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lunedì 24 giugno 2019

La Corte di Giustizia dice stop ai mandati d'arresto europei emessi dalle procure tedesche!



Il 27 maggio 2019 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso il comunicato stampa che riportiamo integralmente qui sotto, titolandolo "Le procure tedesche non offrono una garanzia d’indipendenza dal potere esecutivo sufficiente per poter emettere un mandato d’arresto europeo". Questo conferma quanto sostenuto da oltre dieci anni dal dott. Olivier Karrer e obbliga le autorità degli altri Stati dell'Unione (sempre che vogliano rispettare ed applicare la Legge) a non incarcerare più - come invece fatto fino ad ora - i propri concittadini su richiesta di una procura tedesca che ha emesso un mandato d'arresto europeo.

Ci chiediamo cosa faranno genitori - e non criminali - come la dott.ssa Marinella Colombo, la Dott.ssa Rosamaria Bruni, il sig. Lionel Gilberti e centinaia di altri genitori che non solo si sono visti sottrarre i figli dal sistema di giustizia familiare tedesco senza che nessuno abbia mai seriamente verificato le loro capacità genitoriali (un'aberrazione all'interno dell'Unione euuropea*), ma hanno anche dovuto vivere la traumatizzante esperienza del carcere.

Nessuno ridarà loro i figli scomparsi e soprattutto nessuno ridarà a questi ragazzi germanizzati la loro infanzia e la loro seconda identità, ma la giustizia, nel nostro caso italiana, potrà riscattarli e soprattutto riscattarsi per le ingiustizie inferte e il mare di fango gettato su genitori innocenti.

I media  - precedentemente attivissimi nello spargimento di fango - non hanno dedicato alcuno spazio a tale importante sentenza, per questo ci sentiamo in obbligo di farlo noi, auspicando che questi genitori possano chiedere la revisione dei loro processi e i tribunali per le revisioni si comportino di conseguenza, evitando di emettere altre sentenze "ponziopilatesche".

E' questa l'ennesima occasione per la magistratura, ma forse una delle ultime dopo i recenti scandali, per riavvicinarsi ai cittadini e ristabilire un minimo di fiducia in un organo dello Stato che proprio da questa fiducia trae la sua più importante legittimazione.



Vedi anche:
https://www.eunews.it/2019/05/27/germania-procure-non-indipendenti/117269
https://www.eius.it/giurisprudenza/2019/311
http://www.dirittounioneeuropea.eu/Tool/Evidenza/Single/view_html?id_evidenza=795

mercoledì 26 luglio 2017

Ecco come la Germania finanzia il furto dei bambini stranieri

Ecco come la Germania finanzia il furto dei bambini stranieri: si trattengono i bambini in Germania, tagliando completamente i legami con la madre (o il padre) straniera (o che risiede al di fuori della Germania) senza nessun motivo, se non il fatto che così desidera il padre (o la madre) tedesco*. Poi si emette un decreto che condanna il genitore straniero (qui la madre) a pagare alimenti molto elevati e che non considera la disponibilità economica di quel genitore e neppure se ha altri figli da mantenere (i bambini non tedeschi e residenti al di fuori della Germania hanno evidentemente meno diritti di quelli in Germania). Data l’impossibilità e l’assurdità di pagare per dei figli che non ti riconoscono più come madre/padre, viene aperto un procedimento penale, facendo ben attenzione a indicare che la pena prevista sia superiore ad un anno, in modo da poter poi utilizzare il mandato d’arresto europeo e chiedere l’estradizione di detto genitore!
E il gioco è fatto, hai perso i figli e tutti i tuoi averi. Impossibile rifarsi un’esistenza!

* non gioiscano i padri italiani, perché di fronte ad una madre tedesca saranno loro ad essere discriminati. E’ solo il genitore tedesco ad essere tutelato!

