Il 27 maggio 2019 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso il comunicato stampa che riportiamo integralmente qui sotto, titolandolo "Le procure tedesche non offrono una garanzia d’indipendenza dal potere esecutivo
sufficiente per poter emettere un mandato d’arresto europeo". Questo conferma quanto sostenuto da oltre dieci anni dal dott. Olivier Karrer e obbliga le autorità degli altri Stati dell'Unione (sempre che vogliano rispettare ed applicare la Legge) a non incarcerare più - come invece fatto fino ad ora - i propri concittadini su richiesta di una procura tedesca che ha emesso un mandato d'arresto europeo.
Ci chiediamo cosa faranno genitori - e non criminali - come la dott.ssa Marinella Colombo, la Dott.ssa Rosamaria Bruni, il sig. Lionel Gilberti e centinaia di altri genitori che non solo si sono visti sottrarre i figli dal sistema di giustizia familiare tedesco senza che nessuno abbia mai seriamente verificato le loro capacità genitoriali (un'aberrazione all'interno dell'Unione euuropea*), ma hanno anche dovuto vivere la traumatizzante esperienza del carcere.
Nessuno ridarà loro i figli scomparsi e soprattutto nessuno ridarà a questi ragazzi germanizzati la loro infanzia e la loro seconda identità, ma la giustizia, nel nostro caso italiana, potrà riscattarli e soprattutto riscattarsi per le ingiustizie inferte e il mare di fango gettato su genitori innocenti.
I media - precedentemente attivissimi nello spargimento di fango - non hanno dedicato alcuno spazio a tale importante sentenza, per questo ci sentiamo in obbligo di farlo noi, auspicando che questi genitori possano chiedere la revisione dei loro processi e i tribunali per le revisioni si comportino di conseguenza, evitando di emettere altre sentenze "ponziopilatesche".
E' questa l'ennesima occasione per la magistratura, ma forse una delle ultime dopo i recenti scandali, per riavvicinarsi ai cittadini e ristabilire un minimo di fiducia in un organo dello Stato che proprio da questa fiducia trae la sua più importante legittimazione.
Ecco
come la Germania finanzia il furto dei bambini stranieri:
si trattengono i bambini in Germania, tagliando completamente i legami con la
madre (o il padre) straniera (o che risiede al di fuori della Germania) senza nessun motivo,
se non il fatto che così desidera il padre (o la madre) tedesco*. Poi si emette un decreto
che condanna il genitore straniero (qui la madre) a pagare alimenti molto
elevati e che non considera la disponibilità economica di quel genitore e
neppure se ha altri figli da mantenere (i bambini non tedeschi e residenti al
di fuori della Germania hanno evidentemente meno diritti di quelli in
Germania). Data l’impossibilità e l’assurdità di pagare per dei figli che non
ti riconoscono più come madre/padre, viene aperto un procedimento penale,
facendo ben attenzione a indicare che la pena prevista sia superiore ad un anno,
in modo da poter poi utilizzare il mandato d’arresto europeo e chiedere
l’estradizione di detto genitore!
E il gioco è fatto, hai
perso i figli e tutti i tuoi averi. Impossibile rifarsi un’esistenza!
* non gioiscano i padri italiani, perché di fronte ad una madre tedesca
saranno loro ad essere discriminati. E’ solo il genitore tedesco ad essere
tutelato!
Qui il documento originale e la traduzione:
Traduzione:
"Ogg.:
istruttoria contro di Lei
Comunicazione circa l’avvio del procedimento
istruttorio e possibilità di esprimersi in forma scritta come da §§ 163a comma
1, 136 comma 1 del Codice di procedura penale tedesco in combinato con l’art. 52
comma 1 dell’accordo di Schengen
Egregia signora X
Conduco contro di Lei un’istruttoria
per sospetto di violazione del dovere di mantenimento nei confronti di Z. e L.
Questo procedimento istruttorio si basa sui seguenti fatti:
Lei è la madre di Z. e L.,
nati il […] e il […]. Secondo il decreto [ndt.: emesso inaudita
altera parte] della pretura di […], Lei non paga per i suoi figli,
per lo meno dal novembre 2015, l’assegno di mantenimento di 696,00 euro. Le
loro necessità non sono in pericolo solo perché provvede il padre dei bambini,
presso il quale Z. e L. vivono.
