padre.
La famiglia del padre ci aveva contattato quando era ormai molto tardi e dunque ottenere il rimpatrio era una davvero un’ardua impresa. Ma questo papà, che continua a voler giustamente fare il padre, senza pensare né aver mai pensato di eliminare o di sostituirsi alla madre, meritava il nostro sostegno. In Germania la bambina aveva perso il padre, in Italia potrà avere, anche se separati, entrambi i genitori. Così dovrebbe intendersi e così intendiamo noi la “tutela del minore”.

Con questo “noi” intendo l’Avv. Irene Margherita Gonnelli e tutte le persone che hanno voluto unire la loro professionalità e le loro competenze alle mie. Le persone che con me hanno creato una rete davvero efficiente nel coordinare l’intervento di istituzioni e di professionisti altamente qualificati per realizzare la tutela del minore italiano (o comunque residente in Italia) sottratto. A noi non interessa il passaporto, né il genere, né il colore della pelle, ma solo il fatto che i bambini portati via illecitamente dall’Italia devono farvi ritorno!

Dott.ssa Marinella Colombo

Avv. Irene Margherita Gonnelli

lunedì 25 giugno 2018

Lettera del Ministero tedesco con spiegazione relativa allo Jugendamt











Indagine della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo
relativa al ruolo dello Jugendamt nei procedimenti familiari

A domande scritte della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, il Ministero Federale [tedesco] per la famiglia, gli anziani, le donne e i giovani (Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend) risponde come segue (traduzione integrale in italiano).



1.  Potreste per favore elencare sulla base di quali principi lo Jugendamt[1] esercita la propria attività?

L’azione degli Jugendamt è basata sugli assunti prevalenti del § 1 del libro VIII del Codice sociale tedesco (SGB VIII), secondo i quali ogni giovane persona ha diritto al supporto nel suo sviluppo ed educazione, tale da renderlo una persona responsabile e atta alla vita sociale. La cura e l’educazione dei bambini rappresentano in questo il diritto naturale dei genitori ed il loro primo dovere; lo Stato interviene (solo) in qualità di “Amministrazione di controllo” [Wächteramt], Articolo 6, par. 2 della Legge fondamentale (GG). “L’aiuto alla gioventù” [Jugendhilfe] deve soprattutto favorire i giovani nel loro sviluppo individuale e sociale e contribuire ad evitare o eliminare gli svantaggi, deve consigliare e supportare i genitori e altri detentori dell’affido nell’educazione, deve proteggere i bambini e i giovani da pericoli al loro benessere, così come anche contribuire a mantenere o creare condizioni di vita positive per i giovani e le loro famiglie e un ambiente positivo per i bambini e le famiglie.  
I compiti che gli Jugendamt devono svolgere nell'ambito dell'aiuto pubblico ai giovani sono molteplici e spaziano dalle semplici offerte di consulenza e aiuto, ai doveri di coinvolgimento, fino agli obblighi di notifica e alle misure con carattere di intervento.
In linea di principio, gli Jugendamt non possono agire contro la volontà degli aventi diritto alla “cura della persona” [Personensorgeberechtigte][2], ad eccezione degli interventi urgenti[3] a breve termine in caso di pericolo per il benessere del bambino o del giovane.
Interventi di più lunga durata nel diritto all'educazione dei genitori, richiedono invece sempre una decisione del Tribunale familiare (cfr. ad es. 42 comma 3 frase 2 numero 2 SGB VIII).

Gli Jugendamt esercitano un'attività sovrana in quanto autorità municipale. In quanto tale, essi hanno il diritto di adottare provvedimenti e fornire servizi. In questo, essi sono vincolati dalla legge e dal diritto derivanti dall'articolo 20 capoverso 3 della Legge Fondamentale [Grundgesetz]. Pertanto, nelle loro decisioni, devono tenere conto e, per quanto possibile, conciliare in modo proporzionato tutte le posizioni giuridiche - comprese quelle protette dal diritto costituzionale - di tutte le parti interessate (ad esempio i bambini[4] e i loro genitori). Altri principi essenziali delle attività degli Jugendamt sono in particolare il dovere di tenere conto del desiderio e delle scelte dei beneficiari dei servizi (5 SGB VIII) nell'erogazione di tali servizi e l’ampia partecipazione delle persone aventi diritto all'affidamento e del bambino o del giovane ai processi decisionali e di aiuto.