Qui il documento originale e la traduzione:
























Traduzione: 

"Ogg.: istruttoria contro di Lei
Comunicazione circa l’avvio del procedimento istruttorio e possibilità di esprimersi in forma scritta come da §§ 163a comma 1, 136 comma 1 del Codice di procedura penale tedesco in combinato con l’art. 52 comma 1 dell’accordo di Schengen


Egregia signora X
Conduco contro di Lei un’istruttoria per sospetto di violazione del dovere di mantenimento nei confronti di Z. e L. Questo procedimento istruttorio si basa sui seguenti fatti:

Lei è la madre di Z. e L., nati il […] e il […]. Secondo il decreto [ndt.: emesso inaudita altera parte] della pretura di […], Lei non paga per i suoi figli, per lo meno dal novembre 2015, l’assegno di mantenimento di 696,00 euro. Le loro necessità non sono in pericolo solo perché provvede il padre dei bambini, presso il quale Z. e L. vivono.

In base all’attuale situazione dell’istruttoria, esiste il sospetto che Lei sia perseguibile, per la violazione continuata del dovere di mantenimento in due casi di concorso materiale ex §§ 170 comma 1 e 53 del codice penale [tedesco].

Il § 170, comma 1 del codice penale recita:
“Chi si sottrae al dovere legale del mantenimento e mette così in pericolo il sostentamento di coloro che ne hanno diritto o le cui necessità sarebbero in pericolo senza l’aiuto viene punito con una pena detentiva fino a tre anni o con una pena pecuniaria.”

Le faccio presente che la legge prevede che Lei possa scegliere di esprimersi in relazione all’accusa oppure di non rendere dichiarazioni; Lei ha anche il diritto di consultare in ogni momento un avvocato di sua scelta, anche per una consulenza. Inoltre potrà chiedere di ottenere singole prove a sua discolpa.

La dichiarazione deve essere resa entro il 31.07.2017.

Cordiali saluti
Dr. […]
Procuratore"

venerdì 21 luglio 2017

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco

Incompatibilità tra diritti di famiglia italiano e tedesco: ricadute sul processo nostrano per reati endofamiliari. 
Brevissime note a cuta di F. Trapella