In base all’attuale
situazione dell’istruttoria, esiste il sospetto che Lei sia perseguibile, per
la violazione continuata del dovere di mantenimento in due casi di concorso
materiale ex §§ 170 comma 1 e 53 del codice penale [tedesco].
Il
§ 170, comma 1 del codice penale recita:
“Chi
si sottrae al dovere legale del mantenimento e mette così in pericolo il
sostentamento di coloro che ne hanno diritto o le cui necessità sarebbero in
pericolo senza l’aiuto viene punito con una pena detentiva fino a tre anni o
con una pena pecuniaria.”
Le faccio presente che la
legge prevede che Lei possa scegliere di esprimersi in relazione all’accusa
oppure di non rendere dichiarazioni; Lei ha anche il diritto di consultare in
ogni momento un avvocato di sua scelta, anche per una consulenza. Inoltre potrà
chiedere di ottenere singole prove a sua discolpa.
La dichiarazione deve
essere resa entro il 31.07.2017.
Incompatibilità
tra diritti di famiglia italiano e tedesco: ricadute sul processo nostrano per
reati endofamiliari.
Brevissime note a cuta di F. Trapella
La
famiglia è un valore che rientra nell’ordine pubblico europeo: sia il diritto
dell’Unione, sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo la pongono a
fondamento del tessuto sociale, quale luogo di crescita e di formazione
dell’individuo.
Nel 1993, ad esempio, nel caso Hoffman, la Corte di Strasburgo si è
concentrata sull’idea di educazione, come diritto/dovere dei genitori ad
indirizzare i figli e, al contempo, diritto dei figli ad essere guidati verso
un traguardo di convinzioni etiche, sociali o religiose che permetta loro un
proficuo accesso alla vita associata.
Ancora, e sempre procedendo per
esempi, l’art. 33 della Carta di Nizza protegge espressamente la vita
familiare, facendo seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo
1984, alla Convenzione dell’Aja del 1996 o alla Decisione del Consiglio
2003/93/CE (19 dicembre 2002) che si occupano di tutelare le relazioni tra
genitori e figli.
Insomma, i diritti europei si
occupano della famiglia, nelle sue molteplici sfaccettature: l’educazione dei
giovani, il ruolo dei genitori (di entrambi: quindi viene esaltato il valore
della bigenitorialità), la posizione – personale e patrimoniale – dei figli,
ecc.
Da questa premessa deriva che tutti
i Paesi che aderiscono ora all’Unione europea, ora alla Convenzione dei diritti
riconoscono e tutelano la famiglia. Se così non fosse, gli ordinamenti
nazionali si porrebbero in contrasto con quelli europei, con successivo
stravolgimento delle regole gerarchiche tra le fonti.
Quanto appena detto, però, non
significa che tutti gli Stati europei prevedano per la famiglia identici
meccanismi di salvaguardia o, più in generale, che regolino allo stesso modo il
rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini.
Esempio di ciò si ha nel confronto
tra gli artt. 30 e 31 della nostra Costituzione e l’art. 6 della Grundgesetz tedesca.
Il lessico del legislatore costituente
nostrano è ricco di verbi che rimandano al campo semantico della protezione: “nei casi di incapacità dei genitori, la
legge provvede a che siano assolti i
loro compiti” (art. 30 Cost.); “la
Repubblica agevola con misure
economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia” (art. 31,
comma 1, Cost.); “protegge l’infanzia, la maternità, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale
scopo” (art. 31, comma 2, Cost.).
Diversa è la scelta terminologica compiuta
dalla Legge fondamentale tedesca: “il
matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale. La cura e l’educazione dei
figli sono un diritto naturale dei genitori ed un precipuo dovere che loro
incombe. La comunità statale sorveglia
la loro attività” (art. 6, §§1 e 2, Grundgestez);
“Contro
il volere degli aventi il diritto all’educazione, i figli possono essere
separati dalla famiglia solo in base ad una legge, nel caso in cui gli aventi
il diritto dell’educazione vengano meno al loro dovere o nel caso che, per
altri motivi, i figli corrano il rischio di essere trascurati” (art. 6, §3,
Grundgesetz).