2. Secondo il § 1697a BGB [Codice Civile Tedesco] ogni decisione va emessa sulla base del cosiddetto “principio del bene del bambino” [Kindeswohlprinzip]. Potreste definire il significato di “Kindeswohl” (bene del bambino) e citarne il fondamento giuridico nel Diritto tedesco? Il significato è applicabile anche alla “cura del patrimonio” [Vermögenssorge] o alla “cura della persona” [Personensorge]?

Il “principio del bene del bambino” [Kindeswohlprinzip] è il principio fondamentale e tema dominante di tutto il Diritto minorile; è l'orientamento costituzionale della “Amministrazione di controllo” [Wächteramt] Statale sui Diritti dei genitori (Corte Costituzionale, sentenza del 29 luglio 1959 – Raccolta sentenza CC 10, 59, 82; ultima decisione 3 febbraio 2017). Il significato di “Kindeswohl” (bene del bambino) è un termine giuridicamente non definito. Non esiste una definizione di Legge di questo concetto. Il significato di “Kindeswohl” (bene del bambino) va piuttosto ricercato nella giurisprudenza e nei criteri sviluppatisi con l’applicazione della Legge nei singoli casi.

In questo caso vanno tenute in considerazione le effettive circostanze del caso concreto, così come anche i fondati interessi delle parti in causa[5]. Poiché nessun bambino è uguale ad un altro e nessun rapporto genitoriale è paragonabile ad un altro, la concreta ponderazione dei diversi punti di vista non può essere trattata a mezzo della Legge. Vanno piuttosto considerate e valutate tutte le circostanze del singolo caso.
La giurisprudenza fa riferimento, per esempio nell'esame del “bene del bambino” in procedimenti portanti sull'affido, ai diversi cosiddetti criteri per l'affido, come il principio del sostegno [Förderungsprinzip], il principio della continuità [Kontinuitätsprinzip], così come anche i legami del bambino e la sua volontà.
Nella applicazione della legge devono anche trovare posto le attuali scoperte delle scienze extragiuridiche, quali ad esempio la pedagogia e la psicologia. Il legislatore non può tenere in considerazione tutte le possibili costellazioni di casi e regolarle tutte.
Proprio nel diritto di famiglia si deve dunque rinunciare a concetti giuridicamente definiti e non si possono dare definizioni univoche. Relativamente al concetto di “bene del bambino”, si trovano determinati concetti giuridicamente non definiti anche negli ordinamenti di altri Stati europei, così come anche nelle convenzioni internazionali.  Il “bene del bambino” quale principio basilare viene comunque particolarmente normato in numerosi e singoli articoli,  per esempio nei §§ 1631b, 1631d par. 1 capoverso 2, e 1634 par. 4 del Codice civile tedesco [BGB] che includono la regolamentazione nell'ambito della cura della persona; il §  1697a del Codice civile tedesco funge da orientamento generale e chiarisce l'autorevolezza del “bene del bambino” in quanto fondamento decisionale in ogni procedimento portante sull'affido e sul diritto di contatto. Va pertanto tenuto in considerazione anche nell'ambito delle decisioni sulla cura della persona o del patrimonio che sono parte della cura genitoriale.


3. In quale paragrafo del Codice civile tedesco [BGB] (a parte il § 1626, con il quale si definisce il concetto di “cura genitoriale” [elterliche Sorge]) si trova la definizione di “affido” [Sorgerecht]? Quale organo emette le decisioni relative alla “cura del patrimonio” [Vermögenssorge] del bambino? In questo caso è responsabile lo Jugendamt o il Tribunale familiare?