La famiglia è un valore che rientra nell’ordine pubblico europeo: sia il diritto dell’Unione, sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo la pongono a fondamento del tessuto sociale, quale luogo di crescita e di formazione dell’individuo.
            Nel 1993, ad esempio, nel caso Hoffman, la Corte di Strasburgo si è concentrata sull’idea di educazione, come diritto/dovere dei genitori ad indirizzare i figli e, al contempo, diritto dei figli ad essere guidati verso un traguardo di convinzioni etiche, sociali o religiose che permetta loro un proficuo accesso alla vita associata.
            Ancora, e sempre procedendo per esempi, l’art. 33 della Carta di Nizza protegge espressamente la vita familiare, facendo seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 1984, alla Convenzione dell’Aja del 1996 o alla Decisione del Consiglio 2003/93/CE (19 dicembre 2002) che si occupano di tutelare le relazioni tra genitori e figli.
            Insomma, i diritti europei si occupano della famiglia, nelle sue molteplici sfaccettature: l’educazione dei giovani, il ruolo dei genitori (di entrambi: quindi viene esaltato il valore della bigenitorialità), la posizione – personale e patrimoniale – dei figli, ecc.
            Da questa premessa deriva che tutti i Paesi che aderiscono ora all’Unione europea, ora alla Convenzione dei diritti riconoscono e tutelano la famiglia. Se così non fosse, gli ordinamenti nazionali si porrebbero in contrasto con quelli europei, con successivo stravolgimento delle regole gerarchiche tra le fonti.
            Quanto appena detto, però, non significa che tutti gli Stati europei prevedano per la famiglia identici meccanismi di salvaguardia o, più in generale, che regolino allo stesso modo il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini.
            Esempio di ciò si ha nel confronto tra gli artt. 30 e 31 della nostra Costituzione e l’art. 6 della Grundgesetz tedesca.
Il lessico del legislatore costituente nostrano è ricco di verbi che rimandano al campo semantico della protezione: “nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art. 30 Cost.); “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (art. 31, comma 1, Cost.);protegge l’infanzia, la maternità, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (art. 31, comma 2, Cost.).
Diversa è la scelta terminologica compiuta dalla Legge fondamentale tedesca: “il matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale. La cura e l’educazione dei figli sono un diritto naturale dei genitori ed un precipuo dovere che loro incombe. La comunità statale sorveglia la loro attività” (art. 6, §§1 e 2, Grundgestez); Contro il volere degli aventi il diritto all’educazione, i figli possono essere separati dalla famiglia solo in base ad una legge, nel caso in cui gli aventi il diritto dell’educazione vengano meno al loro dovere o nel caso che, per altri motivi, i figli corrano il rischio di essere trascurati” (art. 6, §3, Grundgesetz).
            Protezione nel senso di agevolazione della crescita familiare, da un lato; protezione come sorveglianza dello Stato sui doveri genitoriali, dall’altro.
            Tanto basta a rendere legittima, in Germania, una struttura statale con ampi poteri di ingerenza sulle famiglie, che partecipa ai giudizi di fronte al tribunale per i minorenni o all’autorità giudiziaria civile in qualità di parte. Ne deriva – volendo esemplificare – che in contenziosi del genere, i genitori dinanzi al giudice sono tre: i due biologici, e l’Amministrazione per la gioventù (in lingua tedesca, Jugendamt).
            Il lungo preambolo conduce al tema in argomento: immaginando, in Italia, un processo penale per reati endofamiliari a dimensione sovranazionale che coinvolga un nostro cittadino e uno tedesco, quali sono le ricadute che derivano su di esso dalla diversità dei due diritti di famiglia? L’esempio tipico è la sottrazione di minore: di due genitori, uno è italiano e l’altro tedesco; quest’ultimo conduce il figlio in Germania; si apre il processo in Italia per il reato previsto dall’art. 574-bis c.p.. A questo punto, ad esempio, la difesa dell’imputato vuole produrre alcune relazioni dello Jugendamt che attestano come il minore si sia integrato bene nel contesto tedesco, con ciò tentando di provare lo stato della necessità: il ragazzino è stato portato oltralpe perché era quella per lui la migliore soluzione possibile e l’Amministrazione per la gioventù tedesca lo conferma.
            Il giudice italiano deve porsi una duplice questione in ordine ai documenti che, in un caso del genere, gli vengono forniti dall’imputato: a) deve compiere il vaglio previsto dall’art. 190 c.p.p., arricchito, stavolta, dalla necessità di acclarare se quelle relazioni siano autentiche e, quindi, quale siano la loro provenienza e il loro contenuto; b) visto che l’art. 190 c.p.p. impone al giudice, tra le altre cose, di escludere prove vietate dalla legge e il successivo art. 191 c.p.p. dichiara inutilizzabile la prova illegittima, egli deve chiedersi se i documenti dello Jugendamt siano o meno conformi alla legge e ai principi costituzionali nostrani.
            Sotto quest’ultimo profilo, quindi, il giudice italiano dovrà compiere le medesime considerazioni svolte in queste pagine, apprezzando il divario tra le previsioni costituzionali italiane e il disposto della legge fondamentale tedesca sulla famiglia.
Altrimenti detto, l’idea di protezione in quanto sorveglianza è estranea all’ordinamento italiano, così come lo sono i poteri invasivi che l’Amministrazione per la gioventù tedesca esercita sulle famiglie.
            Ecco, quindi, che il giudice nostrano non può acquisire le relazioni dello Jugendamt: utilizzarle significherebbe, infatti, trarre informazioni utili al processo da un soggetto che è titolare di poteri sconosciuti al nostro ordinamento. Le attività svolte dall’Ufficio d’oltralpe sono ignote al diritto e al processo civili italiani; del pari ignote sono le relazioni che esitano da quelle attività.
            È dal 1973 che la Consulta ha stabilito che attività compiute in spregio dei diritti inviolabili del cittadino non possono essere assunte a giustificazione di atti processuali: è la nota sentenza 34/1973, da cui la dottrina ha mutuato la definizione di prova incostituzionale. Ed è ad essa che andrebbe ricondotto il documento redatto dallo Jugendamt, in quanto – si ripete – avulso dal sistema in Italia vigente per la regolamentazione dei rapporti intrafamiliari.
Francesco Trapella
(Avvocato a Rovigo – Assegnista di ricerca in

Diritto processuale penale, Università di Ferrara)


L'intervista su questo tema all'avv. Trapella: 




sabato 1 luglio 2017

Un altro strumento del sistema familiare tedesco ...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, per aiutare l’opinione pubblica ad informarsi relativamente al diritto di famiglia tedesco ed alla sua applicazione.