Protezione nel senso di agevolazione
della crescita familiare, da un lato; protezione come sorveglianza dello Stato
sui doveri genitoriali, dall’altro.
Tanto basta a rendere legittima, in
Germania, una struttura statale con ampi poteri di ingerenza sulle famiglie,
che partecipa ai giudizi di fronte al tribunale per i minorenni o all’autorità
giudiziaria civile in qualità di parte. Ne deriva – volendo esemplificare – che
in contenziosi del genere, i genitori dinanzi al giudice sono tre: i due
biologici, e l’Amministrazione per la gioventù (in lingua tedesca, Jugendamt).
Il lungo preambolo conduce al tema
in argomento: immaginando, in Italia, un processo penale per reati
endofamiliari a dimensione sovranazionale che coinvolga un nostro cittadino e
uno tedesco, quali sono le ricadute che derivano su di esso dalla diversità dei
due diritti di famiglia? L’esempio tipico è la sottrazione di minore: di due
genitori, uno è italiano e l’altro tedesco; quest’ultimo conduce il figlio in
Germania; si apre il processo in Italia per il reato previsto dall’art. 574-bis
c.p.. A questo punto, ad esempio, la difesa dell’imputato vuole produrre alcune
relazioni dello Jugendamt che
attestano come il minore si sia integrato bene nel contesto tedesco, con ciò
tentando di provare lo stato della necessità: il ragazzino è stato portato
oltralpe perché era quella per lui la migliore soluzione possibile e
l’Amministrazione per la gioventù tedesca lo conferma.
Il giudice italiano deve porsi una
duplice questione in ordine ai documenti che, in un caso del genere, gli
vengono forniti dall’imputato: a)
deve compiere il vaglio previsto dall’art. 190 c.p.p., arricchito, stavolta,
dalla necessità di acclarare se quelle relazioni siano autentiche e, quindi,
quale siano la loro provenienza e il loro contenuto; b) visto che l’art. 190 c.p.p. impone al giudice, tra le altre
cose, di escludere prove vietate dalla legge e il successivo art. 191 c.p.p.
dichiara inutilizzabile la prova illegittima, egli deve chiedersi se i
documenti dello Jugendamt siano o
meno conformi alla legge e ai principi costituzionali nostrani.
Sotto quest’ultimo profilo, quindi,
il giudice italiano dovrà compiere le medesime considerazioni svolte in queste
pagine, apprezzando il divario tra le previsioni costituzionali italiane e il
disposto della legge fondamentale tedesca sulla famiglia.
Altrimenti detto, l’idea di protezione in quanto sorveglianza è estranea
all’ordinamento italiano, così come lo sono i poteri invasivi che
l’Amministrazione per la gioventù tedesca esercita sulle famiglie.
Ecco, quindi, che il giudice
nostrano non può acquisire le relazioni dello Jugendamt: utilizzarle significherebbe, infatti, trarre
informazioni utili al processo da un soggetto che è titolare di poteri
sconosciuti al nostro ordinamento. Le attività svolte dall’Ufficio d’oltralpe
sono ignote al diritto e al processo civili italiani; del pari ignote sono le
relazioni che esitano da quelle attività.
È dal 1973 che la Consulta ha
stabilito che attività compiute in spregio dei diritti inviolabili del
cittadino non possono essere assunte a giustificazione di atti processuali: è
la nota sentenza 34/1973, da cui la dottrina ha mutuato la definizione di prova
incostituzionale. Ed è ad essa che
andrebbe ricondotto il documento redatto dallo Jugendamt, in quanto – si ripete – avulso dal sistema in Italia
vigente per la regolamentazione dei rapporti intrafamiliari.
Francesco Trapella
(Avvocato a Rovigo
– Assegnista di ricerca in
Diritto processuale
penale, Università di Ferrara)
Riceviamo
e volentieri pubblichiamo, per aiutare l’opinione pubblica ad informarsi
relativamente al diritto di famiglia tedesco ed alla sua applicazione.
Ci
auguriamo che la nostra attività di prevenzione possa evitare a tanti bambini italiani, figli di genitori che emigrano, di
crescere nelle famiglie affidatarie tedesche, perdendo completamente ogni
contatto con i propri affetti, la propria lingua e la propria cultura.