Il § 1626 Codice civile tedesco spiega il concetto di cura genitoriale e chiarisce che in esso sono comprese la cura della persona e del patrimonio. Dal § 1626 Cct si deduce che la cura genitoriale comprende anche la rappresentanza del bambino. Il contenuto della “cura della persona” [Personensorge] si deduce dal § 1631 Cct. e segg. Le regole relative alla “cura del patrimonio” [Vermögenssorge] si trovano nel § 1638 Cct. e segg. I decreti portanti sulla “cura del patrimonio” [Vermögenssorge] in quanto parte della cura genitoriale vengono emessi dal Tribunale familiare[6].


4. Potreste spiegare come la “tolleranza del legame” [Bindungstoleranz] viene interpretata dallo Jugendamt e dalle altre parti coinvolte nei procedimenti familiari?

Il concetto di “tolleranza del legame” [Bindungstoleranz] descrive la capacità dei genitori, soprattutto anche nelle dispute per l’affido, di dare al bambino un’immagine positiva dell’altro genitore e di permettere, senza tensioni, il contatto del bambino con quest’ultimo. La “tolleranza del legame” [Bindungstoleranz] dei genitori può essere determinante nelle decisioni sull’affido.


5. Quanti bambini sono toccati ogni anno dai provvedimenti o decisioni dello Jugendamt?[7]

Per via della generale competenza degli Jugendamt nell’aiuto a bambini e giovani [Kinder- und Jugendhilfe], come descritto al punto 1., fondamentalmente tutti i bambini sono, direttamente o indirettamente, interessati da provvedimenti e decreti dello Jugendamt. Non è possibile sapere il numero dei bambini coinvolti nei singoli provvedimenti. Da un lato, vengono registrate statisticamente solo alcune aree parziali. D'altra parte, nelle statistiche parziali più significative, viene registrato solo il numero dei provvedimenti e non quello dei bambini coinvolti. A causa della sovrapposizione delle diverse aree di responsabilità, il conteggio non è opportuno.


Con quali e quante Associazioni, Istituzioni e Fondazioni, “freie Träger” collabora lo Jugendamt?

Questo numero non è stato fino ad ora statisticamente rilevato.


Di quanti dipendenti dispongono i circa 700 Jugendamt e le associazioni non statali che lavorano con lo Jugendamt a protezione del “bene del bambino” [Kindeswohl]?

Il numero di enti locali che dispongono di un proprio Jugendamt è di 560[8]. Una indicazione del numero richiesto è possibile solo se si utilizza in modo esteso l'espressione "tutela del bene del bambino [Kindeswohl]", applicandola a tutti i servizi di aiuto a bambini e giovani. In totale 761.758 persone sono impiegate e remunerate in strutture, amministrazioni e Uffici per l’aiuto a bambini e giovani[9]. Al netto di altri tipi di collaborazione, il numero totale dei dipendenti è di 709.738 persone nella categoria “dipendenti, lavoratori, impiegati statali[10].


A quanto ammonta il budget annuale di uno [degli] Jugendamt? Tali cifre sono pubbliche?

Le statistiche ufficiali sull'aiuto a bambini e giovani mostrano gli esborsi per i vari programmi a livello federale, compreso il livello comunale.
I dati che esulano dalle pubblicazioni standard dell'Ufficio federale di statistica[11] sono accessibili a pagamento tramite gli Uffici nazionali di statistica [NdT.: non è specificato se il ministero non abbia tali statistiche o se invita il Parlamento a procurarsele in proprio, previo pagamento].
I dati dei singoli comuni non sono segreti. Nel 2014, a livello comunale, è stato versato un importo totale di € 35.449.813.757.
Calcolando la ripartizione sui 563 Jugendamt, per l’anno di riferimento corrisponde un importo medio di 63 milioni di euro per ognuno degli Jugendamt.
I bilanci effettivi differiscono inoltre in funzione della popolazione che vive nella rispettiva area di competenza. Le differenze di bilancio si spiegano, ad esempio, con i programmi di sovvenzioni statali, con i quali, ad esempio, i gestori degli asili nido sono in parte finanziati direttamente dallo Stato. Altre differenze sono legate alla struttura sociale della popolazione. Un confronto sovra-regionale degli esborsi comunali non è possibile su base forfettaria, perché va tenuto conto delle particolarità locali.