Ci auguriamo che la nostra attività di prevenzione possa evitare a tanti bambini italiani, figli di genitori che emigrano, di crescere nelle famiglie affidatarie tedesche, perdendo completamente ogni contatto con i propri affetti, la propria lingua e la propria cultura.

La vignetta del cartellone “Jugendamt? Nein, Danke”, presente in rete, soprattutto in Germania, è stata realizzata nel 2009 da Alfio Riccardo Krancic, in occasione della deportazione in Germania dei figli di Marinella Colombo.

Questa e la traduzione del messaggio di una mamma francese. La figlia, non restituita dal padre tedesco dopo un fine settimana passato da lui, vive in Germania da anni [sottrazione legalizzata], con il padre e la di lui moglie tedesca. La ragazzina porta il cognome francese della madre (i genitori non erano sposati), ma questo disturba molto il sistema di germanizzazione, quindi …

“Un avvocato tedesco ha fatto istanza, nel maggio del 2016, a nome di mia figlia [minorenne] chiedendo la sostituzione del cognome (lei porta il mio cognome) con quello dell’attuale moglie del padre. Nel luglio 2016 ho risposto evidenziando che mia figlia è minorenne e che la responsabilità genitoriale è congiunta e che dunque lei non può avviare procedimenti in tribunale! La giudice [tedesca] ha avviato e continuato il procedimento come niente fosse. Ho informato il Consolato di Monaco di Baviera che ha contattato lo Jugendamt di N. Ho presentato una Petizione al Parlamento europeo. La Commissione europea ha inviato il fascicolo allo Jugendamt di Berlino per avere spiegazioni. Quest’ultimo ha chiamato la giudice di N. Nel settembre del 2016 ho dovuto prendere anch’io un avvocato in Germania. Abbiamo ribadito più volte alla giudice che l’istanza introduttiva del procedimento non era ricevibile, ma lei continuava imperterrita.
Seguendo i consigli di Marinella, con l’insistenza del mio avvocato, le telefonate a Monaco e Berlino, la giudice alla fine ha scritto alla controparte chiedendo il suo parere [dellacontroparte!] circa il fatto che mia figlia è minorenne e che “sembrerebbe che la legge non permetta ad un minore di essere parte richiedente in un procedimento di questo tipo”. L’avvocato [di fatto incaricato dal padre tedesco di mia figlia] si è alla fine trovato costretto a ritirare la richiesta, ma ha già annunciato che ne presenterà una nuova.
Bilancio: nel processo della mia cancellazione amministrativa hanno perso un anno.
Speriamo che aver messo qualche ostacolo sul loro cammino li calmi, almeno per un po’!”

venerdì 16 giugno 2017

La testimonianza di ciò che i tribunali tedeschi nascondono

Questo video, realizzato dalla televisione RT, ripercorre una storia simile a mille altre che si verificano ogni giorno in Germania e sempre con maggior frequenza. 
Le vicende sono apparentemente diverse, ma l'esito è sempre lo stesso: il cosiddetto “bene del bambino” corrisponde a vivere con il genitore tedesco (in mancanza di esso, se entrambi sono stranieri, si predilige la famiglia affidataria) che prima o poi arriva a detenere ogni diritto.


Questa coraggiosa testimonianza ci svela con quali metodi abbietti lavori il sistema familiare tedesco, controllato dallo Jugendamt.
Moritz Meyer, il bambino, ormai ragazzo maggiorenne, protagonista di questa vicenda, aspetta da suo padre (=il suo genitore tedesco) delle pubbliche scuse per i soprusi subiti.
Probabilmente queste scuse non arriveranno mai, noi ci sentiamo invece in dovere di ringraziare pubblicamente Moritz perché le sue parole, non solo svelano una verità tenacemente nascosta dal sistema, ma ridanno speranza ad ogni genitore con figli prigionieri in Germania che un giorno anche i propri figli possano trovare questo stesso coraggio.

Grazie Moritz!


domenica 11 giugno 2017

Il ragazzo binazionale che ha sconfitto lo Jugendamt!