La
vignetta del cartellone “Jugendamt? Nein, Danke”, presente in rete, soprattutto
in Germania, è stata realizzata nel 2009 da Alfio Riccardo Krancic, in
occasione della deportazione in Germania dei figli di Marinella Colombo.
Questa
e la traduzione del messaggio di una mamma francese. La figlia, non restituita
dal padre tedesco dopo un fine settimana passato da lui, vive in Germania da
anni [sottrazione legalizzata], con il padre e la di lui moglie tedesca. La
ragazzina porta il cognome francese della madre (i genitori non erano sposati),
ma questo disturba molto il sistema di germanizzazione, quindi …
“Un
avvocato tedesco ha fatto istanza, nel maggio del 2016, a nome di mia figlia
[minorenne] chiedendo la sostituzione del cognome (lei porta il mio cognome)
con quello dell’attuale moglie del padre. Nel luglio 2016 ho risposto
evidenziando che mia figlia è minorenne e che la responsabilità genitoriale è
congiunta e che dunque lei non può avviare procedimenti in tribunale! La
giudice [tedesca] ha avviato e continuato il procedimento come niente fosse. Ho
informato il Consolato di Monaco di Baviera che ha contattato lo Jugendamt di N. Ho presentato una
Petizione al Parlamento europeo. La Commissione europea ha inviato il fascicolo
allo Jugendamt di Berlino per avere
spiegazioni. Quest’ultimo ha chiamato la giudice di N. Nel settembre del 2016 ho
dovuto prendere anch’io un avvocato in Germania. Abbiamo ribadito più volte
alla giudice che l’istanza introduttiva del procedimento non era ricevibile, ma
lei continuava imperterrita.
Seguendo
i consigli di Marinella, con l’insistenza del mio avvocato, le telefonate a
Monaco e Berlino, la giudice alla fine ha scritto alla controparte chiedendo il
suo parere [dellacontroparte!] circa il fatto che mia figlia è minorenne e che “sembrerebbe
che la legge non permetta ad un minore di essere parte richiedente in un
procedimento di questo tipo”. L’avvocato [di fatto incaricato dal padre tedesco
di mia figlia] si è alla fine trovato costretto a ritirare la richiesta, ma ha
già annunciato che ne presenterà una nuova.
Bilancio:
nel processo della mia cancellazione amministrativa hanno perso un anno.
Speriamo
che aver messo qualche ostacolo sul loro cammino li calmi, almeno per un po’!”
Questo
video, realizzato dalla televisione RT, ripercorre una storia simile a mille
altre che si verificano ogni giorno in Germania e sempre con maggior frequenza.
Le vicende sono apparentemente diverse, ma l'esito è sempre lo stesso: il cosiddetto
“bene del bambino” corrisponde a vivere con il genitore tedesco (in mancanza di
esso, se entrambi sono stranieri, si predilige la famiglia affidataria) che
prima o poi arriva a detenere ogni diritto.
Questa
coraggiosa testimonianza ci svela con quali metodi abbietti lavori il sistema familiare tedesco, controllato dallo Jugendamt.
Moritz
Meyer, il bambino, ormai ragazzo maggiorenne, protagonista di questa vicenda,
aspetta da suo padre (=il suo genitore tedesco) delle pubbliche scuse per i
soprusi subiti.
Probabilmente
queste scuse non arriveranno mai, noi ci sentiamo invece in dovere di
ringraziare pubblicamente Moritz perché le sue parole, non solo svelano una
verità tenacemente nascosta dal sistema, ma ridanno speranza ad ogni genitore
con figli prigionieri in Germania che un giorno anche i propri figli possano
trovare questo stesso coraggio.
Un ragazzo binazionale a cui il sistema familiare tedesco controllato dallo Jugendamt ha negato per anni la madre, solo perché non-tedesca, adesso prende la parola e rivela tutto ciò che in Germania viene chiamato "bene del bambino"; rivela le pressioni a cui TUTTI i nostri figli vengono sottoposti affinché si sottomettano al volere di questo sistema che affida SEMPRE i bambini al genitore tedesco! Grazie Moritz! Ci auguriamo che la tua testimonianza dia la forza di parlare anche agli altri ragazzi, ancora in mano ai loro carcerieri e che subiscono tacendo per paura e manipolazione!!