6. Quale autorità a livello statale o federale controlla le attività degli Jugendamt?

Gli uffici degli Jugendamt, in quanto istituzioni pubbliche locali per l'aiuto ai giovani, fanno parte dell'amministrazione (autonoma) comunale. Questa è soggetta alla supervisione legale organizzata all'interno del rispettivo stato federale che esamina la legittimità delle decisioni degli Jugendamt.
In ognuno dei Länder della Repubblica federale di Germania è diversamente regolato quale autorità è responsabile della supervisione giuridica dei singoli Jugendamt.
Non esiste un’istanza di controllo federale sulle decisioni degli Jugendamt.
A livello federale si stabiliscono le norme del Codice sociale tedesco, Libro VIII (SGB VIII) che sono determinanti per l’aiuto a bambini e giovani e che vengono poi messe in pratica da ogni Land in autonomia, ex art. 83 della Legge fondamentale.
Naturalmente, il governo federale è in regolare contatto con i Länder circa il contenuto e l'applicazione di queste norme che riguardano, sia la progettazione di nuove regolamentazioni, sia l'applicazione di norme esistenti.
E’ esclusa l’influenza diretta della Confederazione [Bundes] sulle singole decisioni degli Jugendamt a causa della giurisdizione costituzionale della Repubblica federale di Germania. Le decisioni dello Jugendamt possono essere rivendicate dinnanzi agli organi giurisdizionali; le persone interessate possono farle riesaminare dai tribunali competenti.


A che punto della controversia viene trasmessa la raccomandazione dello Jugendamt al Tribunale familiare?

Non vi sono disposizioni procedurali per la trasmissione della raccomandazione dello Jugendamt al Tribunale. Si rimanda tuttavia alla regolamentazione della partecipazione attiva [Mitwirkung] dello Jugendamt in tribunale, ai sensi del §162 del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione (FamFG) [testo: § 162 - Mitwirkung des Jugendamts.
(1) Das Gericht hat in Verfahren, die die Person des Kindes betreffen, das Jugendamt anzuhören. Unterbleibt die Anhörung wegen Gefahr im Verzug, ist sie unverzüglich nachzuholen.
(2) In Verfahren nach den §§ 1666 und 1666a des Bürgerlichen Gesetzbuchs ist das Jugendamt zu beteiligen. Im Übrigen ist das Jugendamt auf seinen Antrag am Verfahren zu beteiligen.
(3) In Verfahren, die die Person des Kindes betreffen, ist das Jugendamt von Terminen zu benachrichtigen und ihm sind alle Entscheidungen des Gerichts bekannt zu machen. Gegen den Beschluss steht dem Jugendamt die Beschwerde zu[12]].
Nell’ambito della partecipazione o della consultazione dello Jugendamt, anche le sue raccomandazioni vengono inviate al Tribunale.


Il genitore interessato viene informato dallo Jugendamt, prima dell'udienza, della raccomandazione di cui sopra? Un genitore ha il diritto, durante il procedimento, di opporsi alla raccomandazione dello Jugendamt?

Ai sensi del § 160 del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione (FamFG), i genitori devono essere ascoltati nel corso del procedimento. Durante l'audizione, i genitori avranno ovviamente la possibilità di presentare le loro osservazioni relative a quanto sostenuto dallo Jugendamt. Se il tribunale intende basare la propria decisione sulle constatazioni formulate dallo Jugendamt nella sua presa di posizione, la parti avranno comunque già avuto occasione di presentare le proprie osservazioni[13] (§ 37 Par. 2 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione (FamFG).


I genitori vengono ascoltati dallo Jugendamt prima del procedimento in tribunale? Questi ascolti vengono documentati dallo Jugendamt? I dati vengono messi a disposizione dei genitori?