Un ragazzo binazionale a cui il sistema familiare tedesco controllato dallo Jugendamt ha negato per anni la madre, solo perché non-tedesca, adesso prende la parola e rivela tutto ciò che in Germania viene chiamato "bene del bambino"; rivela le pressioni a cui TUTTI i nostri figli vengono sottoposti affinché si sottomettano al volere di questo sistema che affida SEMPRE i bambini al genitore tedesco! Grazie Moritz! Ci auguriamo che la tua testimonianza dia la forza di parlare anche agli altri ragazzi, ancora in mano ai loro carcerieri e che subiscono tacendo per paura e manipolazione!!


giovedì 1 dicembre 2016

Pensieri di una madre surrogata della grande Germania del XXI secolo
































Per i bambini perdere un genitore è sempre un lutto, sia che la perdita sia fisica, dovuta alla morte del genitore, sia che la perdita sia la sparizione del genitore dalla propria vita. Per i genitori che sono stati cancellati dalla vita dei propri figli, tutto questo equivale al sentirsi morire.
Se i padri si sentono giustamente trasformati in un bancomat, per le madri, oltre alla sensazione di bancomat, se ne aggiunge una ancora più devastante: quella di madre surrogata.
Se poi uniamo la consapevolezza di essere divenuta madre surrogata perché portatrice di una colpa intrinseca - cioè l’essere non-tedesca in Germania o con un marito o partner tedesco - allora è necessaria una forza immensa per continuare a sopravvivere.

Perché è di questo che si tratta, la madre surrogata involontaria non vive, sopravvive soltanto.

La madre surrogata involontaria, nella fattispecie odierna, rimanda alle donne del Lebensborn che hanno contribuito allo sviluppo della razza ariana, ci ricorda le madri polacche alle quali sono stati tolti i figli per darli in adozione a famiglie tedesche.
L’illustrazione riporta i numeri dei bambini rubati (“geraubte Kinder”) e portati in Germania durante il III Reich.
Veniva cancellata la loro identità, cambiati i certificati di nascita, modificati i nomi, separati i fratelli ... esattamente come oggi, esattamente da quando la Germania è stata riunificata e le forze di occupazione hanno smesso di controllare questo paese. Soltanto nel passare in rassegna le violazioni denunciate da petizioni e interrogazioni al Parlamento e alla Commissione europea, ritroviamo gli stessi identici fatti: certificati di nascita modificati, cambiamento del nome, rimozione di ogni lingua che non sia il tedesco, separazione dei fratelli. E ritroviamo le stesse giustificazioni: “tutela” del minore con un’unica differenza relativamente alla razza; oggi infatti non si parla più di razza, ma di Leitkultur, la cultura trainante, quella superiore, quella tedesca ovviamente.

Impossibile affermare che non è vero, significherebbe solo riconoscere di voler tenere gli occhi chiusi o utilizzare le classiche fette di salame, dati gli innumerevoli studi, i dibattiti, le conferenze, le riunioni e i gruppi di lavoro, in Italia, al Parlamento europeo e in moltissime altre sedi in Europa e oltre oceano: in Germania, nelle coppie miste che si separano i bambini vanno sempre al genitore tedesco, padre o madre, buono o cattivo che sia e il genitore non tedesco viene cancellato in tempi più o meno veloci.

Per le coppie di italiani che vanno a lavorare in Germania, resta loro soltanto da sperare che le autorità tedesche non si accorgano mai di loro e soprattutto che non venga loro mai il dubbio che i genitori intendano trasmettere al figlio i propri valori, la propria lingua e la propria cultura.

Ai tedeschi che ci accusano di essere “germanofobi” ricordo una cosa: coloro che state ammazzando sono persone che hanno amato la Germania, si sono uniti ad un/a tedesco/a, hanno messo al mondo figli binazionali affinché fossero bilingui e avessero una mente aperta al mondo e alle culture. Questi figli, li avete fatti soffrire, li avete privati del bene più grande, ne avete fatto degli infelici, ma adesso fermatevi!
Noi che abbiamo dato loro la vita non possiamo rassegnarci e accettare e cercare in noi stessi la colpa, come vi piace ripeterci. La nostra colpa è non essere tedeschi e di questo ne andiamo ormai fieri. La nostra colpa è amare le nostre creature più di noi stessi. Ci avete privati del senso della vita, non ve lo potremo mai perdonare

Vi siete fatti odiare per tanti anni (neanche poi tanto tempo fa), poi è arrivata la pace, abbiamo voluto costruire l’Europa … non ricominciate ancora a comportarvi nella stessa maniera, perché noi tutti, cittadini del resto d’Europa, davvero non vorremmo essere costretti ad odiarvi di nuovo.