Per
i bambini perdere un genitore è sempre un lutto, sia che la perdita sia fisica,
dovuta alla morte del genitore, sia che la perdita sia la sparizione del
genitore dalla propria vita. Per i genitori che sono stati cancellati dalla
vita dei propri figli, tutto questo equivale al sentirsi morire.
Se
i padri si sentono giustamente trasformati in un bancomat, per le madri, oltre
alla sensazione di bancomat, se ne aggiunge una ancora più devastante: quella
di madre surrogata.
Se
poi uniamo la consapevolezza di essere divenuta madre surrogata perché
portatrice di una colpa intrinseca -
cioè l’essere non-tedesca in
Germania o con un marito o partner tedesco - allora è necessaria una forza
immensa per continuare a sopravvivere.
Perché
è di questo che si tratta, la madre surrogata
involontaria non vive, sopravvive soltanto.
La
madre surrogata involontaria, nella fattispecie odierna, rimanda alle donne del
Lebensborn che hanno contribuito allo
sviluppo della razza ariana, ci ricorda le madri polacche alle quali sono stati
tolti i figli per darli in adozione a famiglie tedesche.
L’illustrazione
riporta i numeri dei bambini rubati
(“geraubte Kinder”) e portati in
Germania durante il III Reich.
Veniva
cancellata la loro identità, cambiati i certificati di nascita, modificati i
nomi, separati i fratelli ... esattamente
come oggi, esattamente da quando la Germania è stata riunificata e le forze
di occupazione hanno smesso di controllare questo paese. Soltanto nel passare
in rassegna le violazioni denunciate da petizioni e interrogazioni al
Parlamento e alla Commissione europea, ritroviamo gli stessi identici fatti:
certificati di nascita modificati, cambiamento del nome, rimozione di ogni lingua
che non sia il tedesco, separazione dei fratelli. E ritroviamo le stesse
giustificazioni: “tutela” del minore con un’unica differenza relativamente alla
razza; oggi infatti non si parla più di razza, ma di Leitkultur, la cultura trainante, quella superiore, quella tedesca
ovviamente.
Impossibile
affermare che non è vero, significherebbe solo riconoscere di voler tenere gli
occhi chiusi o utilizzare le classiche fette di salame, dati gli innumerevoli
studi, i dibattiti, le conferenze, le riunioni e i gruppi di lavoro, in Italia,
al Parlamento europeo e in moltissime altre sedi in Europa e oltre oceano: in
Germania, nelle coppie miste che si separano i bambini vanno sempre al genitore
tedesco, padre o madre, buono o cattivo che sia e il genitore non tedesco viene
cancellato in tempi più o meno veloci.
Per
le coppie di italiani che vanno a lavorare in Germania, resta loro soltanto da
sperare che le autorità tedesche non si accorgano mai di loro e soprattutto che
non venga loro mai il dubbio che i genitori intendano trasmettere al figlio i
propri valori, la propria lingua e la propria cultura.
Ai
tedeschi che ci accusano di essere “germanofobi” ricordo una cosa: coloro che
state ammazzando sono persone che hanno amato la Germania, si sono uniti ad
un/a tedesco/a, hanno messo al mondo figli binazionali affinché fossero
bilingui e avessero una mente aperta al mondo e alle culture. Questi figli, li
avete fatti soffrire, li avete privati del bene più grande, ne avete fatto
degli infelici, ma adesso fermatevi!
Noi
che abbiamo dato loro la vita non possiamo rassegnarci e accettare e cercare in
noi stessi la colpa, come vi piace ripeterci. La nostra colpa è non essere tedeschi e di questo ne andiamo ormai
fieri. La nostra colpa è amare le nostre creature più di noi stessi. Ci
avete privati del senso della vita, non ve lo potremo mai perdonare
Vi
siete fatti odiare per tanti anni (neanche poi tanto tempo fa), poi è arrivata la
pace, abbiamo voluto costruire l’Europa … non ricominciate ancora a comportarvi
nella stessa maniera, perché noi tutti, cittadini del resto d’Europa, davvero
non vorremmo essere costretti ad odiarvi di nuovo.