Ai sensi del § 50, par. 2 Codice sociale tedesco, Libro VIII [SGB VIII], lo Jugendamt informa il tribunale della famiglia in particolare sui servizi già offerti e già messi in atto [NdT.: per esempio se ha già allontanato il bambino dalla famiglia], introduce punti di vista educativi e sociali relativamente allo sviluppo del bambino o del giovane e indica ulteriori possibilità di aiuto (per i giovani).
Nelle cause portanti su minori, lo Jugendamt informa il Tribunale sullo stato del processo di consulenza, ex § 155 par. 2 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG]. Questo presuppone che lo Jugendamt, prima del procedimento in tribunale, sia già entrato in contatto con i genitori e li abbia consigliati e supportati o che abbia tentato di stabilire tale contatto per poter offrire un aiuto. Come base per l’elaborazione dell’aiuto va redatto un piano di aiuto con i detentori dell’affido e con il bambino o giovane che contenga la precisazione delle necessità, del tipo di aiuto e degli interventi necessari (ved. §36 par. 2 frase 2 del Codice sociale tedesco, Libro VIII). Questo piano di aiuto [Hilfeplan] serve anche come base per l’informazione al tribunale. Non avviene nessun ascolto formale relativo alla presa di posizione che presenterà lo Jugendamt al tribunale. Nella misura in cui un piano di aiuto viene elaborato insieme ai genitori [NdT.: imposto], non è necessario metterlo a disposizione poiché il suo contenuto è stato elaborato insieme. Il diritto alla restituzione e la documentazione pertinente si orienta secondo le regole generali del diritto di informazione sui dati sociali degli interessati, ex § 83 del decimo libro del Codice sociale tedesco (SGB X), ai sensi di §§ 61 e segg. Codice sociale tedesco, libro VIII.


7. Prima dell’esecuzione di un decreto del tribunale, lo Jugendamt può attuare provvedimenti provvisori relativi al bambino. Questo avviene per esempio in presenza di una Beistandschaft, tema ricorrente tra i petenti. Perciò la Commissione Petizioni vorrebbe ricevere informazioni dettagliate circa tali provvedimenti e relativamente alla Beistandschaft:

Esiste per i genitori la possibilità di presentare opposizione contro tali provvedimenti? Chi decide l’apertura di una Beistandschaft e questo in base a quali criteri avviene? L’intervento del giudice è presupposto necessario all’apertura di una Beistandschaft? entrambi i genitori possono avvalersi di un provvedimento o di una decisione di Beistandschaft prima della decisione del giudice sulla custodia del minore? Su quali criteri si basano le decisioni relative all’apertura di una Beistandschaft dello Jugendamt? Esiste la possibilità di opporsi ad una Beistandschaft? Se si, un tale ricorso sospenderà o cancellerà la Beistandschaft? Il controllore del procedimento [Verfahrensbeistand] è in contatto con i genitori prima che la relazione sia presentata in tribunale?

La Beistandschaft dello Jugendamt è regolamentata dai §§ 1712 e segg. del Codice civile tedesco [BGB]. E’ una speciale forma della rappresentanza giuridica del minore. Si tratta di un supporto volontario che viene offerto dallo Jugendamt alle madri, nel caso in cui i genitori non siano sposati, ex § 52a del Codice sociale tedesco, Libro VIII. La Beistandschaft presuppone, ex §1712 del Codice civile tedesco, la richiesta scritta del genitore indirizzata allo Jugendamt di competenza. La richiesta può essere presentata dal genitore che detiene la responsabilità genitoriale esclusiva [NdT.: = in Germania la madre non sposata] relativamente all’ambito cui si riferisce la Beistandschaft, oppure, nel caso in cui entrambi i genitori detengano la responsabilità genitoriale, dal genitore presso il quale vive il bambino (§1713 Par. 1 Codice civile tedesco). Non avviene nessun controllo giuridico. Lo Jugendamt controlla solo la ricevibilità della richiesta. La Beistandschaft è un’offerta di aiuto dello Jugendamt che dipende solo dalla volontà di accedervi del richiedente avente diritto e che ha inizio con il ricevimento della richiesta presso lo Jugendamt competente. Non è necessario un decreto del tribunale. Pertanto non è neppure possibile presentare opposizione. La Beistandschaft termina, ex § 1715 del Codice civile tedesco, su domanda scritta di chi ne aveva fatto richiesta.