Una delle tante, troppe madri surrogate 
della Germania del XXI secolo

mercoledì 23 novembre 2016

Lo Jugendamt è autorizzato a mentire dal Codice penale tedesco


Questo scritto della Procura Generale di Berlino (che presentiamo in originale nell’immagine e in traduzione qui sotto) è la risposta ad un genitore che si lamenta del fatto che gli siano stati tolti i figli a mezzo di dichiarazioni false rese dallo Jugendamt.

La Procura Generale di Berlino scrive:

“Inoltre si fa notare che:

La persona indagata non poteva commettere l’illecito penale della dichiarazione mendace non giurata già per il semplice fatto che è stata ascoltata dal tribunale familiare a nome dello Jugendamt quale parte in causa e non come testimone o consulente tecnico.
Ex § 153 del Codice penale [tedesco] può essere perseguito penalmente chi rilascia dichiarazioni mendaci avanti il tribunale se ascoltato come testimone o consulente tecnico.
Secondo il § 162 della Legge sui procedimenti familiari e di volontaria giurisdizione lo Jugendamt è parte in causa nei procedimenti portanti sul “Diritto di cura”. Il tribunale deve ascoltare lo Jugendamt in ogni procedimento nel quale sia coinvolto un minore. E’ proprio in questa funzione è stata ascoltata la persona indagata. Non è possibile ampliare l’ipotesi di reato oltre quanto previsto dalla legge”.

Cerchiamo di capire meglio:
un testimone o un consulente tecnico può essere perseguito penalmente se rilascia dichiarazioni mendaci (false) in tribunale. Lo Jugendamt invece può permettersi di mentire spudoratamente e non sarà mai perseguito.
Peggio ancora, lo Jugendamt ha questo potere perché interviene nei procedimenti in qualità di parte in causa, come terzo genitore o genitore di Stato, depositario di tutti i diritti.

La Procura di Berlino ci fornisce la prova del fatto che tutti i processi in Germania sono manipolati. In altre parole, lo Jugendamt rende una decisione politica sulla base di affermazioni mendaci che i tribunali sono poi obbligati a legalizzare.

 Questa informazione dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i governi non-tedeschi e dagli organismi europei per imporre l’immediata sospensione del riconoscimento delle sentenze tedesche.

Ringraziamo la Procura di Berlino che, in poche righe, ci ha spiegato tutta la politica di spoliazione dei genitori non-tedeschi operata dallo Jugendamt in Germania.

domenica 13 novembre 2016

Desidero rendere omaggio alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt

Commissione Petizioni del Parlamento europeo
Seduta del 10 novembre 2016



Così inizia il suo intervento Lionel Gilberti, "Desidero rendere onore alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt".
Lionel Gilberti chiede innanzi tutto alla Commissione di prendere coscienza dei rischi cui si espongono i genitori quando denunciamo ciò che avviene nella giurisdizione familiare tedesca. 
Chiede inoltre agli interpreti di non tradurre mai termini come Jugendamt [iu-ghend-amt], Beistandschaft [bai-stand-schaft] e Kindeswohl [chin-des-vol]. 
Il vero problema di cui siparla da oltre 10 anni infatti non è stato compreso a fondo anche per via delle traduzioni. La traduzione del ruolo dei principali attori della giurisdizione tedesca è intraducibile perché non ha corrispondenza giuridica negli altri paesi dell'Unione.
Lionel ha ricordato gli attacchi all’associazione CEED, l’associazione che difende i genitori vittime dello Jugendamt, le condanne in vari Stati, le falsificazioni di atti e di traduzioni, le intercettazioni fino in Grecia, le perquisizioni e le incarcerazione, persino quella di una americana insieme al suo neonato. Tutte questo ha comportato spese enormi per i genitori coinvolti, ma anche per gli Stati che si sono prestati a servire la Germania. 
E non è finita. 
Sono stati rinvenuti documenti che indicano come i Tedeschi preparino la seconda parte di questo complotto, con decine di richieste di estradizione.
Si teme che i nostri governi si inchinino ancora di fronte alle richieste tedesche.

Qui sotto l'intervento in lingua originale, in francese:



Qui sotto l'intervento in tedesco (traduzione approssimativa):