Questo scritto della Procura Generale di Berlino (che
presentiamo in originale nell’immagine e in traduzione qui sotto) è la risposta
ad un genitore che si lamenta del fatto che gli siano stati tolti i figli a
mezzo di dichiarazioni false rese dallo Jugendamt.
La Procura Generale di Berlino scrive:
“Inoltre si fa
notare che:
La persona
indagata non poteva commettere l’illecito penale della dichiarazione mendace
non giurata già per il semplice fatto che è stata ascoltata dal tribunale
familiare a nome dello Jugendamt
quale parte in causa e non come
testimone o consulente tecnico.
Ex § 153 del Codice penale [tedesco] può essere perseguito
penalmente chi rilascia dichiarazioni mendaci avanti il tribunale se ascoltato
come testimone o consulente tecnico.
Secondo il § 162 della Legge sui procedimenti familiari e di
volontaria giurisdizione lo Jugendamt è parte in causa nei procedimenti
portanti sul “Diritto di cura”. Il tribunale deve ascoltare lo Jugendamt in
ogni procedimento nel quale sia coinvolto un minore. E’ proprio in questa
funzione è stata ascoltata la persona indagata. Non è possibile ampliare
l’ipotesi di reato oltre quanto previsto dalla legge”.
Cerchiamo
di capire meglio:
un
testimone o un consulente tecnico può essere perseguito penalmente se rilascia
dichiarazioni mendaci (false) in tribunale. Lo Jugendamt invece può permettersi
di mentire spudoratamente e non sarà mai perseguito.
Peggio
ancora, lo Jugendamt ha questo potere perché interviene nei procedimenti in
qualità di parte in causa, come terzo genitore o genitore di Stato, depositario di tutti i diritti.
La
Procura di Berlino ci fornisce la prova del fatto che tutti i processi in
Germania sono manipolati. In altre parole, lo Jugendamt rende una decisione politica sulla base di affermazioni mendaci che i tribunali
sono poi obbligati a legalizzare.
Questa informazione dovrebbe essere presa in
considerazione da tutti i governi non-tedeschi e dagli organismi europei per
imporre l’immediata sospensione del riconoscimento delle sentenze tedesche.
Ringraziamo
la Procura di Berlino che, in poche righe, ci ha spiegato tutta la politica di
spoliazione dei genitori non-tedeschi operata dallo Jugendamt in Germania.
Commissione Petizioni del Parlamento europeo Seduta del 10 novembre 2016
Così inizia il suo intervento Lionel Gilberti, "Desidero rendere onore alle decine di migliaia di vittime dello Jugendamt". Lionel Gilberti chiede innanzi tutto alla Commissione di prendere coscienza dei rischi cui si espongono i genitori quando denunciamo ciò che avviene nella giurisdizione familiare tedesca. Chiede inoltre agli interpreti di non tradurre mai termini come Jugendamt [iu-ghend-amt], Beistandschaft [bai-stand-schaft] e Kindeswohl [chin-des-vol]. Il vero problema di cui siparla da oltre 10 anni infatti non è stato compreso a fondo anche per via delle traduzioni. La traduzione del ruolo dei principali attori della giurisdizione tedesca è intraducibile perché non ha corrispondenza giuridica negli altri paesi dell'Unione. Lionel ha ricordato gli attacchi all’associazione CEED, l’associazione che difende i genitori vittime dello Jugendamt, le condanne in vari Stati, le falsificazioni di atti e di traduzioni, le intercettazioni fino in Grecia, le perquisizioni e le incarcerazione, persino quella di una americana insieme al suo neonato. Tutte questo ha comportato spese enormi per i genitori coinvolti, ma anche per gli Stati che si sono prestati a servire la Germania. E non è finita. Sono stati rinvenuti documenti che indicano come i Tedeschi preparino la seconda parte di questo complotto, con decine di richieste di estradizione. Si teme che i nostri governi si inchinino ancora di fronte alle richieste tedesche. Qui sotto l'intervento in lingua originale, in francese:
Qui sotto l'intervento in tedesco (traduzione approssimativa):