La Beistandschaft è limitata alle aree di responsabilità specificate nel § 1712 del Codice civile tedesco:
La determinazione della paternità e la rivendicazione dei crediti alimentari, nonché la disponibilità di tali crediti. Nell'ambito di questi compiti, lo Jugendamt diventa, attraverso la Beistandschaft, il rappresentante del bambino e agisce a fianco del genitore che ha il diritto di rappresentare il bambino. Ciò non è necessariamente accompagnato da una limitazione della responsabilità genitoriale. Inoltre, lo Jugendamt non può adottare provvedimenti più estesi della rappresentanza nelle suddette aree di responsabilità.

Il sostegno ai sensi del § 1712 del Codice civile tedesco non va confuso con il controllore del procedimento [Verfahrensbeistand]. Il controllore del procedimento è nominato dal Tribunale, nei casi previsti dalla legge (ad es. §§ 158, 167, 174, 191 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG]).
Il controllore del procedimento [Verfahrensbeistand] ha il compito di determinare l'interesse del minore e di farlo valere nel procedimento in tribunale. Tuttavia, questo non lo rende il rappresentante legale del bambino.
Il controllore del procedimento [Verfahrensbeistand] deve inoltre informare adeguatamente il minore in merito all'oggetto, allo svolgimento e al possibile esito del procedimento (§ 158, par. 4, capoverso 2 del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione).
Il tribunale può affidare al controllore del procedimento anche il compito di avere colloqui con i genitori e con altre persone di riferimento del bambino e di lavorare al raggiungimento di una composizione amichevole (art. 158 par. 4 capoverso 3 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione).


8. La Commissione Petizioni vorrebbe sapere se gli Jugendamt sono in grado di valutare le prestazioni dei giudici nei procedimenti in materia di diritto di famiglia. In caso affermativo, quali misure vengono adottate per garantire che tale valutazione non incida sulle carriere dei giudici? Esistono dati anche sul numero di casi in cui il giudice emette un decreto diverso da quanto proposto dallo Jugendamt?

Come già spiegato nella risposta alla domanda 6, la partecipazione dello Jugendamt nei procedimenti giuridici in materia di famiglia è disciplinata dall'articolo 162 del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione. Inoltre lo Jugendamt ha particolari diritti, quello di essere ascoltato e di essere parte in causa.  Con ciò gli Jugendamt concorrono al chiarimento dei fatti, così come deve essere fatto in via istruttoria dal tribunale.

Non spetta tuttavia alle autorità valutare l'attività dei tribunali. Qualsiasi influenza, di qualsiasi tipo sul lavoro dei tribunali o sulla carriera dei giudici non sarebbe conciliabile con il principio costituzionale dell’indipendenza dei giudici (Articolo 97, Par. 1 della Legge Fondamentale).

La tutela giuridica dei genitori ex Art. 19, Par. 4, della Legge fondamentale (GG) contro una presa di posizione dello Jugendamt, è disciplinata dalle disposizioni del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG]. Il controllo della decisione di primo grado da parte della Corte d'appello conclude l'accertamento dei fatti, e così la dichiarazione dello Jugendamt quale parte non indipendente del procedimento del tribunale familiare. Dati sul numero di casi in cui il giudice di primo grado non ha seguito la valutazione dello Jugendamt non tuttavia sono disponibili.


9. Nei procedimenti in materia di diritto di famiglia, in Germania i minori vengono sentiti a partire dai tre anni di età. In altri Stati membri dell'UE, i bambini di questa età sono considerati troppo giovani e non sufficientemente maturi per essere consultati nelle controversie tra i genitori.

La Commissione Petizioni vorrebbe pertanto sapere se le autorità tedesche rifiutano sistematicamente di eseguire decisioni giudiziarie emesse all'estero, nei casi in cui i minori non siano stati ascoltati (anche nel caso di bambini molto piccoli).

Ex Art 23 del Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (detto “Bruxelles II bis”) le decisioni relative alla responsabilità genitoriale non vengono riconosciute se, salvo i casi d'urgenza, la decisione è stata resa senza che il minore abbia avuto la possibilità di essere ascoltato, in violazione dei principi fondamentali di procedura dello Stato membro richiesto.

I giudici nazionali sono tenuti ad ascoltare personalmente il minore, se ha compiuto i 14 anni. Se il procedimento riguarda solo i beni del minore, si può rinunciare a un'audizione personale, se questa non è appropriata alla natura della questione. Se il bambino non ha ancora compiuto 14 anni, deve essere ascoltato personalmente se gli interessi, i legami o la volontà del bambino sono importanti ai fini della decisione, o se per altri motivi è richiesta un'udienza personale (art. 159 Par. 1 e 2 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG]).
Secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale federale può essere richiesto l’ascolto di un bambino di quasi tre anni al momento dei fatti, o per lo meno va nominato un controllore del procedimento [Verfahrensbeistand]. La volontà espressa da un bambino molto piccolo non è espressione del diritto di autodeterminazione del bambino. Dall’ascolto possono però emergere i legami del bambino[14] con uno dei genitori, che a loro volta vanno tenuti in considerazione nel processo decisionale (ved. Corte costituzionale federale, decisione del 26 settembre 2006, 1 BvR 1827/06, Rz. 24). Solo in casi eccezionali si può rinunciare all’ascolto. Se pertanto l’ascolto è necessario in base a questi principi, un mancato ascolto impedisce in genere il riconoscimento in Germania di una decisone straniera (ved. Rauscher in Europäisches Zivilprozess- und Kollisionsrecht, 4 edizione, Art. 23 Bruxelles II bis, Rz. 8 – 9).

Di conseguenza, la Corte d'Appello di Monaco, ad esempio, ha ritenuto necessaria l'audizione di bambini di cinque e otto anni e ha rifiutato il riconoscimento di una decisione perché nello Stato di origine, a causa della tenera età dei bambini, si era rinunciato ad ascoltarli (Corte d'Appello di Monaco, decreto del 20 ottobre 2014, 12 UF 1383/14, II.3.a).

Il mancato ascolto non costituisce un impedimento al riconoscimento se la decisone da riconoscere è stata emessa in via d’urgenza (Corte federale di giustizia, decisone del 8 aprile 2015 – XII ZB 148/14 – BGHZ 205, 10 – 22, Rz. 46)-


L’ascolto del minore non viene registrato e i genitori ricevono solo un breve riassunto.

Ex § 28 Par.4 2 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG] va redatto un documento relativo all’ascolto del bambino. Nella nota vanno indicati i passaggi più significativi dell’ascolto personale. La realizzazione della nota è possibile in forma di documento giuridico elettronico [NdT.: dunque risposta affermativa al quesito]


In relazione a quanto sopra, indicate per favore chi partecipa all’ascolto del bambino

Se il tribunale ha nominato un controllore del procedimento [Verfahrensbeistand] ex § 158 del Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG], l’ascolto deve svolgersi in sua presenza. Inoltre, il modo in cui viene effettuato l’ascolto è a discrezione[15] del tribunale, ex § 159 Par 4, capoverso 4 Codice di procedura in materia familiare e di libera giurisdizione [FamFG]. Il tribunale deve rendere possibili delle condizioni di dialogo positive e protette, che permettano al bambino di esprimere apertamente desideri e necessità. Pertanto in molti casi può essere necessario effettuare l’ascolto del bambino in assenza dei genitori e dei loro avvocati, per non mettere il bambino in condizioni conflittuali rispetto ai genitori quando fa dichiarazioni veritiere e perché la loro presenza può influenzare l’imparzialità del bambino[16]. Ai genitori va comunque comunicato l’esito dell’ascolto, nel rispetto del diritto ad un equo processo[17].



[1] NdT. La Commissione Petizioni ha deciso di NON tradurre più la parola JUGENDAMT, poiché lo Jugendamt NON è un Servizio sociale e poiché, oltre ad essere il terzo genitore di ogni bambino sotto residente in Germania, detiene poteri neppure lontanamente paragonabili a quelli dei Servizi sociali degli altri Stati dell’Unione.
[2] NdT. In quanto terzo genitore, lo Jugendamt può, anche in mancanza assoluta di prove, richiedere al tribunale il trasferimento a se stesso dei diritti genitoriali.
[3] NdT. Con questi “interventi urgenti” si intende l’allontanamento dei bambini dai loro genitori anche in mancanza di decisione giuridica. In questo modo lo Jugendamt crea un dato di fatto a seguito del quale non dovrà più dimostrare l’inidoneità dei genitori, ma saranno i genitori a dover dimostrare di essere particolarmente idonei per tentare di riavere i propri figli.
[4] NdT. Esistono numerose testimonianze di bambini divenuti adulti che rivelano di essere stati costretti a dire che non volevano tornare dai genitori.
[5] NdT. Sempre almeno 3: lo Jugendamt e i due genitori!
[6] NdT. Dunque la risposta conferma che non esiste una definizione di “diritto di affido”. Esiste solo una “cura del patrimonio” e una “cura della persona”.
[7] I dati statistici relativi a tutte le sotto-questioni della domanda 5. si basano su indagini relative a finalità statistiche ancora da realizzare su bambini e giovani, come da  §§ 98 e segg. del libro VIII del Codice sociale tedesco.
[8] Stand 2016; Fonte: Ricerche dell’ufficio statistico su aiuti a bambini e giovani [Recherchen der Arbeitsstelle Kinder- und Jugendhilfestatistik]
[9] Escluso il personale tecnico/domestico, al dicembre 2014 (tutte le aree tranne la custodia giornaliera) cioè fino al marzo 2015 (custodia giornaliera o assistenza diurna).
[10] NdT. Questi dati omettono completamente quelli relativi per es. ai “freie Träger” di cui alla domanda precedente ed il cui personale è per lo meno altrettanto numeroso di quello dello Jugendamt.
[12] Gegen den Beschluss steht dem Jugendamt die Beschwerde zu = Lo Jugendamt ha il diritto di presentare opposizione al decreto.
[13] NdT.: La risposta alla domanda è dunque, NO
[14] NdT.: Per questo motivo il genitore non-tedesco viene allontanato molto prima del procedimento in tribunale. Vengono fatti passare molti mesi (tempo che risulta ancora più lungo in caso di bambino piccolo) prima di arrivare al procedimento e alla convocazione in tribunale. Solo allora, quando il legame con il genitore allontanato è stato pregiudicato, si procede all’ascolto per affermare che il bambino ha legami solo con il genitore tedesco ed è con lui/lei che deve restare.
[15] NdT.: spesso si legge nei fascicoli di genitori binazionali di ascolti fatti al bar con il bambino, il genitore tedesco e il controllore del procedimento
[16] NdT.: Il “vetro-specchio” o vetro unidirezionale non è assolutamente contemplato in Germania. Anche negli altri paesi si evita di procedere all’ascolto del minore in presenza di troppe persone, ma questo non significa che le parti e i loro avvocati e consulenti tecnici debbano essere all’oscuro, pertanto si utilizza la tecnica di cui sopra o almeno si registra l’ascolto. Di tutto ciò NON c’è traccia in Germania. Nessuno sa cosa e come è stato chiesto al bambino né cosa lui abbia veramente risposto. Il riassunto dell’accaduto è inevitabilmente una interpretazione soggettiva.
[17] NdT.: In realtà, il principio dell’equo processo non è tutelato dalla  mera relazione conclusiva di quanto avvenuto senza che le parti (o perlomeno quella non-tedesca) abbiano avuto la possibilità di partecipare attivamente.